Militaria Musei 1


Militaria    Musei


 

Il Museo storico nazionale degli Alpini è insediato in un imponente scenario naturale, in cresta alla rocca del Doss Trento (o "Verruca"), che domina con i suoi 115 metri di quota la città di Trento.
La città ospitò importanti insediamenti umani preistorici e già con l'imperatore Augusto, ma particolarmente durante le invasioni barbariche, ebbe funzione di accampamento fortificato delle genti che venivano man mano insediandosi ai margini della piana dell'Adige.
Della chiesa paleocristiana, che sorgeva sulla parte più alta del dosso e di cui è rimasta la traccia perimetrale, venne alla luce un mosaico assai interessante. Durante il dominio austriaco, la "Verruca" faceva parte della piazzaforte di Trento ed era stata adattata a polveriera militare. Nel 1921 dal Demanio militare passò in proprietà al Comune di Trento. Nel luglio 1916, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Boselli, propose al Parlamento che fosse eretto un Monumento nazionale a Cesare Battisti a Trento. Nel 1921 il progetto di legge fu approvato e nel 1935, su disegno dell'architetto Ettore Fagioli, il Mausoleo battistiano venne portato a termine. Costruito tutto in pietra trentina, il monumento è composto di tre parti: il basamento, alto 5 metri, le colonne, 12 metri, e la trabeazione, alta 3 metri; nel centro la grande ara di porfido di Pavenaggio e, sotto, il vasto ipogeo dove sono la tomba ed il busto dell'Eroe, opera dello scultore trentino Fozzer. L'idea che accanto al Mausoleo battistiano sorgesse un museo nazionale del Corpo degli Alpini si deve alla Legione Trentina, Associazione dei volontari trentini nella guerra 1915 - 18, e la proposta per la sua attuazione fu accolta dal Governo nel 1938.
Più tardi, nel 1940, alcuni eminenti architetti presentarono un progetto, comprendente il Museo, che prevedeva la costruzione sulla "Verruca" di un grandioso complesso monumentale di opere durature, rievocante il "castrum" romano, il quale avrebbe celebrato nel tempo le gesta delle truppe da montagna d'Italia: l'"Acropoli Alpina".
Non potendosi più pensare, tuttavia, nei difficili anni del dopoguerra alla realizzazione del grande monumentale "castrum", per l'altissimo costo dell'opera, venne decisa la costruzione del solo Museo, quale primo nucleo del complesso dell'Acropoli Alpina, resa possibile dal generoso contributo finanziario delle Autorità regionali e dalla cessione, da parte del Comune di Trento, della ex polveriera austriaca da adattarsi a sede del Museo. Il 15 marzo 1958, in occasione dell'adunata dell'Associazione Nazionale Alpini a Trento, fu inaugurata ufficialmente la costruzione.
 All'entrata del Museo, due cannoni: il famoso e glorioso 65/17 da montagna, che accompagnò le azioni degli Alpini nella guerra 15 - 18 ed il 75/13 assegnato all'Artiglieria da montagna dopo la Prima Guerra Mondiale. All'interno, nella grande sala, nelle otto nicchie perimetrali, è raccolta in sintetiche rassegne la documentazione della storia del Corpo degli Alpini, dalla sua fondazione ai giorni nostri; mentre cimeli, pubblicazioni e materiale illustrativo e integrativo vario sono esposti nelle vetrine del centro. Sulla parete d'entrata, i grandi ritratti del generale Giuseppe Perrucchetti, ideatore del Corpo, e di Cesare Battisti; la bandiera austriaca che un tempo sventolava sulla "Verruca" di Trento e il Medagliere del generale Giuseppe Adami. Egli, già comandante del 5° reggimento nella Campagna di Russia, fu uno dei valorosi protagonisti della battaglia di Nikolajewka. Commissario prima e Presidente poi della Fondazione Acropoli Alpina, vi dedicò tutta la sua intelligente e appassionata attività, specialmente per la creazione del Museo, fino alla morte, avvenuta il 31 luglio 1964. Sulla parete di fronte il pannello raffigurante "La morte del Capitano", del conte Paolo Caccia Dominioni, con parole tratte dalla motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria del capitano Giuseppe Grandi del Battaglione Tirano del 5°, caduto in Russia.
Negli angoli gli stendardi dei reparti alpini e il busto de l'"Alpino". Trofei di armi e riproduzioni delle varie uniformi dalla fondazione del Corpo ad oggi, sono esposti sui pilastri tra le singole nicchie. Nella saletta, all'entrata del Museo, le uniformi e il materiale di equipaggiamento.
In un breve rialzo sula piano della sala, illuminato dai vani aperti sullo sfondo del bosco, il Sacrario delle Medaglie d'Oro delle truppe alpine. Nel mezzo, un gran masso roccioso del Monte Grappa; alle pareti, i nomi dei decorati delle guerre dal 1896 al 1945 incisi su grandi lastre di marmo bianco; sopra, tutt'intorno, la significativa e suggestiva rappresentazione de luoghi che furono testimoni delle gesta di guerra degli alpini, anch'essa opera del conte Caccia Dominioni.
In centro città è consigliabile visitare il Duomo, in stile romanico lombardo, sede del Concilio del 1545, il Palazzo Pretorio, la torre civica e le case Rella, coperte di affreschi allegorici del XVIII secolo.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo ha sede a Trento (Acropoli Alpina). Può essere visitato tutti i giorni della settimana, escluso il lunedì, dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 14.30 alle 17.00.
Per le visite in orari diversi, è necessario prendere accordi con la Direzione del Museo (tel. 0461 827248).

