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Forestale 3 |
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Informazioni sulle Specie ProtetteCITES è nata dall'esigenza di controllare il
commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti
derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla
distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali
cause dell'estinzione e rarefazione in natura di numerose specie.
PROGETTO GRIFONECHI E' IL GRIFONEIL GRIFONE E L'UOMO
La reintroduzione del Grifone nell’Appennino centrale rientra nell’ambito di una serie di iniziative attuate dal Corpo Forestale dello Stato finalizzate alla ricostituzione delle reti trofiche naturali necessarie per il riequilibrio degli ecosistemi naturali. Gli animali liberati sono quasi tutti esemplari prelevati nei centri specializzati di varie località della Spagna (soprattutto Extremadura, Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla La Mancha). Il
“progetto grifone” segue di poco quello che ha riportato
il corvo imperiale nell’area del Monte Velino, ed è contemporaneo a
quello che, nella stessa area, ha consentito la ridiffusione del cervo. le condizioni ambientali, ritenute pienamente rispondenti alle esigenze della specie, come hanno confermato, tra l’altro, vari autorevoli esperti anche di fama mondiale che hanno visitato le zone del Velino (p.e. D. Huston); l’allevamento di numerosi capi di bestiame domestico, diversi dei quali tenuti allo stato brado per tutto l’anno; la presenza di discrete popolazioni di ungulati selvatici, tra i quali il cinghiale ed il cervo; la presenza del lupo, che preda gli ungulati selvatici, ed a volte il bestiame domestico, lasciandone spesso abbondanti resti, e favorendo in ciò le possibilità alimentari del grifone; l’esistenza di una valida rete di aree protette, all’interno delle quali i grifoni godono della tranquillità e della protezione necessarie. Infatti si hanno segnalazioni certe e ripetute circa l’avvistamento di grifoni dal Gran Sasso fino al Monte Marsicano, dai Simbruini laziali ai Monti Lepini e sulla Maiella; la presenza di valide strutture di gestione del Corpo Forestale dello Stato che, oltre ad esercitare un’attenta sorveglianza del territorio, cura anche, con personale specializzato, la gestione dei punti di alimentazione, necessari per garantire quella disponibilità alimentare che è indispensabile per favorire la formazione di colonie numerose ed evitare una esagerata dispersione. Dopo l’area del Velino, dove vi è ormai un'ottantina di individui pienamente inseriti nell’ambiente come dimostrato anche dal buon successo riproduttivo, il progetto ha interessato la Valle del Sagittario dove, in un sito messo a disposizione dal Comune di Scanno, sono state realizzate delle voliere nelle quali sono stati tenuti, per un adeguato periodo di acclimatazione i giovani grifoni prelevati nei centri specializzati di varie località della Spagna (Extremadura, Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla La Mancha, Paesi Baschi). Alcuni di questi sono stati liberati nell'estate 2001 e gli ultimi verranno messi in natura nell'estate 2002.
A cura di S. Allavena — G. Potena Fotografie M. Spinetti, M. D’Amore, E. Gasbarro |
Chi è il Grifone Il Grifone (Gyps fulvus) è un avvoltoio di grandi dimensioni, può pesare infatti fino a 9-10 chilogrammi ed ha un’apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri.
E’ caratterizzato da un piumaggio di colore bruno-fulvo, con la parte terminale delle penne di colore nero, la testa è ricoperta da sottili e brevi penne setolose e biancastre, e alla sua base è ben visibile il tipico collare di piume, marrone nei giovani e bianco negli adulti. Non c’è dimorfismo tra i due sessi: la femmina e il maschio sono cioè praticamente uguali. Il Grifone vive in colonie numerose che necessitano di pareti rocciose poco accessibili, dove le diverse coppie nidificano, comprese anche le falesie costiere, ove siano presenti habitat idonei, e cioè vaste praterie e ampi pascoli, e buona disponibilità di cibo. E’ dotato di ottima vista grazie alla quale riesce ad avvistare le possibile fonti di alimentazione, rappresentate dalle carcasse di animali selvatici o domestici, anche da grandi altezze. Durante i voli di perlustrazione i Grifoni si mantengono in contatto visivo tra loro: quando uno del gruppo avvista una carcassa e scende a terra viene seguito in poco tempo dagli altri membri del gruppo. Raggiunge la maturità sessuale non prima del 4°-5° anno di età. La femmina depone un unico uovo che, tra gennaio e marzo, viene covato per circa 52 giorni, il giovane pullo si invola dal nido dopo 100-115 giorni dalla schiusa. I giovani sono tendenzialmente erranti e possono allontanarsi dalle colonie dove sono nati anche di molte centinaia di chilometri.
