Militaria Mezzi Storici 6


Esercito Italiano
e Truppe Coloniali

pitture di Alberto Parducci


"Trombettiere del Reggimento Cavalleggeri di Lodi (1915)"


"Pattuglia di Savoia Cavalleria (3°) in perlustrazione"
(I G.M.)


"Dragone di Savoia Cavalleria (3°) - I G.M."


"Reggimento Lancieri di Novara (5°) sul Fronte Russo"

Allegoria dedicata alla Medaglia d'Oro al V.M. allo Stendardo guadagnata nella carica di Jagodnij nell'agosto 1942 (II G.M.).


"Armi e insegne degli Arditi (I G.M.)"


"Battaglia di Bir el Gobi (3-8 dicembre 1941)"

La vittoriosa resistenza del Reggimento "Giovani Fascisti" (Col. Tanucci) contro l'11° Brigata Indiana e reparti della 22° Brigata Corazzata Guardie.


"Carica delle Penne di Falco durante la Campagna Italo-Etiopica 1935-36"


"Buluk-Basci degli Squadroni di Cavalleria Eritrea (Penne di Falco) - 1909"


"Giovani Fascisti su Sahariane (Spa-Viberti Abm.40) in perlustrazione"
In alto a sinistra le "fiamme" dei 3 Battaglioni.
Africa Settentrionale (II G.M.)


"Legionario della Divisione CC. NN. 28 Ottobre durante la Campagna italo-etiopica del 1935-36"


"L'Artiglieria a Cavallo Voloire durante la Campagna di Russia (II G.M.)"


"Carica di Lodi Cavalleria (15°) a Monterùs Nero, Tripolitania 1913"


"Alpino"

Corpo d'Armata Alpino dell'8° Armata Italiana in Russia (ARMIR) II G.M.


"I Gruppi Sahariani"

Fra i numerosi fatti d'arme che coinvolsero i Gruppi Sahariani notevoli furono quelli legati al Ciclo di Operazioni per la riconquista del Fezzan (dicembre 1929-gennaio 1930) effettuata dal Gen. Rodolfo Graziani con le tre colonne del Duca delle Puglie, Cubeddu e Moramarco i cui nuclei principali erano costituiti da 5 Gruppi Sahariani, 2 Gruppi Irregolari Meharisti e 1 Gruppo Zaptiè Sahariano.
Al termine del ciclo operativo una nostra pattuglia effettuò alla fine di marzo una puntata ai Pozzi di Tummo, estremo limite territoriale, mentre in aprile un Gruppo Sahariano partito da Zella si inoltrò attraverso i Monti Harugi fino ad allora inesplorati


"Occupazione dell'Oasi di Cufra (Meharisti dei Gruppi Sahariani)"

La complessa azione per la conquista dell'Oasi di Cufra svoltasi a 900 Km dalla costa fu condotta da un Corpo Operativo del Gen. Rodolfo Graziani che agì sulle direttrici Agedabia-Gialo-Bir Zighen-Gialo e Uau Kebir-Tazerbo-Cufra (Comandante Gen. Ronchetti, Vice Comandante il Duca delle Puglie).
Il Raggruppamento Sahariano della Cirenaica del Magg. Buselli faceva parte della Colonna Principale Maletti mentre la Colonna Secondaria Campini era costituita essenzialmente dal Gruppo Sahariano della Tripolitania.
El Giof, l'Oasi principale di Cufra, fu occupata il 20 gennaio 1931.
Un intero Gruppo Sahariano fu inviato in ricognizione fino a Maaten Biscaiara, primo posto d'acqua sulla via del Tibesti


"Ufficiale di Savoia Cavalleria (3°) durante la Campagna di Russia (II G.M.)"


"RR.CC.TT.CC. I Savari"

Nel 1912 fu costituito a Bengasi il V Squadrone Savari a cui fecero seguito nel 1913 il I, II e III a Tripoli.
Nel 1928 gli squadroni erano 7 in Tripolitania e 5 in Cirenaica.
Per le azioni di Azizia, Zadio, Sid Es-Saiah, Tarhuna, Umm el Giuabi, Umm Mela, Bir Sciuref, Uadi Bu Taga furono concesse allo stendardo 3 Croci di Guerra al V.M.
Nella II G.M. operò il 1° Gruppo Savari della Tripolitania che si distinse particolarmente nel gennaio 1943 nel settore di Zuara contro i fortini di frontiera dei gollisti e nella protezione del fianco sinistro delle nostre colonne in ritirata in Tunisia per l'ultima resistenza.


