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La StoriaStoria ed organizzazione del Corpo Forestale dello Stato
Il Corpo Forestale dello Stato trae denominazione e norme fondamentali dal D. L.vo 12 marzo 1948, n. 804, con il quale, sono stati definiti l’assetto organizzativo ed i compiti dell’Amministrazione forestale dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Ma il Corpo affonda le proprie origini nel processo, avviato nel corso dell’Ottocento, teso ad unificare le leggi, gli ordinamenti ed i servizi forestali degli ex Stati che erano confluiti nel Regno d'Italia. ATTIVITA’
OPERATIVE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO L’Amministrazione forestale italiana: dagli Stati pre-unitari ai tempi moderni. (1822-1860)
La prima metà dell’Ottocento fu caratterizzata dalla ricostituzione degli Stati dopo l’avventura napoleonica che aveva attraversato l’Europa con il suo vento di innovazioni e cambiamenti. La suddivisione dell’Europa sancita dal Congresso di Vienna ebbe conseguenze significative anche per il nostro Paese, ove tornarono ad insediarsi le case regnanti scacciate dalle armate francesi. La principale preoccupazione dei sovrani fu ovviamente quella di ristabilire lo “status quo”, imponendo norme e leggi diverse da quelle in vigore durante il periodo napoleonico. Anche il settore forestale fu oggetto in questo periodo di un’intensa attività normativa il cui scopo essenziale era quello di garantire la difesa del patrimonio boschivo, soprattutto attraverso divieti, e di permetterne al contempo l’utilizzazione per gli scopi dello Stato. Nei regolamenti dell’epoca è prevalente la distinzione tra bosco pubblico e bosco privato. Così, ad esempio, in Lombardia, il governo austriaco distingueva i boschi in due categorie: quelli appartenenti ai corpi morali, inclusi il demanio, che erano sottoposti all’amministrazione dello Stato e dovevano essere misurati, portati in mappa e catasto particolare, descritti per qualità di piante e circoscritti da termini stabili e facilmente riconoscibili. L’altra comprendeva i boschi di proprietà privata ove, senza speciale autorizzazione erano vietate le estirpazioni ed i dissodamenti quando si trovassero sulla vetta o sul pendio dei monti e dei colli o lungo i fiumi ed i torrenti.
Senza
descrivere la normativa vigente in ogni Stato dell’epoca è importante
fare un richiamo al Regno Piemontese che, a seguito delle vicende
belliche e storiche del periodo risorgimentale, ha costituito la base
politico amministrativa del futuro Regno d’Italia. In Piemonte, con
le Regie patenti del 15 ottobre 1822, Carlo Felice stabiliva la
costituzione dell’Amministrazione forestale. In esse si legge,
infatti: “Abbiamo pure riputato
conveniente di creare un’Amministrazione per la custodia e
vigilanza de’ boschi”. Questa dichiarazione di intenti era
supportata dalle norme relative alla gestione ed ai vincoli sui boschi del
Regno, particolarmente rigidi, e trovò concreta applicazione con la
definizione degli organici e dei compiti
affidati all’Amministrazione nel relativo regolamento
applicativo. Per la prima volta veniva
costituita un’organizzazione articolata territorialmente
in cui i “forestali” erano incaricati di” invigilare sui
boschi” e di garantire la loro protezione. Per tale motivo
l’annuale di fondazione del Corpo viene fatto risalire a tali Regie
patenti. Le
Regie patenti del 1833, emanate da Carlo Alberto,
abrogarono quelle del 1822, stabilendo
un regime meno vincolistico per la gestione e difesa dei boschi ed
ebbero vita molto lunga (circa quaranta anni) venendo utilizzate anche
dopo la proclamazione del Regno. Le
attività cui erano chiamati gli amministratori per la vigilanza dei
boschi in Piemonte riguardavano essenzialmente le modalità per garantire
la conservazione, il miglioramento del patrimonio forestale e le
operazioni relative al taglio ed alla vendita dei prodotti legnosi.
