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Militaria Musei 2 |
Militaria MuseiLe Medaglie d'Oro al Valor MilitareINDIVIDUALI
Paracadutista, 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore" Lanciafiammista addetto allo sbarramento del
varco di un campo minato, attaccato da preponderanti forze, sotto
violento e continuo fuoco dell'artiglieria, per oltre 24 ore si
prodigava in ogni modo con il suo speciale mezzo di lotta per impedire
il transito dei carri armati dell'avversario. Esaurito il liquido da
lanciafiamme, continuava a combattere, lanciando bottiglie anticarro,
fino a che caduto ferito, veniva catturato dall'avversario. Appena
riavutosi, con un piccolo gruppo di compagni impegnava con audace corpo
a corpo le sentinelle, e riusciva a rientrare nelle nostre linee.
Ripreso il suo posto di combattimento e colpito nuovamente persisteva
nella strenua impari lotta. Esaurite le munizioni, stretto da vicino da
carri armati che irrompevano ormai attraverso il varco, sdegnoso di
arrendersi, dissotterrava una mina e, a tre metri di distanza, la
lanciava sotto il carro armato di punta che veniva distrutto
dall'esplosione, investito dalla vampata e dalle schegge trovava
gloriosa morte. Fulgido esempio di supremo eroismo nella luce delle più
pure virtù guerriere.
Sergente paracadutista, 186° rgt. fanteria "Folgore" Nel corso di un'accanita e sanguinosa
battaglia, destinato con la sua squadra alla difesa di un'importante
posizione, per quanto duramente attaccato, resisteva tenacemente con
successo per oltre 24 ore. Accortosi che l'avversario con ingenti forze
corazzate e con truppe di assalto stava circondando e sopraffacendo un
centro di fuoco al suo fianco, di iniziativa, portava un gruppo di
uomini a soccorso dei compagni pericolanti e con grande ardimento,
all'arma bianca ed a colpi di bottiglie anticarro, riusciva a rompere il
cerchio degli attaccanti e, benché ferito, ad entrare nella posizione.
Quivi, trovato morto l'ufficiale comandante, riuniva i pochi difensori
superstiti e li portava al contrassalto ricacciando l'avversario.
Nuovamente ferito rimaneva al suo posto. In un nuovo improvviso ritorno
offensivo dell'avversario rifiutava di arrendersi e, gridando ai suoi
uomini: "La Folgore muore, ma non si arrende", li portava
ancora una volta all'assalto, ma colpito gravemente cadeva sulla
posizione tanto tenacemente difesa. Eroica figura di comandante
animatore e trascinatore di uomini.
Caporal maggiore, 185° rgt. fanteria paracadutisti "Folgore" Posto di vedetta oltre un campo minato per
prevenire la rimozione delle mine, durante un intenso tiro a nebbiogeni,
avvertiti rumori, avanzava fra la nebbia per accertamenti. Caduto in una
imboscata, impegnava accanita lotta corpo a corpo invitando ad alta voce
i difensori della posizione retrostante ad aprire il fuoco sulla zona
dove lui si trovava ad evitare che le mine venissero rimosse, immolava
così la sua giovane esistenza, mirabile esempio di elevato senso del
dovere e di stoica fermezza.
Capitano cpl. cavalleria, 187° rgt. paracadutisti "Folgore" Comandante di compagnia paracadutisti impiegata
come fanteria nella difesa di un importante caposaldo isolato nel
deserto, benché ammalato, sosteneva una poderosa preparazione di
artiglieria e poi l'attacco di forze corazzate nemiche soverchianti che
contrattaccava con indomito coraggio. Mentre il nemico sorpreso da tanta
bravura ripiegava coi suoi carri, non avendo potuto né sopraffare e
neppure fiaccare l'eroica resistenza dei difensori, il prode comandante
alla testa della compagnia decimata cadeva nel contrassalto colpito al
petto da una raffica di mitragliatrice e trovava ancora la forza di
gridare ai suoi uomini "Evviva l'Italia". Fierissimo
comandante ed esemplare soldato contribuiva a formare intorno al nome
della Divisione "Folgore" un alone leggendario di gloria.