L'Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.) fondata nel 1919, ha sede in Milano, è apolitica e apartitica, è costituita tra coloro che hanno appartenuto o appartengono alle Truppe Alpine: alpini, artiglieri da montagna, genieri, trasmettitori, paracadutisti e militari dei servizi in organico alle Truppe Alpine.

L'Associazione si propone di:
  • tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, difenderne le caratteristiche, illustrarne le glorie e le gesta;
  • rafforzare tra gli Alpini di qualsiasi grado e condizione i vincoli di fratellanza nati dall'adempimento del comune dovere verso la Patria e curarne, entro i limiti di competenza, gli interessi e l'assistenza;
  • favorire i rapporti con i Reparti e con gli Alpini in armi;
  • promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna e del rispetto dell'ambiente naturale, anche ai fini della formazione spirituale e intellettuale delle nuove generazioni;
  • concorrere, quale Associazione volontaria, al conseguimento dei fini dello Stato e delle pubbliche amministrazioni in materia di protezione civile in occasione di catastrofi e di calamità naturali.
L'A.N.A. consegue i propri scopi associativi mediante l'opera e l'apporto dei propri iscritti, Sezioni, Gruppi e amici utilizzando i proventi derivanti, dalle quote associative e dal proprio patrimonio sociale, nonchè mediante acquisizione di eventuali contributi da parte dello Stato, Enti e privati. Le sedi oltre a essere presenti in tutto il territorio nazionale se ne trovano svariate in tutto il mondo (Europa, America del Nord, America del Sud, Australi e Africa).

La direzione del giornale può essere contattata al:
Tel. 02.29013181
Fax. 02.29003611
La Sezione Nazionale si trova al seguente indirizzo:
Via Marsala, 9
2 0 1 2 1 - Milano
Tel. 02.62410200
Fax. 02.6592364
info@ana.it
http://www.ana.it/

  per approfondimenti  Esercito Italiano 


 

L'ANPdI è apolitica, non persegue fini di lucro, ha carattere eminentemente patriottico e morale, ed ha per scopi:
  • l'amore e la fedeltà alla Patria;
  • la glorificazione dei Paracadutisti caduti nell'adempimento del dovere, in guerra e in pace, perpetuandone le memorie;
  • l'esaltazione delle glorie della Specialità e la celebrazione della sua festa;
  • il rafforzamento dei vincoli di fratellanza e di solidarietà che devono unire, anche nella vita civile, i paracadutisti di qualsiasi grado e condizione;
  • il mantenimento dei necessari collegamenti con le Forze Armate Italiane e con tutti gli Enti interessati all'attività paracadutistica;
  • l'effettuazione di corsi aspiranti paracadutisti per la diffusione del paracadutismo tra i giovani;
  • l'effettuazione delle esercitazioni e manifestazioni paracadutistiche al precipuo scopo di mantenere e rafforzare l'addestramento degli appartenenti alla Specialità;
  • la realizzazione di iniziative che contribuiscono al perfezionamento della Specialità e favoriscano la divulgazione dello spirito paracadutistico italiano.