L’ organizzazione istituita da Carlo Alberto prevedeva la
suddivisione dei “Regi Stati di terra-ferma” in ventuno
circondari (composti di una o più province) a loro volta distinti in
distretti. Ogni circondario era curato da un Ispettore, ogni distretto
aveva un Capo guardia. Il numero delle guardie era stabilito in base alla
natura, estensione e situazione dei boschi. Le Regie patenti del 1833
stabilirono, quindi, una struttura organizzativa
piuttosto articolata e capillare, meglio definendo i rapporti gerarchici
ed i compiti assegnati al personale. Le foreste statali dell’epoca avevano dimensioni ridotte, arrivando a coprire circa centomila ettari, e non erano considerate molto importanti visto che molti boschi ereditati dagli ex Stati vennero venduti. Il primo passo verso la organizzazione della materia forestale venne stabilita con la legge del 1877, con cui venne stabilito un importante vincolo: quello del divieto di disboscamento dei terreni al di sopra del limite della vegetazione del castagno, specie considerata indicatrice e diffusa su tutto il territorio del nuovo regno. Con tale legge si cercò di arginare i fenomeni di degrado e taglio indiscriminato che avevano interessato larghe zone del Paese. Dopo la costituzione del Regno d'Italia cominciò ad avviarsi, infatti, una politica forestale indirizzata soprattutto verso i problemi della difesa del suolo, e del regime idrogeologico montano, attraverso le opere di stabilizzazione ed il rimboschimento delle pendici montane. All'inizio si trattò solo di piccoli contributi finanziari che il Ministero d'agricoltura, industria e commercio, istituito con R.D. 5/7/1860 n. 4192, offrì ad alcune Province che avevano preso l'iniziativa di eseguire opere a vantaggio della conservazione e del ripristino dei boschi. Ma già durante la discussione in Parlamento della legge n. 3917 del 20/6/1877, fu dimostrata la necessità di estendere la coltura silvana e di far assumere allo Stato, a tale riguardo, un azione positiva oltre a quella puramente restrittiva dei vincoli forestali. Con la legge 3917 venne data unitarietà alla materia forestale: vennero definiti i termini del vincolo forestale e i criteri di applicazione; vennero date indicazioni per le prescrizioni di massima cui dovevano attenersi i proprietari dei boschi nei tagli colturali; vennero istituiti i consorzi di rimboschimento, che avrebbero utilmente operato per molti decenni. La valutazione dei reati forestali venne affidata agli agenti forestali che a norma dell'art. 28 rivestivano anche la qualifica di "ufficiali di polizia giudiziaria". L'Amministrazione
forestale che nel 1877 faceva capo al Ministero
d'agricoltura, industria e commercio Direzione Generale dell'Agricoltura,
aveva nel frattempo compiuto Negli ultimi trenta anni del secolo scorso l'Amministrazione forestale italiana si andò, quindi, cementando e cominciò ad arricchirsi sul piano culturale e tecnico; aumentò la sua presenza sul territorio, dove era impegnata soprattutto a perseguire la stabilità delle pendici ed un regolato regime idrogeologico. Un posto meno importante occupava in quel periodo la gestione delle foreste statali che oltre tutto non arrivavano a centomila ettari su tutto il territorio nazionale e delle quali