Forestale 3



Informazioni sulle Specie Protette

CITES è nata dall'esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell'estinzione e rarefazione in natura di numerose specie.
Tra gli animali protetti troviamo alcune specie molto conosciute: gli elefanti (africani e asiatici), tutte le scimmie, i felini, i rinoceronti, gli orsi, le lontre, i cetacei, i rapaci diurni (falconiformi) e notturni (strigiformi), i pappagalli, le tartarughe di terra e di mare, gli alligatori, i coccodrilli e i caimani.
Anche l'elenco delle specie vegetali protette è molto vasto: sono infatti oltre 30.000 le specie che necessitano di adeguata protezione.
Lo sfruttamento delle piante presenta diverse destinazioni. Il commercio e il giardinaggio sono, per alcune specie, prioritarie ad altre utilizzazioni: cactus, agave, eugorbie, aloe, cicadi, orchidee. Altre specie vegetali sono invece protette dalla Convenzione in quanto eccessivamente sfruttate per la produzione di legname: l'afromosia, il larice del Cile, il pino cerchiato, il mogano.

PROGETTO GRIFONE

CHI E' IL GRIFONE

IL GRIFONE E L'UOMO

La reintroduzione del Grifone nell’Appennino centrale rientra nell’ambito di una serie di iniziative attuate dal Corpo Forestale dello Stato finalizzate alla ricostituzione delle reti trofiche naturali necessarie per il riequilibrio degli ecosistemi naturali. Gli animali liberati sono quasi tutti esemplari prelevati nei centri specializzati di varie località della Spagna (soprattutto Extremadura, Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla La Mancha).

Il “progetto grifone” segue di poco quello che ha riportato il corvo imperiale nell’area del Monte Velino, ed è contemporaneo a quello che, nella stessa area, ha consentito la ridiffusione del cervo. 
Il “progetto grifone” al pari di quello che nel caso del cervo ha riguardato, in tempi diversi più di un’area delle montagne d’Abruzzo (tra cui la Majella, dove ora la specie è presente con una discreta popolazione), interessa più zone. In questo caso, oltre al massiccio del Monte Velino, il progetto coinvolge la Valle del Sagittario. Qui le condizioni ambientali sono favorevoli, e paragonabili a quelle che sul Velino, e nelle aree limitrofe, hanno portato, nel giro di soli sei anni dalla prima liberazione, alla creazione di tre colonie, con interscambi di individui tra le colonie stesse. Gli animali si sono ben inseriti
nel contesto ecologico ed ambientale, con un buon successo riproduttivo, sei giovani involati nel 2000 e otto nel 2001.
Tra gli elementi di valutazione presi in esame per l’avvio del progetto hanno avuto particolare rilievo:

le condizioni ambientali, ritenute pienamente rispondenti alle esigenze della specie, come hanno confermato, tra l’altro, vari autorevoli esperti anche di fama mondiale che hanno visitato le zone del Velino (p.e. D. Huston);

l’allevamento di numerosi capi di bestiame domestico, diversi dei quali tenuti allo stato brado per tutto l’anno;

la presenza di discrete popolazioni di ungulati selvatici, tra i quali il cinghiale ed il cervo;

la presenza del lupo, che preda gli ungulati selvatici, ed a volte il bestiame domestico, lasciandone spesso abbondanti resti, e favorendo in ciò le possibilità alimentari del grifone;

l’esistenza di una valida rete di aree protette, all’interno delle quali i grifoni godono della tranquillità e della protezione necessarie. Infatti si hanno segnalazioni certe e ripetute circa l’avvistamento di grifoni dal Gran Sasso fino al Monte Marsicano, dai Simbruini laziali ai Monti Lepini e sulla Maiella;

la presenza di valide strutture di gestione del Corpo Forestale dello Stato che, oltre ad esercitare un’attenta sorveglianza del territorio, cura anche, con personale specializzato, la gestione dei punti di alimentazione, necessari per garantire quella disponibilità alimentare che è indispensabile per favorire la formazione di colonie numerose ed evitare una esagerata dispersione.