Il Grifone era presente in passato in gran parte del bacino del mediterraneo e nell'Europa centrale. Nella carta è evidenziata con il colore la distribuzione attuale e con gli asterischi le aree dove si sta realizzando programmi di reintroduzione. L'asterisco cerchiato corrisponde al progetto dell'Appennino Centrale.
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ALBERI MONUMENTALI D'ITALIAPATRIARCHI VERDI, TESTIMONI DEL MONDO Fra le indagini condotte dal Corpo forestale
dello Stato quella sugli alberi monumentali si caratterizza per l'alto
significato culturale, che la differenzia da altre a contenuto più
specificatamente tecnico quali l'inventario Forestale Nazionale e
l'indagine sul deperimento delle foreste.
Questi monumenti della natura si collocano accanto a quelli creati dall'uomo e costituiscono un patrimonio di inestimabile valore che e' dovere di tutti tutelare. L'indagine condotta dal C.F.S. rientra in una concezione di rispetto del patrimonio artistico naturale, dei diritti delle generazioni future e soprattutto della vita dei singoli alberi. Alcuni di essi sono vecchi di migliaia di anni ed e' sorprendente che delle creature viventi siano sopravvissute, oltre che alle avversità atmosferiche ed ai terremoti, anche ad eventi storici umani come guerre ed invasioni e più recentemente a cementificazioni e asfaltizzazioni varie. Oggi è possibile "clonare" , e cioè riprodurre senza seme, questi esemplari, che hanno vinto tutte le selezioni naturali e sono campioni olimpionici per la lotta per la vita intesa in termini darwiniani. Possiamo fare un vivaio con i figli dei giganti per rimboschire, di futuri giganti, l’Italia intera. A farli sopravvivere, in un ambiente cosi popolato dall'uomo, non e' stata soltanto la loro particolare forza biologica, ma l’amore e il rispetto che generazioni e generazioni di uomini hanno nutrito per questi alberi emersi dall'anonimato. L'iniziativa di individuare gli "alberi di notevole interesse", lanciata nell'estate del 1982, e' stata condotta con entusiasmo dal personale del Corpo forestale dello Stato, che opera nelle Regioni a Statuto ordinario, e dal personale forestale delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano. E' stata cosi raccolta una massa imponente di dati: 22.000 schede di alberi di particolare interesse che sono state poi ulteriormente selezionate, fino ad individuare 2.000 esemplari di grande interesse e, fra di essi, 150 che presentano un eccezionale valore storico o monumentale. E' chiaro che un censimento di questo tipo non può
che restare aperto ad ulteriori revisioni ed acquisizioni, perché il
nostro territorio presenta tante "pieghe" che possono essere
sfuggite all'occhio dei Forestali, ed e' talmente ricco di storia e
tradizioni locali che e' difficile raccogliere tutte le testimonianze
legate agli alberi. I dati che suscitano immediato interesse sono alcuni
"primati". L'albero più grande d'Italia veniva considerato il "Castagno
dei Cento Cavalli", in comune di Sant'Alfio
(CT), seguito da un castagno un po’ più "piccolo", che cresce
in Comune di Mascali (CT) e il cui tronco misura 20 metri
di circonferenza. L'albero più alto, e qui la cosa e' controversa poiche'
e' più difficile misurare le altezze che le circonferenze, dovrebbe
essere un Liriodendro che cresce nel parco Besana di Sirtori
(CO) o forse una delle Sequoie sempreverdi che crescono nel Parco Burcina
di Pollone (VC). In entrambi i casi si tratta di piante
