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Militaria Musei
Il Museo storico nazionale degli Alpini è
insediato in un imponente scenario naturale, in cresta alla rocca del
Doss Trento (o "Verruca"), che domina con i suoi 115 metri di
quota la città di Trento. MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO Il Museo ha sede a Trento (Acropoli Alpina). Può
essere visitato tutti i giorni della settimana, escluso il lunedì,
dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 14.30 alle 17.00.
L'Associazione si propone di:
Tel. 02.29013181La Sezione Nazionale si trova al seguente indirizzo: Via Marsala, 9 per approfondimenti Esercito Italiano
La Presidenza Nazionale ha sede a Roma in Via Sforza, 5 (CAP 00184) e può essere contattata ai numeri 064746396 oppure 06486662 per inviare un fax. L'Associazione è presente in Internet con il sito www.anpdi.org/ e pubblica il mensile "Folgore".
Sono passati sessant'anni da quell'estate
terribile di guerra. Eravamo giunti al secondo anno di combattimenti nel
deserto africano. Il generale Erwin Rommel alla testa dell'Armata
Corazzata Italo tedesca aveva condotto la seconda avanzata nel deserto
in modo fulmineo. In poco più di tre mesi aveva portato le divisioni
dell'Asse ad un centinaio di chilometri da Alessandria.
L'Armata Corazzata Italo Tedesca si è dovuta
arrestare dove Auckinleck, Comandante dello scacchiere Medio Orientale
britannico, aveva previsto; la stretta fascia di deserto delimitata
dalla costa a nord (Golfo degli Arabi) e dalla depressione di El
Quattara a sud. Qui gli Inglesi obbligheranno gli Italo Tedeschi ad una
terribile battaglia di logoramento, fatta di artiglierie e masse
corazzate, lanciate in attacchi reiterati contro forze inferiori per
numero, non per qualità e caratteristiche dei combattenti. Il destino
dell'ACIT era scritto nei numeri, nel numero di uomini, artiglierie,
carri, che lo componevano, e che una battaglia senza possibilità di
manovra gli impose.
Su questa pagina è disponibile in formato
"pdf" la presentazione sulla battaglia di El Alamein curata
dal Tenente Generale Gualtiero Stefanon. Mappe della battaglia I REPARTI ITALIANI
L'OTTAVA ARMATA
I REPARTI TEDESCHI
VAI TNTERRATTIVA metti link Ti apparirà la mappa
interattiva riportata qui a sinistra sulla quale l'orologio
posto in alto a sinistra scandirà ogni singolo episodio del
combattimento.
Sulla mappa invece troverai, all'inizio di ogni
giornata, le insegne delle Unità, posizionate
sull'ultimo punto raggiunto la giornata precedente.
I protagonisti
Nasce a Heidenheim il 15 novembre 1891. Si arruola come allievo ufficiale nel 1910 e nel 1912 viene nominato Sottotenente nel 104° reggimento fanteria del Württenberg. Durante la I° Guerra Mondiale combatte come Tenente sul fronte occidentale, in Romania, e sul fronte italiano, durante la campagna di Caporetto dove guadagna la promozione a Capitano e la massima onorificenza tedesca, la croce Pour le Mérite. Nel 1933 viene promosso Maggiore e nominato comandante del 3° battaglione Jäger nel 17° reggimento fanteria. Dal 1935 ottiene una serie di promozioni che lo portano, il 23 agosto 1939, a ricoprire la carica di Generalmajor, come comandante della guardia del corpo del Führer, incarico da cui può seguire lo svolgimento complessivo della campagna contro la Polonia. Il 15 febbraio 1940 ottiene il comando della 7° Panzerdivision, con la quale ottiene grandi successi durante l'invasione della Francia. Nel gennaio 1941 viene promosso Generalleutnant e gli viene affidato il comando dell'Afrikakorps in corso di formazione. Il 22 giugno successivo assume la carica di Feldmaresciallo. Dopo la sconfitta di El Alamein, con grande abilità, riesce a portare i resti della sua armata in Tunisia, dove ottiene il suo ultimo successo sugli americani, nella battaglia del passo Kasserine. Lascia l'Africa nel marzo del 1943 per essere trasferito in Italia, poi in Grecia ed infine in Francia. Nel 1944 viene fatto il suo nome tra i
responsabili dell'attentato ai danni di Hitler e gli viene offerta una
duplice scelta tra il processo pubblico per alto tradimento ed il
suicidio. Il 14 ottobre decide per la seconda opzione.