"RR.CC.TT.CC. della Libia: Le Bande Irregolari"

Fin dai primi tempi dello sbarco in Libia furono creati gruppi armati indigeni alle dipendenze dei loro capi più rappresentativi coordinati da Ufficiali italiani e da un Comando Bande.
Per molti anni le Bande rappresentarono un sicuro e prezioso ausilio per le truppe regolari e spesso subirono dure perdite in numerosi combattimenti.
Famose furono le bande del Sahel, di Garian, di Tarhuna, del Barca, di Zanzur, di Homs, di Misurata ed altre


"Gruppi Squadroni Mitraglieri da Posizione in A.S. (II G.M.)"

Alla difesa di Bardia e Sollum parteciparono con valore, subendo la completa distruzione, Gruppi Squadroni Mitraglieri Appiedati appartenenti ai Reggimenti di Cavalleria: "Dragoni Genova" (4°), "Lancieri di Aosta" (6°), "Lancieri Vittorio Emanuele II" (10°), armati in gran parte con obsolete mitragliatrici Schwarzlose (P.B.).


"Bersaglieri d'Africa"

Ten. Col. Lorenzo Compiano, da Valenza, Comandante del II Battaglione Bersaglieri (1° Rgt., Col. Stevani) schierato sulle alture di Adi Dichi-MonteRajo (1° Brigata Fanteria, Gen. Arimondi) nela Battaglia di Adua (1896).

Magg. Marcello Prestinari, da Casalino (Novara), partecipò al combattimento di Coatit (1895) e dopo Adua fu l'eroe della difesa del Forte di Adigrat. Meritò una Med. D'Arg., la Croce dell'O.M.S. e la promozione a Tenente Colonnello.

Cap. Gustavo Fara, da Orta Novarese, per il suo comportamento nel combattimento di Agordat (1890) fu decorato dell'O.M.S.

Ten. Gustavo Benini, da Firenze, catturato ad Adua morì d'inedia durante la prigionia.


"Regio Corpo Truppe Coloniali Armi individuali e buffetterie dei Battaglioni Eritrei"

Con l'ordinamento del 1° febbraio 1922 l'armamento degli Ascari di fanteria fu composto da fucili e moschetti Mod. 1891, inoltre furono adottate come armi di accompagnamento le mitragliatrici Fiat Mod. 1914. 


"La carica di Savoia Cavalleria a Jsbuschenskij 24 agosto 1942"

In ordine di tempo il glorioso fatto d'armo di Jsbuschenskij (Russia)del Reggimento "Savoia Cavalleria" (3°), al comando del Col. conte Alessandro Bettoni Cazzago (Croce dell'O.M.S.) precede di alcune settimane l'altro eroico episodio di Poloj (Jugoslavia) del 17 ottobre 1942 che vide coinvolto il Reggimento "Cavalleggeri di Alessandria" (14°) e rappresentò l'ultima carica della storia della Cavalleria Italiana.
Dopo circa 6 ore di combattimento, alle ore 9:30 del 24 "Savoia" rimase padrone del campo sul quale il nemico lasciò 150 morti, 300 feriti, 500 prigionieri, 4 cannoni, 60 mitragliatrici, numerosi mortai e altro materiale.
Le perdite italiane furono di 32 caduti (3 Ufficiali), 52 feriti (5 Ufficiali) e più di 100 cavalli fuori combattimento.
Dopo la carica vittoriosa Bettoni radunò i suoi uomini e Stendardo al vento ordinò di presentare le armi in direzione di quota 213,5 conquistata.
Lo Stendardo del Reggimento meritò la Medaglia d'Oro al V.M


"Bicentenario della carica dei Dragoni di Genova Cavalleria al Bricchetto


"XXXI Battaglione Genio Guastatori"

Nel 1941 il XXXI Battaglione Genio Guastatori alle dipendenze della Divisione "Bologna" difese i capisaldi di Tobruk e fu il primo reparto italo-tedesco a penetrare nelle difese di quella piazzaforte durante la battaglia del 30 giugno 1942, condivise l'eroica sorte della Divisione Paracadutisti "Folgore" ad El Alamein dell'ottobre-novembre 1942 e fu tenacemente presente nelle estreme battaglie della Tunisia nel 1943.