esotiche. La loro altezza si aggira sui 50 metri. Ancora più difficile e'
stabilire quale sia l'albero più vecchio d'Italia. Probabilmente questo
primato spetta ad un oleastro, specie notoriamente di lento accrescimento,
che dovrebbe impiegare oltre due millenni per raggiungere le eccezionali
dimensioni che oggi presenta l'oleastro di S. Baltolu di Luras
(SS), e cioè una circonferenza del tronco di 11 metri e 80 ed un'altezza
di 15 metri. Che degli alberi, anche nel nostro Paese, possano raggiungere
età cosi venerande potrebbe essere verificato con il conteggio degli
anelli annuali, ma per i grandi esemplari arborei questa operazione,
purtroppo, si può compiere solo dopo la morte, sulla ceppaia. Per un
grande Larice della Val d'Ultimo, al limite del Parco
nazionale dello Stelvio, ciò e stato possibile per comparazione. In
quella valle nei pressi di S. Geltrude (BZ), vi sono tre
larici venerandi, il più grosso dei quali misura m. 8,20 di circonferenza
e 28 di altezza. Un quarto esemplare, che misurava metri 7,80 di
circonferenza, venne sradicato da una bufera nel 1930. Sulla ceppaia
vennero contati 2.200 anelli, probabile età anche degli alberi rimasti.
Molti alberi sono legati alla vita dei Santi e per questo si sono
conservati nei secoli fino ai giorni nostri. Il Santo a cui sono legati più
alberi, forse per l'amore per tutte le creature che lo animava, e' S.
Francesco d'Assisi e l'albero francescano più famoso, e' quello della
predica agli uccelli, rappresentato da Giotto alla fine del XII secolo
negli affreschi della Basilica superiore di S. Francesco d'Assisi. Tra i
grandi personaggi storici il cui ricordo vive anche attraverso gli alberi,
al primo posto si colloca Garibaldi ricordato a Caprera, sull'Aspromonte,
a Todi e in altre località. E' evidente la ricchezza degli spunti culturali, oltre che naturalistici, legati alla vita degli alberi ed emersi con il censimento del C.F.S. Ma nel momento in cui il "male oscuro" degli alberi, attribuito genericamente al fenomeno delle "piogge acide" comincia a farsi sentire anche nel nostro Paese, ed il nostro patrimonio arboreo viene colpito da malattie di varia origine, occorre avere una cura particolare per i vecchi alberi, che fra tutti sono quelli esposti ai rischi maggiori. Perderli significherebbe rinunciare ad alcune pagine della nostra storia. Gli alberi le nostre radici
Il Castagno dei Cento Cavalli secondo il
noto botanico torinese Peyronal ha un'età di 3000 - 4000
anni ed è l'albero più antico d'Europa e il più grande d'Italia.
per approfondimenti Corpo Forestale dello Stato oppure in questo sito schede ALBERI MONUMENTALI |
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Il Castagno dei Cento Cavalli
Poco distante dal centro abitato,
lungo la provinciale che conduce a Linguaglossa, è possibile ammirare il
famoso "Castagno dei Cento Cavalli" che costituisce il grande
richiamo naturalistico del territorio di Sant'Alfio, la sua età è stimata
tra i 2000 e i 4000 anni. E' considerato l'albero più antico e più grande
d'Europa. Il nome è legato alla tradizione secondo cui, sotto le sue enormi
chiome, durante un temporale trovarono piacevole... riparo la regina Giovanna
d'Aragona e il suo seguito di cento cavalieri. Cantato e descritto da numerosi
viaggiatori e studiosi nel '700 e nell'800, il Castagno è oggi meta di
visitatori di tutto il mondo oltre che di botanici per i quali costituisce
interessante oggetto di studio. |
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