allora, con scarsa attenzione e sensibilità per gli aspetti ambientali e paesaggistici, si vedeva forse solo l'interesse mercantile per una certa produzione legnosa. Nei primi anni del Regno, infatti, diversi boschi ereditati dagli ex Stati erano stati messi in vendita ed alienati e soltanto nel 1871 alcuni boschi statali erano stati dichiarati inalienabili. Nonostante un generale miglioramento qualitativo l'Amministrazione forestale di fine secolo aveva ancora proporzioni molto contenute con organici ridotti e frequentemente rimaneggiati. All'inizio del secolo cominciò ad acquistare, tuttavia, una fisionomia più definita; con il R.D. 18 febbraio 1909, n. 94, venne creata la Direzione generale delle acque, foreste, bonifìcamenti e demani, separata dalla preesistente Direzione generale dell'agricoltura. Nello stesso anno l'associazione "pro montibus et silvis", promosse a Bologna un convegno che ancora oggi viene ricordato come tappa fondamentale della storia forestale italìana. I lavori di quei giorni furono animati dalla presenza di un grande politico, Luigi Luzzatti - che già nel 1869 si era interessato per l'istituto di Vallombrosa - e di un giovane scienziato, Alessandro Chigi. L'anno successivo, venne emanata la legge 2 giugno 1910 n. 277, nota come "legge Luzzatti", in base alla quale l'Amministrazione forestale - che faceva ancora capo al Ministero d'agricoltura, industria e commercio - si articolava in: Direzione generale delle foreste; Consiglio superiore delle acque e Forestale. foreste; Corpo Reale delle Foreste .. (con un’articolazione territoriale composta da 10 compartimenti retti da Ispettori superiori, 37 ripartimenti retti da Ispettori, 158 distretti retti da Sottoispettori, 8 ispettorati per i servizi speciali retti da Ispettori). L'Azienda, mediante l'ampliamento e l'inalienabilità della proprietà boschiva demaniale, doveva provvedere all'incremento della selvicoltura e del commercio dei prodotti forestali. A capo dell'Azienda era lo stesso Direttore generale delle foreste ed appartenente al Corpo Reale delle Foreste era il personale che prestava servizio nelle sue strutture (12 uffici amministrativi di foreste autonome retti da Sottoispettori). Il Corpo Reale delle Foreste poté disporre di un organico di 340 ispettori, 16 aiutanti (personale tecnico inferiore) e 3.000 unità fra marescialli, brigadieri e guardie forestali. Aveva un’articolazione territoriale composta da 10 compartimenti retti da Ispettori superiori, 37 ripartimenti retti da Ispettori, 158 distretti retti da Sottoispettori, 8 ispettorati per i servizi speciali retti da Ispettori). La legge 277 creò anche le premesse per una migliore istruzione del personale forestale: così nel 1912 venne istituito a Firenze l'Istituto superiore forestale per l'istruzione degli ufficiali, necessari tanto per il servizio nell'Azienda quanto per l'applicazione delle leggi forestali. Nel 1913 venne istituita a Vallombrosa la "Scuola per agenti forestali graduati". Nel 1914 fu soppressa la "Scuola di selvicoltura per le guardie forestali del Regno", sorta a Cittaducale nel 1905 e venne istituita la "Scuola per allievi-guardie forestali" che provvederà per molti anni all'istruzione teorico-pratica del personale del Corpo Reale delle Foreste.