"Eluet el Asel, Gebel Cirenaico, 19 dicembre 1941"

Il 1° Battaglione Reali Carabinieri Paracadutisti venne costituito agli inizi della II G.M. in Roma presso la Caserma "Podgora", addestrato a Tarquinia raggiunse l'A.S. nel luglio 1941 ove nel dicembre successivo fu schierato (Comandante Maggiore Alessi) al bivio di Eluet el Asel, posto alla confluenza delle piste provenienti da Chaulan e el Mechili - Martuba col compito di proteggere le divisioni italiane che si stavano ritirando lungo la via Balbia (seconda offensiva britannica 18 novembre 1941-17 gennaio 1942). Nei furiosi combattimenti che seguirono i Carabinieri Paracadutisti seppero imporre al nemico (7° Divisione Corazzata) la loro indiscussa superiorità e terminata la missione ripiegarono durante la notte in direzione di Agedabia che raggiunsero nel tardo pomeriggio del giorno 20 dopo essersi aperta la strada a bivio Lamluda con travolgenti assalti contro reparti della 4° Divisione Indiana. Per l'eroico comportamento del 1° battaglione Reali Carabinieri Paracadutisti la Bandiera dell'Arma meritò la M.A. al V.M


"132° Reggimento Carri"

Il sacrificio degli ultimi carri dell'Ariete che avvenne durante la Battaglia di El Alamein alle ore 15,30 del 04 novembre 1942 a nord-ovest di Bir el Abd. 


"Battaglia di El Alamein ottobre-novembre 1942"

Centro di fuoco della Divisione Paracadutisti Folgore


"Guardia di Finanza"
 

Dragoni della Legione delle Truppe Leggere, primi finanzieri a cavallo istituti da Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna


"36° Raduno della Divisione Monterosa (R.S.I.) Verona 08-09 giugno 1996"

Reparti della Divisione Monterosa al contrattacco sul Fronte della Garfagnana, inverno 1944


"Bersaglieri Motociclisti in Africa Settentrionale (II G.M.)"


"Il 15° Reggimento Cavalleggeri di Lodi carica vittoriosamente gli austriaci a Gorizia il 09 agosto 1916"


"Il 15° Cavalleggeri di Lodi carica i ribelli a Canestrelli d'Ofanto durante la repressione del brigantaggio


"Tripolitania 1913"

Pattuglia del 15° Reggimento Cavalleggeri di Lodi in perlustrazio


"Carrista dell'Esercito Italiano"
1989


"Paracadutista della Folgore"
1989


"Paracadutista della Folgore"
1989


"Lanciere di Montebello in grande uniforme"
1989


"Studio di Cavalli"
Nr. 1


"Studio di Cavalli"
Nr. 2


"Illustrazione per il libro di Duilio Susmel sulla Conciliazione

 