L'ANPdI è l'unico Ente che cura e disciplina tutta l'attività paracadutistica civile in Italia avente interesse militare.

La Presidenza Nazionale ha sede a Roma in Via Sforza, 5 (CAP 00184) e può essere contattata ai numeri 064746396 oppure 06486662 per inviare un fax.

L'Associazione è presente in Internet con il sito www.anpdi.org/ e pubblica il mensile "Folgore".

 


 

El Alamein

Sono passati sessant'anni da quell'estate terribile di guerra. Eravamo giunti al secondo anno di combattimenti nel deserto africano. Il generale Erwin Rommel alla testa dell'Armata Corazzata Italo tedesca aveva condotto la seconda avanzata nel deserto in modo fulmineo. In poco più di tre mesi aveva portato le divisioni dell'Asse ad un centinaio di chilometri da Alessandria.

La corsa aveva allungato il percorso che i rifornimenti dovevano coprire per giungere in linea.
Malta, base della Royal Navy britannica nel Mediterraneo, era stata messa a tacere, almeno per un po'. Tobruk, espugnata dal XXXI guastatori del Maggiore Paolo Caccia Dominioni, era caduta di schianto, lasciando alle esauste truppe di Rommel ogni genere di materiali, mezzi, carburanti ed oltre 30.000 prigionieri.
Il Cairo sembrava a portata di mano e chi sperava di fermare Rommel per dare il via alla eliminazione di Malta con "l'Operazione C3", andò a cozzare con la suscettibilità del Generale.
Sicuro di potercela fare con le forze a disposizione Rommel forzò la mano del destino e perse.
Senza la possibilità di rifarsi.

Lapide del 7° Reggimento Bersaglieri

L'Armata Corazzata Italo Tedesca si è dovuta arrestare dove Auckinleck, Comandante dello scacchiere Medio Orientale britannico, aveva previsto; la stretta fascia di deserto delimitata dalla costa a nord (Golfo degli Arabi) e dalla depressione di El Quattara a sud. Qui gli Inglesi obbligheranno gli Italo Tedeschi ad una terribile battaglia di logoramento, fatta di artiglierie e masse corazzate, lanciate in attacchi reiterati contro forze inferiori per numero, non per qualità e caratteristiche dei combattenti. Il destino dell'ACIT era scritto nei numeri, nel numero di uomini, artiglierie, carri, che lo componevano, e che una battaglia senza possibilità di manovra gli impose.

In queste pagine potrete trovare una ricostruzione della battaglia curata dal Tenente Generale Gualtiero Stefanon ed una presentazione sul Colonnello Paolo Caccia Dominioni, una versione interattiva della stessa battaglia corredata di informazioni relative ai mezzi ed ai reparti impegnati sul terreno oltre ad una serie di approfondimenti sulle Unità Italiane che vi combatterono.

  La Battaglia - a cura del Ten.Gen. Gualtiero Stefanon

Su questa pagina è disponibile in formato "pdf" la presentazione sulla battaglia di El Alamein curata dal Tenente Generale Gualtiero Stefanon.

Inoltre è disponibile una seconda presentazione sulla vita della Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito Paolo Caccia Dominioni, durante la campagna in Africa Settentrionale Comandante del XXXI battaglione guastatori del genio.

Mappe della battaglia  I REPARTI ITALIANI

L'OTTAVA ARMATA

9^div. AUS; 51^div brit; 2^div. NZ; 1^div. SA; 4^div. IND;  50^div. brit; 44^div. brit; 1^div.cor; 7^div cor; 10^div.cor;

 I REPARTI TEDESCHI

VAI TNTERRATTIVA metti link

Ti apparirà la mappa interattiva riportata qui a sinistra sulla quale l'orologio posto in alto a sinistra scandirà ogni singolo episodio del combattimento.
Fai proseguire gli scontri cliccando sulle frecce di avanzamento temporale degli episodi poste sotto il quadrante, e segui nella barra verticale (box testo eventi) la spiegazione degli scontri.
Quando troverai la parola "clicca", agendo come descritto alle frecce poste sotto l'orologio, potrai assistere agli eventi appena descritti nel testo.
Nella finestra in basso troverai invece tutte le informazioni sui reparti, sui carri, sugli episodi di eroismo consacrati con il conferimento della Medaglia d'Oro a Valor Militare.

funzionamento dell'interfaccia grafico

Sulla mappa invece troverai, all'inizio di ogni giornata, le insegne delle Unità, posizionate sull'ultimo punto raggiunto la giornata precedente.