Dopo l’area del Velino, dove vi è ormai un'ottantina di individui pienamente inseriti nell’ambiente come dimostrato anche dal buon successo riproduttivo, il progetto ha interessato la Valle del Sagittario dove, in un sito messo a disposizione dal Comune di Scanno, sono state realizzate delle voliere nelle quali sono stati tenuti, per un adeguato periodo di acclimatazione i giovani grifoni prelevati nei centri specializzati di varie località della Spagna (Extremadura, Catalogna, Navarra e Aragona, Castilla La Mancha, Paesi Baschi). Alcuni di questi sono stati liberati nell'estate 2001 e gli ultimi verranno messi in natura nell'estate 2002.

 A cura di S. Allavena — G. Potena 

    Fotografie M. Spinetti, M. D’Amore, E. Gasbarro


Chi è il Grifone

Il Grifone (Gyps fulvus) è un avvoltoio di grandi dimensioni, può pesare infatti fino a 9-10 chilogrammi ed ha un’apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri.

E’ caratterizzato da un piumaggio di colore bruno-fulvo, con la parte terminale delle penne di colore nero, la testa è ricoperta da sottili e brevi penne setolose e biancastre, e alla sua base è ben visibile il tipico collare di piume, marrone nei giovani e bianco negli adulti. Non c’è dimorfismo tra i due sessi: la femmina e il maschio sono cioè praticamente uguali.

Il Grifone vive in colonie numerose che necessitano di pareti rocciose poco accessibili, dove le diverse coppie nidificano, comprese anche le falesie costiere, ove siano presenti habitat idonei, e cioè vaste praterie e ampi pascoli, e buona disponibilità di cibo.

E’ dotato di ottima vista grazie alla quale riesce ad avvistare le possibile fonti di alimentazione, rappresentate dalle carcasse di animali selvatici o domestici, anche da grandi altezze. Durante i voli di perlustrazione i Grifoni si mantengono in contatto visivo tra loro: quando uno del gruppo avvista una carcassa e scende a terra viene seguito in poco tempo dagli altri membri del gruppo.

Raggiunge la maturità sessuale non prima del 4°-5° anno di età. La femmina depone un unico uovo che, tra gennaio e marzo, viene covato per circa 52 giorni, il giovane pullo si invola dal nido dopo 100-115 giorni dalla schiusa. I giovani sono tendenzialmente erranti e possono allontanarsi dalle colonie dove sono nati anche di molte centinaia di chilometri.

Il Grifone era presente in passato in gran parte del bacino del mediterraneo e nell'Europa centrale. Nella carta è evidenziata con il colore la distribuzione attuale e con gli asterischi le aree dove si sta realizzando programmi di reintroduzione. L'asterisco cerchiato corrisponde al progetto dell'Appennino Centrale.

 

ALBERI MONUMENTALI D'ITALIA

PATRIARCHI VERDI, TESTIMONI DEL MONDO

Fra le indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato quella sugli alberi monumentali si caratterizza per l'alto significato culturale, che la differenzia da altre a contenuto più specificatamente tecnico quali l'inventario Forestale Nazionale e l'indagine sul deperimento delle foreste. 
Il censimento, infatti, non ha interessato gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma singoli soggetti arborei che hanno una propria "individualità" per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di grandi uomini o di Santi.

Questi monumenti della natura si collocano accanto a quelli creati dall'uomo e costituiscono un patrimonio di inestimabile valore che e' dovere di tutti tutelare. L'indagine condotta dal C.F.S. rientra in una concezione di rispetto del patrimonio artistico naturale, dei diritti delle generazioni future e soprattutto della vita dei singoli alberi. Alcuni di essi sono vecchi di migliaia di anni ed e' sorprendente che delle creature viventi siano sopravvissute, oltre che alle avversità atmosferiche ed ai terremoti, anche ad eventi storici umani come guerre ed invasioni e più recentemente a cementificazioni e asfaltizzazioni varie.