Nel 1940 durante l'attacco tedesco in Francia, con la sua divisione è costretto a reimbarcarsi a Dunkerque dove, fino al 1942, ha il comando del settore sud-est dell'Inghilterra. Alla metà dello stesso anno, per ordine del primo ministro inglese Churchill, viene inviato in Egitto alla testa dell'VIII Armata. Qui tra i mesi di novembre e ottobre raggiunge la gloria, sconfiggendo nella battaglia di El Alamein, Rommel e la sua Afrikakorps. Nel luglio del 1943 partecipa allo sbarco in Sicilia e a dicembre viene richiamato in patria, per essere posto al comando dello SHAEFF, l'organo interalleato che organizza lo sbarco in Normandia, a cui poi partecipa dopo essere stato nominato Maresciallo, col 21° Corpo d'Armata. Dopo la guerra nel 1946 viene insignito del
titolo di Visconte di El Alamein e nominato Capo di Stato Maggiore
Imperiale. Conclude la sua carriera come Comandante Supremo della NATO
in Europa nel 1958. Lo schieramento italiano
Reparti Italiani impegnati nella
battaglia erano suddivisi nei tre Corpi d'Armata X, XX e XXI. Le Medaglie d'Oro al Valor MilitareINDIVIDUALI
Capitano s.p.e. fanteria, 133° reggimento carrista Comandante di compagnia carri M. 14/41, a
malgrado della critica situazione tattica, dei mezzi inadeguati, delle
condizioni ambientali particolarmente difficili, la guidava con superbo
slancio all'attacco di soverchianti forze corazzate, contribuendo, con
abile manovra e singolare audacia, ad un netto successo. Caduti i tre
quarti degli ufficiali e lo stesso comandante di battaglione, io
sostituiva e, coi carri superstiti, benché il suo fosse stato colpito,
incalzava arditamente l'avversario. Gravemente ustionato, ferito alla
gola ed al petto e con un braccio stroncato, non desisteva dall'azione
alla quale, imperterrito, imprimeva rinnovato vigore col suo eroico
esempio e, nella luce della vittoria, immolava la sua vita per l'onore
delle armi d'Italia, con fermando anche tra i suoi carristi, le salde
virtù di comandante capace e valoroso di cui aveva dato prove luminose
in precedenti campagne di guerra.
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore" Comandante di plotone paracadutisti, attaccato
da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico
esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione
affidatagli. Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li
guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le
fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da
carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed,
esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di
immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia
incendiaria lo metteva in fiamme. Nell'ardita impresa veniva colpito da
raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il
dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante,
orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad
incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col
suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione
aspramente contesa e, protraendo la resistenza per più ore, oltre le
umane possibilità, s'imponeva all'ammirazione dello stesso avversario.
I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la più
alta ricompensa.
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria paracadutisti, Divisione "Folgore" Ufficiale di artiglieria paracadutista di
elette qualità professionali e morali chiedeva di far parte di un
battaglione paracadutisti. Ricoverato in luogo di cura per malattia
contratta a causa dei disagi della vita del deserto, fuggì
dall'ospedale per partecipare ai combattimenti in cui il battaglione era
impegnato. Più volte, sotto rabbioso tiro nemico rimase calmo, in
piedi, a dirigere il tiro dei propri mortai sublime esempio ai suoi
paracadutisti. Durante un violento e pericoloso attacco di prevalenti
forze nemiche preceduto da lungo ed intenso tiro di preparazione
d'artiglieria appoggiato da carri armati e diretto al fianco ed al tergo
del battaglione sostituiva col tiro accelerato dei suoi mortai il fuoco
di sbarramento di artiglieria venuto a mancare, continuando a martellare
il nemico durante la sua avanzata ed incurante del violento fuoco di
controbatteria cui era sottoposto. Delineatosi il contrattacco dei
paracadutisti italiani, di iniziativa, riuniva i propri serventi e si