Ogni volta che il reparto sarà coinvolto in azione, si trasformerà in uomini e carri in proporzione alla forza dell'Unità nel momento considerato.
Le Unità impegnate in combattimento resteranno "animate" fino al termine della giornata considerata.

Cliccando sui distintivi o sulle figure otterrai le informazioni sull'Unità o sul mezzo. Cliccando invece sulla medaglia che appare nel box testo eventi conoscerai alcuni degli episodi di valore che videro protagonisti i nostri soldati.

La mappa interattiva del campo di battaglia

  I protagonisti


Erwin Johannes Eugen Rommel

Rommel è considerato uno dei generali più popolari della II° Guerra Mondiale per via della grande padronanza dimostrata nelle tecniche della guerra moderna, soprattutto nell'impiego delle grandi masse corazzate.
Nasce a Heidenheim il 15 novembre 1891. Si arruola come allievo ufficiale nel 1910 e nel 1912 viene nominato Sottotenente nel 104° reggimento fanteria del Württenberg.
Durante la I° Guerra Mondiale combatte come Tenente sul fronte occidentale, in Romania, e sul fronte italiano, durante la campagna di Caporetto dove guadagna la promozione a Capitano e la massima onorificenza tedesca, la croce Pour le Mérite.
Nel 1933 viene promosso Maggiore e nominato comandante del 3° battaglione Jäger nel 17° reggimento fanteria.
Dal 1935 ottiene una serie di promozioni che lo portano, il 23 agosto 1939, a ricoprire la carica di Generalmajor, come comandante della guardia del corpo del Führer, incarico da cui può seguire lo svolgimento complessivo della campagna contro la Polonia.
Il 15 febbraio 1940 ottiene il comando della 7° Panzerdivision, con la quale ottiene grandi successi durante l'invasione della Francia.
Nel gennaio 1941 viene promosso Generalleutnant e gli viene affidato il comando dell'Afrikakorps in corso di formazione. Il 22 giugno successivo assume la carica di Feldmaresciallo.
Dopo la sconfitta di El Alamein, con grande abilità, riesce a portare i resti della sua armata in Tunisia, dove ottiene il suo ultimo successo sugli americani, nella battaglia del passo Kasserine. Lascia l'Africa nel marzo del 1943 per essere trasferito in Italia, poi in Grecia ed infine in Francia.

Nel 1944 viene fatto il suo nome tra i responsabili dell'attentato ai danni di Hitler e gli viene offerta una duplice scelta tra il processo pubblico per alto tradimento ed il suicidio. Il 14 ottobre decide per la seconda opzione.
Ad annunciare la sua morte è lo stesso Hitler che fa celebrare, in suo onore, imponenti onoranze funebri.


Sir Bernand Law Montgomery

Nasce a Kennington Oval il 17 settembre 1887. Nel 1908 lascia l'Accademia Militare di Sandhurst col grado di Sottotenente. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale con il grado di Capitano e solo nel 1937 diventa Generale.
Nel 1940 durante l'attacco tedesco in Francia, con la sua divisione è costretto a reimbarcarsi a Dunkerque dove, fino al 1942, ha il comando del settore sud-est dell'Inghilterra.
Alla metà dello stesso anno, per ordine del primo ministro inglese Churchill, viene inviato in Egitto alla testa dell'VIII Armata. Qui tra i mesi di novembre e ottobre raggiunge la gloria, sconfiggendo nella battaglia di El Alamein, Rommel e la sua Afrikakorps.
Nel luglio del 1943 partecipa allo sbarco in Sicilia e a dicembre viene richiamato in patria, per essere posto al comando dello SHAEFF, l'organo interalleato che organizza lo sbarco in Normandia, a cui poi partecipa dopo essere stato nominato Maresciallo, col 21° Corpo d'Armata.

Dopo la guerra nel 1946 viene insignito del titolo di Visconte di El Alamein e nominato Capo di Stato Maggiore Imperiale. Conclude la sua carriera come Comandante Supremo della NATO in Europa nel 1958.
Muore a Inlington Mill, presso Alton nell'Hampshire, il 24 marzo del 1976.