Oggi è possibile "clonare" , e cioè riprodurre senza seme, questi esemplari, che hanno vinto tutte le selezioni naturali e sono campioni olimpionici per la lotta per la vita intesa in termini darwiniani. Possiamo fare un vivaio con i figli dei giganti per rimboschire, di futuri giganti, l’Italia intera. A farli sopravvivere, in un ambiente cosi popolato dall'uomo, non e' stata soltanto la loro particolare forza biologica, ma l’amore e il rispetto che generazioni e generazioni di uomini hanno nutrito per questi alberi emersi dall'anonimato.

L'iniziativa di individuare gli "alberi di notevole interesse", lanciata nell'estate del 1982, e' stata condotta con entusiasmo dal personale del Corpo forestale dello Stato, che opera nelle Regioni a Statuto ordinario, e dal personale forestale delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano. E' stata cosi raccolta una massa imponente di dati: 22.000 schede di alberi di particolare interesse che sono state poi ulteriormente selezionate, fino ad individuare 2.000 esemplari di grande interesse e, fra di essi, 150 che presentano un eccezionale valore storico o monumentale.

E' chiaro che un censimento di questo tipo non può che restare aperto ad ulteriori revisioni ed acquisizioni, perché il nostro territorio presenta tante "pieghe" che possono essere sfuggite all'occhio dei Forestali, ed e' talmente ricco di storia e tradizioni locali che e' difficile raccogliere tutte le testimonianze legate agli alberi. I dati che suscitano immediato interesse sono alcuni "primati". L'albero più grande d'Italia veniva considerato il "Castagno dei Cento Cavalli", in comune di Sant'Alfio (CT), seguito da un castagno un po’ più "piccolo", che cresce in Comune di Mascali (CT) e il cui tronco misura 20 metri di circonferenza. L'albero più alto, e qui la cosa e' controversa poiche' e' più difficile misurare le altezze che le circonferenze, dovrebbe essere un Liriodendro che cresce nel parco Besana di Sirtori (CO) o forse una delle Sequoie sempreverdi che crescono nel Parco Burcina di Pollone (VC). In entrambi i casi si tratta di piante esotiche. La loro altezza si aggira sui 50 metri. Ancora più difficile e' stabilire quale sia l'albero più vecchio d'Italia. Probabilmente questo primato spetta ad un oleastro, specie notoriamente di lento accrescimento, che dovrebbe impiegare oltre due millenni per raggiungere le eccezionali dimensioni che oggi presenta l'oleastro di S. Baltolu di Luras (SS), e cioè una circonferenza del tronco di 11 metri e 80 ed un'altezza di 15 metri. Che degli alberi, anche nel nostro Paese, possano raggiungere età cosi venerande potrebbe essere verificato con il conteggio degli anelli annuali, ma per i grandi esemplari arborei questa operazione, purtroppo, si può compiere solo dopo la morte, sulla ceppaia. Per un grande Larice della Val d'Ultimo, al limite del Parco nazionale dello Stelvio, ciò e stato possibile per comparazione. In quella valle nei pressi di S. Geltrude (BZ), vi sono tre larici venerandi, il più grosso dei quali misura m. 8,20 di circonferenza e 28 di altezza. Un quarto esemplare, che misurava metri 7,80 di circonferenza, venne sradicato da una bufera nel 1930. Sulla ceppaia vennero contati 2.200 anelli, probabile età anche degli alberi rimasti. Molti alberi sono legati alla vita dei Santi e per questo si sono conservati nei secoli fino ai giorni nostri. Il Santo a cui sono legati più alberi, forse per l'amore per tutte le creature che lo animava, e' S. Francesco d'Assisi e l'albero francescano più famoso, e' quello della predica agli uccelli, rappresentato da Giotto alla fine del XII secolo negli affreschi della Basilica superiore di S. Francesco d'Assisi. Tra i grandi personaggi storici il cui ricordo vive anche attraverso gli alberi, al primo posto si colloca Garibaldi ricordato a Caprera, sull'Aspromonte, a Todi e in altre località.
E' invece morta la famosa "Quercia del Tasso", di cui rimane soltanto il tronco inaridito. Vicino al rudere venerando, cresce un'altra quercia, già di notevoli dimensioni, destinata a prenderne il posto e il nome. Questo processo di sostituzione e' avvenuto, evidentemente, in altri casi dove l'età desumibile dalle dimensioni dell'albero e' palesemente in contraddizione con l'età che ad esso attribuisce la tradizione. La sostituzione in questi casi non e' un falso. Essa risponde al desiderio di perpetuare una tradizione o una memoria anche al di la' dell'arco di vita di una pianta. Tra gli alberi legati ad episodi storici, vanno ricordati gli "Alberi della Libertà", piantati dagli aderenti ai moti carbonari nella prima meta' del secolo passato, mentre fra gli alberi legati ad usi e tradizioni si può ricordare il Cerro di Vetralla (VT) ai piedi del quale ogni anno si celebra lo "Sposalizio dell'albero", cerimonia analoga allo "Sposalizio del mare", che il Doge di Venezia celebrava gettando l'anello nella Laguna. Non e' stato invece ritrovato il mitico "Noce di Benevento", ammesso che sia mai esistito. Sotto di esso, secondo la leggenda, si intrecciavano le danze delle streghe. Una "Quercia delle streghe" invece, esiste in Comune di Capannori (LU), e probabilmente questo nome le e' stato attribuito per l'aspetto bizzarro e un po’ tetro.