scagliava contro il nemico disorientandolo. Ferito due volte, continuava
a combattere; ferito una terza volta e mortalmente, rifiutava
energicamente di essere soccorso dai suoi paracadutisti accorsi e li
incitava ancora al combattimento. Consapevole della sua prossima fine,
rimaneva sereno e forte e dichiarava solo di essere fiero che il
battaglione avesse assolto il compito affidatogli. Spirava poche ore
dopo, chiudendo gloriosamente la sua generosa esistenza. FOTO MANCANTE GAMBAUDO GiovanniSottotenente cpl., 186° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore" Comandante di centro avanzato attaccato da
preponderanti forze corazzate e motorizzate, per tutta la notte, con il
tiro delle proprie armi, riusciva ad inchiodare il nemico davanti alle
sue posizioni, arrestandone lo slancio offensivo, e causandogli forti
perdite. All'alba, per quanto ferito, con i pochi superstiti, si
lanciava al contrassalto, per alleggerire la pressione sui centri di
resistenza laterali. Ricacciato nel suo centro dall'azione
dell'artiglieria nemica, ormai quasi privo di uomini, ferito una seconda
volta, riprendeva personalmente il fuoco con le armi rimastegli. Ferito
per una terza volta ed intimata gli la resa, rifiutava; ritto in piedi,
sparava l'ultimo caricatore di moschetto sul nemico, e colpito una
quarta volta, moriva al suo posto di combattimento gridando: "La
Folgore muore ma non si arrende! Viva l'italia!"
Sergente maggiore, 185° reggimento artiglieria "Folgore" Comandante di un pezzo anticarro impegnato da
forte formazione di carri armati di fanteria nemica, riusciva, dopo
strenua lotta, ad infliggere al nemico sensibili perdite, catturando con
ardita mossa lo equipaggio di un carro colpito. Successivamente, avuto
immobilizzato il pezzo, feriti i suoi serventi, ferito egli stesso
gravemente alle gambe, incitava i dipendenti a non perdersi d'animo ed a
continuare a combattere con le bombe a mano ed i pugnali. Sopraffatto
dal nemico, irrompente nella postazione, vincendo lo strazio del suo
corpo martoriato, sorreggendosi con uno sforzo supremo sulle gambe
maciullate, scaricava la pistola sul nemico e gridando: "Voi non mi
avrete vivo -Viva l'Italia", cadeva da prode.
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore" Comandante di un centro di fuoco sulla linea di
resistenza, attaccato da preponderanti forze motorizzate sostenute
dall'intenso efficace tiro di artiglieria, reagiva con perizia e valore
riuscendo ad arrestare l'impeto nemico e a ristabilire la situazione con
audace contrassalto. Ferito, continuava a mantenere il comando del
centro sottoposto alla pressione nemica. Attaccato nuovamente, resisteva
imperterrito a malgrado delle gravi perdite subite e quindi
contrassaltava con violenza. Gravemente ferito una seconda volta,
persisteva nell'impari lotta alimentando lo spirito combattivo dei suoi
valorosi paracadutisti col suo eroico esempio. Colpito per la terza
volta protraeva l'azione, culminante in epica mischia all'arma bianca,
finché cadeva sull'estremo lembo della posizione da lui contesa
all'avversario per tre giorni con ammirabile tenacia. Purissimo esempio
di leggendario eroismo, chiudeva la sua giovane esistenza al grido di
"Avanti la Folgore. Viva l'Italia".
Paracadutista, 186° rgt. paracadutisti "Folgore" Portaordini di un centro avanzato attaccato da
ingenti masse corazzate nemiche, si spingeva audacemente in avanti fin
dall'inizio della lotta per poter dare sicure informazioni. Ferito
persisteva nel suo compito e rientrava poi portando sulle spalle un
compagno ferito più gravemente di lui. Medicato sommariamente,
rifiutava di allontanarsi e rimaneva al suo posto di combattimento.
Rimasto il suo centro isolato, si offriva per riferire al comandante di
compagnia sulla situazione e, in terreno piatto, completamente scoperto,
sotto lo infuriare del tiro nemico, compiva anche questa seconda
missione e, benché nuovamente ferito, rientrava ancora al suo centro
per riprendere la lotta. Completamente accerchiato il centro, costretto
con i superstiti all'ultimo limite della trincea, caduti tutti i
graduati, era ancora l'anima della resistenza e, rifiutata la resa,
continuava la lotta, fino a che una granata, colpendolo in pieno, non ne
stroncava la eroica resistenza. per
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