Lo schieramento italiano

El Alamein - Un carro M13 italiano in marcia sulla Balbia

 Reparti Italiani impegnati nella battaglia erano suddivisi nei tre Corpi d'Armata X, XX e XXI.

Il Decimo, schierato più a sud dalla depressione di El Quattara comprendeva le divisioni Pavia(17^), Folgore(185^) e Brescia(27^).
Il Ventesimo comprendeva la Bologna(25^) e la Trento(102^).
Il Ventunesimo le divisioni corazzate Ariete(132^) e Littorio(133^) e la Divisione motorizzata Trieste(101^).
Reggimenti bersaglieri, battaglioni genio e gruppi d'artiglieria completavano i supporti dei Corpi d'Armata che avevano al loro interno anche Grandi Unità tedesche come la 2^Brigata Paracadutisti (Ramcke) inserita nel X Corpo e la 164^ Divisione Leggera che completava il XX.

Le Medaglie d'Oro al Valor Militare

INDIVIDUALI

PICCININI Vittorio
Capitano s.p.e. fanteria, 133° reggimento carrista

Comandante di compagnia carri M. 14/41, a malgrado della critica situazione tattica, dei mezzi inadeguati, delle condizioni ambientali particolarmente difficili, la guidava con superbo slancio all'attacco di soverchianti forze corazzate, contribuendo, con abile manovra e singolare audacia, ad un netto successo. Caduti i tre quarti degli ufficiali e lo stesso comandante di battaglione, io sostituiva e, coi carri superstiti, benché il suo fosse stato colpito, incalzava arditamente l'avversario. Gravemente ustionato, ferito alla gola ed al petto e con un braccio stroncato, non desisteva dall'azione alla quale, imperterrito, imprimeva rinnovato vigore col suo eroico esempio e, nella luce della vittoria, immolava la sua vita per l'onore delle armi d'Italia, con fermando anche tra i suoi carristi, le salde virtù di comandante capace e valoroso di cui aveva dato prove luminose in precedenti campagne di guerra.
Africa Settentrionale, ottobre 1942.

BRANDI Ferruccio
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"

Comandante di plotone paracadutisti, attaccato da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli. Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed, esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia incendiaria lo metteva in fiamme. Nell'ardita impresa veniva colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante, orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione aspramente contesa e, protraendo la resistenza per più ore, oltre le umane possibilità, s'imponeva all'ammirazione dello stesso avversario. I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la più alta ricompensa.
El Munassib (Africa Settentrionale), 24 ottobre 1942.

GOLA Marco
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria paracadutisti, Divisione "Folgore"

Ufficiale di artiglieria paracadutista di elette qualità professionali e morali chiedeva di far parte di un battaglione paracadutisti. Ricoverato in luogo di cura per malattia contratta a causa dei disagi della vita del deserto, fuggì dall'ospedale per partecipare ai combattimenti in cui il battaglione era impegnato. Più volte, sotto rabbioso tiro nemico rimase calmo, in piedi, a dirigere il tiro dei propri mortai sublime esempio ai suoi paracadutisti. Durante un violento e pericoloso attacco di prevalenti forze nemiche preceduto da lungo ed intenso tiro di preparazione d'artiglieria appoggiato da carri armati e diretto al fianco ed al tergo del battaglione sostituiva col tiro accelerato dei suoi mortai il fuoco di sbarramento di artiglieria venuto a mancare, continuando a martellare il nemico durante la sua avanzata ed incurante del violento fuoco di controbatteria cui era sottoposto. Delineatosi il contrattacco dei paracadutisti italiani, di iniziativa, riuniva i propri serventi e si scagliava contro il nemico disorientandolo. Ferito due volte, continuava a combattere; ferito una terza volta e mortalmente, rifiutava energicamente di essere soccorso dai suoi paracadutisti accorsi e li incitava ancora al combattimento. Consapevole della sua prossima fine, rimaneva sereno e forte e dichiarava solo di essere fiero che il battaglione avesse assolto il compito affidatogli. Spirava poche ore dopo, chiudendo gloriosamente la sua generosa esistenza.
Egitto, Naqb Rala (El Alamein), 23-24 ottobre 1942.