E' evidente la ricchezza degli spunti culturali, oltre che naturalistici, legati alla vita degli alberi ed emersi con il censimento del C.F.S. Ma nel momento in cui il "male oscuro" degli alberi, attribuito genericamente al fenomeno delle "piogge acide" comincia a farsi sentire anche nel nostro Paese, ed il nostro patrimonio arboreo viene colpito da malattie di varia origine, occorre avere una cura particolare per i vecchi alberi, che fra tutti sono quelli esposti ai rischi maggiori. Perderli significherebbe rinunciare ad alcune pagine della nostra storia.

Gli alberi le nostre radici

 Il Castagno dei Cento Cavalli secondo il noto botanico torinese Peyronal ha un'età di 3000 - 4000 anni ed è l'albero più antico d'Europa e il più grande d'Italia. 
A soli 300 metri di distanza, in contrada Taverna di Mascali, si trova il secondo albero più grande d'Italia con un'età di oltre 1000 anni il cosiddetto "Castagno della Nave".
Alcuni, negli anni passati, hanno scritto delle  mal ridotte condizioni del Castagno dei Cento Cavalli; è facile dimostrare il contrario, basti pensare che già alla fine del '700 Jean Houel nel Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari (1784 II pg 76-80) lo descrive "in uno stato non ottimale" e Alberto Fortis (1780 "Della coltura del castagno) rincara sostenendo che "esso trovasi attualmente degradato......"  mentre nel 1967 l'eminente professore dell'Università di Padova Lucio Susmel, riportando le notizie scritte a fine ottocento dal botanico Parlatore lo classificò come non più esistente, salvo a ricredersi dopo una simpatica corrispondenza con un intellettuale del luogo.
Vale la pena citare lo scrittore Vincenzo Consolo che su Specchio  del 16/10/1999 ha definito il Castagno dei Cento Cavalli "un prodigio della natura, una miracolosa sopravvivenza di un profondissimo tempo" per smentire quanti vorrebbero privarci di questo "superbo orgoglio di una vita che non si spegne".
Il Comune di Sant'Alfio negli ultimi anni ha profuso un forte impegno per salvaguardare il millenario Patriarca; sono stati eseguiti diversi interventi sulla pianta consistenti essenzialmente nella potatura delle parti secche e nella cura e manutenzione dell'albero. Tali interventi sono stati operati seguendo i suggerimenti tecnici per il risanamento e la conservazione guidata dell'albero tratti da uno studio eseguito dai docenti Oscar Alberghina, Giovanni Granata e Santi Longo dell'Università di Catania nonchè sotto la sorveglianza di un'apposita commissione tecnico scientifica composta da rappresentanti del Comune, della Forestale, della Soprintentenza BB.CC. e dell'Università e con la collaborazione della Provincia Regionale di Catania. In atto l'albero gode di buona salute ed è ricoperto di una sana e rigogliosa vegetazione.