(1861-1910) All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta nel 1861, la situazione per l’Amministrazione forestale si presentava piuttosto disomogenea, soprattutto dal punto di vista normativo. Infatti, vennero mantenute in vigore fino al 1877 le leggi ed i decreti degli Stati pre-unitari, che dovevano “convivere” con l’organizzazione amministrativa prevista dalle Regie patenti del 1833. Questa situazione era dettata dalla situazione storica piuttosto delicata, caratterizzata dalla profusione di energie per la realizzazione del progetto politico e militare dell’unificazione. Il processo di integrazione fu lento e difficoltoso e sarebbe culminato in una struttura amministrativa adeguata alle mutate esigenze. Anche nel settore forestale vennero introdotti dei cambiamenti e, quale primo segno tangibile della nascita dell’amministrazione centrale, venne emanato il Regio decreto n.1013/1862, volto ad unificare le diverse fogge delle uniformi per gli Agenti appartenenti alle Amministrazioni forestali degli Stati annessi. Anche il simbolo dei forestali, i cosiddetti “martelli”, da non confondere con le asce in uso ai boscaioli, subirono in quel periodo l’unificazione. Infatti nel 1864 venne stabilita per i martelli forestali una “forma sola ed identica per tutto il Regno”. Essi, com’è noto, venivano impiegati dall’Amministrazione forestale per marchiare le piante da atterrarsi o conservarsi. Avevano un particolare simbolo che consentiva di identificare esattamente chi aveva provveduto alla marchiatura delle piante. Le foreste statali dell’epoca avevano dimensioni ridotte, arrivando a coprire circa centomila ettari, e non erano considerate molto importanti visto che molti boschi ereditati dagli ex Stati vennero venduti. Il primo passo verso la organizzazione della materia forestale venne stabilita con la legge del 1877, con cui venne stabilito un importante vincolo: quello del divieto di disboscamento dei terreni al di sopra del limite della vegetazione del castagno, specie considerata indicatrice e diffusa su tutto il territorio del nuovo regno. Con tale legge si cercò di arginare i fenomeni di degrado e taglio indiscriminato che avevano interessato larghe zone del Paese. Dopo la costituzione del Regno d'Italia cominciò ad avviarsi, infatti, una politica forestale indirizzata soprattutto verso i problemi della difesa del suolo, e del regime idrogeologico montano, attraverso le opere di stabilizzazione ed il rimboschimento delle pendici montane. All'inizio si trattò solo di piccoli contributi finanziari che il Ministero d'agricoltura, industria e commercio, istituito con R.D. 5/7/1860 n. 4192, offrì ad alcune Province che avevano preso l'iniziativa di eseguire opere a vantaggio della conservazione e del ripristino dei boschi. Ma già durante la discussione in Parlamento della legge n. 3917 del 20/6/1877, fu dimostrata la necessità di estendere la coltura silvana e di far assumere allo Stato, a tale riguardo, un azione positiva oltre a quella puramente restrittiva dei vincoli forestali. Con la legge 3917 venne data unitarietà alla materia forestale: vennero definiti i termini del vincolo forestale e i criteri di applicazione; vennero date indicazioni per le prescrizioni di massima cui dovevano attenersi i proprietari dei boschi nei tagli colturali; vennero istituiti i consorzi di rimboschimento, che avrebbero utilmente operato per molti decenni. La valutazione dei reati forestali venne affidata agli agenti forestali che a norma dell'art. 28 rivestivano anche la qualifica di "ufficiali di polizia giudiziaria". L'Amministrazione
forestale che nel 1877 faceva capo al Ministero
d'agricoltura, industria e commercio Direzione Generale dell'Agricoltura,
aveva nel frattempo compiuto Negli ultimi trenta anni del secolo scorso l'Amministrazione forestale italiana si andò, quindi, cementando e cominciò ad arricchirsi sul piano culturale e tecnico; aumentò la sua presenza sul territorio, dove era impegnata soprattutto a perseguire la stabilità delle pendici ed un regolato regime idrogeologico. Un posto meno importante occupava in quel periodo la gestione delle foreste statali che oltre tutto non arrivavano a centomila ettari su tutto il territorio nazionale e delle quali allora, con scarsa attenzione e sensibilità per gli aspetti ambientali e paesaggistici, si vedeva forse solo l'interesse mercantile per una certa produzione legnosa. Nei primi anni del Regno, infatti, diversi boschi ereditati dagli ex Stati erano stati messi in vendita ed alienati e soltanto nel 1871 alcuni boschi statali erano stati dichiarati inalienabili. Nonostante un generale miglioramento qualitativo l'Amministrazione forestale di fine secolo aveva ancora proporzioni molto contenute con organici ridotti e frequentemente rimaneggiati. All'inizio del secolo cominciò ad acquistare, tuttavia, una fisionomia più definita; con il R.D. 18 febbraio 1909, n. 94, venne creata la Direzione generale delle acque, foreste, bonifìcamenti e demani, separata dalla preesistente Direzione generale dell'agricoltura.
per approfondimenti Corpo Forestale dello Stato |
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