Capitano s.p.e. cavalleria, 187° rgt. paracadutisti "Folgore" Volontario in reparti paracadutisti, celava
stoicamente le sofferenze di precedente infermità di guerra per non
allontanarsi dai suoi uomini, in durissima battaglia, comandante di
compagnia, sosteneva con indomita fermezza per più giorni consecutivi
sotto incessanti bombardamenti terrestri ed aerei l'urto di fanteria e
mezzi corazzati nemici, costringendoli sempre a ripiegare. Vista la
gravità del pericolo che correva l'intero schieramento, decideva con
fulminea prontezza di contrassaltare; fatto impugnare le bottiglie
incendiarie dai pochi uomini rimasti, con ardimento sovrumano si
avventava alla loro testa contro carri armati infiltratisi, riuscendo ad
arrestarne alcuni ed a ricacciare gli altri. Nell'inseguirli oltre la
cerchia del caposaldo, cadeva colpito a morte, coscientemente
sacrificandosi per la salvezza del settore in un atto di disperata
audacia, il solo che in quella tragica situazione poteva ricacciare
ancora una volta il nemico. Altissimo esempio di consapevole dedizione
al dovere.
Paracadutista, 187° rgt. fanteria "Folgore" Staffetta portaordini di compagnia, durante un
intensissimo e tambureggiante fuoco di preparazione di artiglieria
nemica, assicurava i collegamenti del comando con i vari centri di
fuoco. Nel corso dell'attacco, benché ferito e grondante di sangue,
portava a termine rischiose missioni. Nuovamente ferito rifiutava ogni
soccorso e si offriva pel recapito di un messaggio al comando del
battaglione. Al ritorno, ferito una terza volta nell'attraversare una
zona scoperta molto battuta, pur immobilizzato negli arti inferiori, a
forza di sole braccia e reggendosi sui gomiti, si portava al comando di
compagnia e consegnava l'ordine ricevuto. Sentendo prossima la fine, al
proprio comandante che lo sorreggeva dichiaravasi felice d'offrire la
vita per l'Italia ma dolente di non poterla più servire.
Paracadutista, 186° rgt. fanteria "Folgore" Volontario di guerra, in numerose azioni
rischiose era sempre di esempio e di incitamento ai propri commilitoni
di squadra. Durante un attacco avversario compiuto con poderosi mezzi
corazzati, sopraffatto il suo reparto, rimaneva ferito in diverse parti
del corpo e cadeva prigioniero. Nonostante la menomazione fisica
riusciva, dopo cruenta lotta con sentinelle attaccanti, a liberare
diversi camerati catturati e, dopo inauditi sforzi, a raggiungere le
nostre linee con un ufficiale gravemente ferito portato sulle spalle ed
un altro, rimasto cieco, guidato per mano. Nuovamente catturato durante
violento combattimento, tentava ancora di fuggire ma veniva gravemente
ferito. Ripresa conoscenza, s'impossessava di una rivoltella di un
caduto e impegnatosi in epico corpo a corpo, riusciva, all'estremo delle
sue forze, a rientrare al suo reparto. Paralizzato degli arti destri,
quasi cieco, resterà nel tempo, mirabile esempio di nobile altruismo e
spiccato valore personale.
Tenente cpl. paracadutista, Divisione "Folgore" Allievo paracadutista, vibrante di entusiasmo e
di fede, perduti il braccio e la spalla sinistra in esercitazione,
conscio del pericolo cui si esponeva, insisteva fino ad ottenere di
proseguire i lanci per essere pari agli altri nei pericoli, nei disagi,
nella lotta. Inabile alle fatiche di guerra, ma animato dal più alto
spirito guerriero, seguiva la sua divisione paracadutisti al fronte,
dove prodigandosi con perizia, ardimento e profondo senso del dovere nei
difficili e vitali compiti assegnatigli, costituiva con l'esempio fiamma
vivente di patriottismo, di fede e di abnegazione. In un momento assai
critico della battaglia, accerchiata la divisione da preponderanti forze
nemiche, superava con sforzo sovrumano per più giorni e notti
consecutive, ostacoli e stenti di ogni sorta per porre in salvo preziosi
materiali affidatigli. Durante un più intenso bombardamento nemico,
abbandonati a rischio della vita gli occasionali ripari si slanciava
generosamente in soccorso di un grave ferito riuscendo con il braccio
superstite a trarlo a salvamento. Colpito egli stesso alla testa cadeva
privo di sensi. Soccorso e trasportato in un ospedaletto da campo,
trovava ancora la forza di insistere con sublime ostinazione per tornare
al proprio reparto.