il Castagno della Nave il Castagno dei Cento Cavalli - foto del 1980

per approfondimenti  Corpo Forestale dello Stato

oppure in questo sito schede  ALBERI MONUMENTALI

  1.  

Il Castagno dei Cento Cavalli

Poco distante dal centro abitato, lungo la provinciale che conduce a Linguaglossa, è possibile ammirare il famoso "Castagno dei Cento Cavalli" che costituisce il grande richiamo naturalistico del territorio di Sant'Alfio, la sua età è stimata tra i 2000 e i 4000 anni. E' considerato l'albero più antico e più grande d'Europa. Il nome è legato alla tradizione secondo cui, sotto le sue enormi chiome, durante un temporale trovarono piacevole... riparo la regina Giovanna d'Aragona e il suo seguito di cento cavalieri. Cantato e descritto da numerosi viaggiatori e studiosi nel '700 e nell'800, il Castagno è oggi meta di visitatori di tutto il mondo oltre che di botanici per i quali costituisce interessante oggetto di studio.


Specie soggette a controllo

Sono le specie iscritte all'Appendice II e III.

Il loro commercio deve essere compatibile con la sopravvivenza delle specie in natura.

L'elenco comprende oltre 10.000 specie elencate nel Reg.(CE), delle quali le più comuni sono:
tutte le specie, che non risultino iscritte all'Appendice I, di scimmie, lupi, orsi, lontre, felini, zebre, pecari, ippopotami, guanachi, alcune specie di cervi e antilopi, nandù, fenicotteri, gru, pappagalli, buceri, tucani, colibrì, tartarughe di terra, alligatori, caimani, coccodrilli, gechi, camaleonti, iguane, coccodrilli, tegu, elodermi, varani, boidi, cobra, salamandre, storioni, farfalle della specie ornitottere, sanguisughe, conchiglie tridacne, coralli madreporari a forma complessa, alcune palme, cactus, felci arboree, cicas, euforbie, aloe, orchidee, ciclamini.

La CITES non esclude che alcuni Stati possano adottare misure di protezione più
rigorose per la protezione delle stesse specie o di altre specie selvatiche.

Le specie minacciate

Sono incluse in Appendice I della Convenzione;il commercio è vietato a livello internazionale e la loro utilizzazione può essere consentita solo per circostanze eccezionali.Si tratta di un elenco di circa 1000 specie animali e vegetali elencate nel Reg.(CE).

Tra queste specie si trovano:
tutte le scimmie antropomorfe (Oranghi, Scimpanzé e Gorilla), i lemuri, il panda, alcune scimmie sudamericane, i mammiferi marini, il lupo indiano, alcuni orsi, le lontre, i giaguari, le tigri, i leopardi, l'ocelot, gli elefanti, qualche zebra, i rinoceronti, la vigogna, alcuni cervi, le volpi volanti, lo struzzo nordafricano, alcune specie di fenicotteri, i rapaci diurni e notturni, molte specie di pappagalli (soprattutto le Are e le Amazzoni), le tartarughe marine, alcune testuggini di terra, alcune specie di alligatori e coccodrilli, alcuni varani asiatici, le salamandre giganti, il pitone indiano, la vipera degli Orsini, lo storione comune, certe conchiglie, alcune farfalle (Papilionidi), le orchidee e i cactus selvatici, alcune specie di aloe.

Nel corso di ogni conferenza degli Stati aderenti alla Convenzione, si provvede agli aggiornamenti delle liste delle Appendici I, Il e III e alla revisione del sistema di regolamentazione.

per approfondimenti  Corpo Forestale dello Stato