Curriculum Vitae

 Alberto Parducci

Alberto Parducci è nato a Viareggio (LU) il 23 luglio 1927 vive ed opera in Altopascio(LU) Viale Europa n. 23. Pittore ed incisore fondamentalmente espressionista, collabora con varie case editrici e riviste che si avvalgono della sua opera di appassionato di storia pubblicando illustrazioni e talvolta articoli di argomento militare come "Diana Armi", "Rivista Militare", "Storia-Verità", "Rivista di Cavalleria", "La Tribuna del Collezionista", "I Bersaglieri", "Il Reduce d'Africa", ecc. e numerosi libri anche a carattere enciclopedico. Enti militari, associazioni d'Arma, musei, corpi e reggimenti hanno pubblicato numerose cartoline e calendari storici tratti dai suoi lavori. Sue opere si trovano in prestigiose quadrerie come quelle del Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria (Pinerolo), Museo Storico della Brigata Paracadutisti Folgore (Livorno), Distretto Militare Principale di Milano, Museo Storico del Rgt. "Lancieri di Novara" (5°) (Codroipo), Stato Maggiore Esercito, Museo Storico del Rgt. "Cavalleggeri di Lodi" (15°) (Lenta - Vercelli) del quale ha tracciato anche la storia per immagini dal 1859 ai nostri giorni in 32 tavole contenenti oltre 400 acquarelli monocromi (sanguigne) raccolte in due cartelle, un'opera singolare nel suo genere (tutte questi lavori sono ora custoditi presso il Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria che li ha ereditati dal Reggimento "Lodi" a causa del suo recente scioglimento), Museo Storico del Reggimento "Genova Cavalleria" (3°) (Palmanova), Museo Marchigiano del Risorgimento, Museo Storico della "Piccola Caprera" di Ponti sul Mincio (MN), ecc.. Una nutritissima serie di articoli di critica su quotidiani e periodici italiani e stranieri testimoniano l'intensa attività di questo artista la cui esaustiva fatica si estrinseca anche in una valida pittura di paesaggio, nella ritrattistica e nell'espressionismo.
"...Accanto agli schemi ovoidali, a queste spinte istintive vissute non si sa in quale maniera in un retroterra fantastico della memoria, il cui segno, nella sua essenzialità, appare sulla tela per risvegliare ataviche sconosciute sensazioni; si pongono richiami ancestrali, come le statue misteriose dell'Isola di Pasqua, voci che scendono dai "Vangeli", figure di genti antiche, tutti elementi che, scissi o accomunati, trattati come centro o come sfondo, portano le opere di Parducci, pur nella loro veste, in definitiva realistica, verso suggestive astrazioni e profondi significati". (G. Lenzi da "Revisione", aprile 1974).
"...Chi per la prima volta si avvicina alle opere di Alberto Parducci rimane sorpreso dalla tematica e dal modo (chiari riferimenti espressionistici) di sviluppare quest'ultima attraverso un fondersi di masse scultoree prive di volto e dalla drammatica gestualità. E' evidente il riferimento all'"Umanesimo" cioè l'uomo perno centrale dell'esistenza terrena. Figure create da una mano che ha in pugno il "segreto" del disegno, figure i cui drappeggi e le cui ombreggiature sono ricche di colore, che hanno radici ben lontane e sono filtrate e riproposte dal Parducci in una dimensione di pittura moderna". (J. G. Manueste, ottobre 1981).
"...Incisione, pittura e illustrazione sono i tre campi in cui il discorso di Alberto Parducci procede parallelamente, guidato dallo stesso amore di verità, dalla stessa coscienza responsabile, dallo stesso puntiglio di verifica e di approfondimento verso un fine espressivo che è di volta in volta in rapporto segno-spazio, luce-colore, uomo-natura. Quest'ultimo pertinente alla storia e ai suoi accadimenti razionali circostanziati dal testo. Parducci incisore rivela più chiaramente la matrice toscana che qui si colloca nel primo Quattrocento, nell'antitesi di spazio empirico, di "statua scolpita" e di "statua disegnata". L'agilità e la precisione del segno compiono il miracoloso "artificio" di bloccare la forma, di commisurarla allo spazio, di far coincidere finito e infinito, vitalità ed espansione, "temporaneo ed eterno". Parducci pittore conferma la lezione antica e l'approfondisce. E' impossibile non pensare a Giotto, al luminoso plasticismo degli affreschi di Padova. Anche nei dipinti come nelle incisioni le figure non hanno il volto e questo non per consuetudine stilistica, ma per esigenza espressiva e compositiva. Dalle masse elastiche e pur vibranti, ferme come al vertice della tensione che si propaga nello spazio, emana un significato di religiosità corale. E' come se intorno a quei nuclei di preghiera gravitasse tutto il cielo - oltre l'orizzonte abbassato - e lievitassero la terra, la materia e lo spazio in dimensioni di infinito. Parducci conferma l'eccezionale disponibilità alla tematica religiosa anche quando, come nelle sue più vivide incisioni, il discorso prende avvio da una realtà esistenziale. Gli "scalpellini", "i raccoglitori di olive", "il questuante", non meno del "santo" che come pietra d'angolo, regge le strutture del portico, cioè della chiesa - sono intimamente temi sacri: la sacralità del lavoro, la sacralità della vita". (L. Toesca da "Arte Oggi" 1979 - 1980).
Parducci è citato in numerose pubblicazioni d'arte ed ha al suo attivo personali e collettive nelle maggiori città italiane e straniere, consistente è il numero delle sue opere di soggetto paesaggistico ed espressionistico che si trovano presso enti pubblici, musei, collezioni private.