FOTO MANCANTE

GAMBAUDO Giovanni
Sottotenente cpl., 186° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"

Comandante di centro avanzato attaccato da preponderanti forze corazzate e motorizzate, per tutta la notte, con il tiro delle proprie armi, riusciva ad inchiodare il nemico davanti alle sue posizioni, arrestandone lo slancio offensivo, e causandogli forti perdite. All'alba, per quanto ferito, con i pochi superstiti, si lanciava al contrassalto, per alleggerire la pressione sui centri di resistenza laterali. Ricacciato nel suo centro dall'azione dell'artiglieria nemica, ormai quasi privo di uomini, ferito una seconda volta, riprendeva personalmente il fuoco con le armi rimastegli. Ferito per una terza volta ed intimata gli la resa, rifiutava; ritto in piedi, sparava l'ultimo caricatore di moschetto sul nemico, e colpito una quarta volta, moriva al suo posto di combattimento gridando: "La Folgore muore ma non si arrende! Viva l'italia!"
Qaret el Himmeimat (A.S.), 23 -24 ottobre 1942.

PIRLONE Dario
Sergente maggiore, 185° reggimento artiglieria "Folgore"

Comandante di un pezzo anticarro impegnato da forte formazione di carri armati di fanteria nemica, riusciva, dopo strenua lotta, ad infliggere al nemico sensibili perdite, catturando con ardita mossa lo equipaggio di un carro colpito. Successivamente, avuto immobilizzato il pezzo, feriti i suoi serventi, ferito egli stesso gravemente alle gambe, incitava i dipendenti a non perdersi d'animo ed a continuare a combattere con le bombe a mano ed i pugnali. Sopraffatto dal nemico, irrompente nella postazione, vincendo lo strazio del suo corpo martoriato, sorreggendosi con uno sforzo supremo sulle gambe maciullate, scaricava la pistola sul nemico e gridando: "Voi non mi avrete vivo -Viva l'Italia", cadeva da prode.
El Alamein (A.S.), 24 ottobre 1942.

BANDINI Roberto
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore"

Comandante di un centro di fuoco sulla linea di resistenza, attaccato da preponderanti forze motorizzate sostenute dall'intenso efficace tiro di artiglieria, reagiva con perizia e valore riuscendo ad arrestare l'impeto nemico e a ristabilire la situazione con audace contrassalto. Ferito, continuava a mantenere il comando del centro sottoposto alla pressione nemica. Attaccato nuovamente, resisteva imperterrito a malgrado delle gravi perdite subite e quindi contrassaltava con violenza. Gravemente ferito una seconda volta, persisteva nell'impari lotta alimentando lo spirito combattivo dei suoi valorosi paracadutisti col suo eroico esempio. Colpito per la terza volta protraeva l'azione, culminante in epica mischia all'arma bianca, finché cadeva sull'estremo lembo della posizione da lui contesa all'avversario per tre giorni con ammirabile tenacia. Purissimo esempio di leggendario eroismo, chiudeva la sua giovane esistenza al grido di "Avanti la Folgore. Viva l'Italia".
Quota 125 di Qaret el Him meimat (Egitto), 23-25 ottobre 1942.

CAPPELLETTO Giuseppe
Paracadutista, 186° rgt. paracadutisti "Folgore"

Portaordini di un centro avanzato attaccato da ingenti masse corazzate nemiche, si spingeva audacemente in avanti fin dall'inizio della lotta per poter dare sicure informazioni. Ferito persisteva nel suo compito e rientrava poi portando sulle spalle un compagno ferito più gravemente di lui. Medicato sommariamente, rifiutava di allontanarsi e rimaneva al suo posto di combattimento. Rimasto il suo centro isolato, si offriva per riferire al comandante di compagnia sulla situazione e, in terreno piatto, completamente scoperto, sotto lo infuriare del tiro nemico, compiva anche questa seconda missione e, benché nuovamente ferito, rientrava ancora al suo centro per riprendere la lotta. Completamente accerchiato il centro, costretto con i superstiti all'ultimo limite della trincea, caduti tutti i graduati, era ancora l'anima della resistenza e, rifiutata la resa, continuava la lotta, fino a che una granata, colpendolo in pieno, non ne stroncava la eroica resistenza.
Quota 125 di Qaret el Himmcimat (A.S.), 23-25 ottobre 1942.

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