Caporal maggiore paracadutista, 186° rgt. fanteria paracadutisti "Folgore" Comandante di squadra mortai da 81 posta a
guardia del varco di un campo minato, durante dura e violenta battaglia
si prodigava per otto giorni nell'impiego tempestivo delle armi tenendo
altissimo coi suo esempio il morale dei suoi uomini contro gli accaniti
e reiterati sforzi del nemico diretti ad impadronirsi del varco. Ferito,
rifiutava ogni cura e rimaneva al suo posto. In fase di ripiegamento, al
nemico che con altoparlanti invitava alla resa offrendo a quel pugno di
uomini l'onore delle armi, rispondeva col fuoco dei mortaio mettendo in
fuga i mezzi esploranti che si avvicinavano alla postazione. Fatto segno
alla intensa reazione di fuoco, incitava i compagni a resistere ed
usciva dalla postazione allo scoperto per meglio dirigere il tiro, in
questo supremo tentativo cadeva colpito da una granata. Ai compagni
accorsi per soccorrerlo indicava nell'agonia gli elementi nemici contro
cui dirigere il fuoco e spirava ordinando ancora: "Sparate!".
Sublime esempio di dedizione al dovere, spinta oltre la vita.
Sottotenente cpl., 132° rgt. fanteria carrista Comandante di plotone carri M. 14/41, con
indomito valore tracciò ai suoi equipaggi la dura via della vittoria e
del sacrificio. In azione di ricognizione offensiva, attaccato da
numerosi mezzi corazzati avversari, alla testa del suo reparto,
accettava l'impari lotta sopperendo all'esiguità numerica con abili
temerarie manovre. Benché ferito alla spalla destra, protraeva con
ammirabile tenacia la violenta azione fino al termine dell'ardua
missione. Rifiutava quindi decisamente di essere avviato alla base in
previsione del nuovo impiego dei suoi carristi. Il giorno successivo
impegnato in aspri e cruenti scontri contro soverchianti forze
corazzate, sosteneva, pur essendo minorato fisicamente, il formidabile
urto alimentando nei propri equipaggi, con la sua serenità e fermezza,
spiccato spirito aggressivo. Prescelto per la sua abituale arditezza a
proteggere la manovra di sganciamento del battaglione cui apparteneva,
si slanciava decisamente col suo plotone rinforzato da una sezione di
semoventi, sul fianco del dispositivo avversario. Conscio e fiero della
grave missione affidatagli, sdegnando ogni personale pericolo, si
sporgeva dalla torretta incitando gli equipaggi a più serrata lotta. Più
volte investito da violenta reazione di fuoco avversario insisteva nel
suo movimento a fuoco infliggendo gravi perdite al nemico sorpreso da
tanto ardire. Ferito alla fronte da scheggia di granata, rimaneva al suo
posto di dovere persistendo nella disperata azione. Colpito in pieno il
suo mezzo corazzato, trovava gloriosa fine nel rogo del proprio carro
divenuto fiammeggiante bara della sua giovinezza generosa ed ardita.
Tenente Colonnello s.p.e. cavalleria 186° rgt. paracadutisti "Folgore" Comandante di raggruppamento paracadutisti, due
volte ferito nell'attraversare i campi minati e, per quanto tormentato
da malattia, restava in linea con i suoi prodi. Attaccato da
preponderanti forze corazzate, presente dove maggiormente infuriava la
lotta, calmo ed impassibile sotto il bombardamento dell'artiglieria, era
l'anima della resistenza e di fulgido esempio ai suoi dipendenti.
Colpito a morte, chiudeva eroicamente un'esistenza di intrepido soldato
e di fierissimo comandante tutta dedicata alla grandezza della Patria.
Tenente cpl., 132° rgt. fanteria carrista "Ariete" Comandante di compagnia carristi, negli aspri
combattimenti dell'ultima battaglia di El Alamein trasfondeva nel suo
reparto eccelse doti di animo e di cuore col costante esempio di
cosciente sprezzo del pericolo. Sosteneva con indomita fermezza il
compito di proteggere il fianco sinistro dello schieramento reggimentale
pressoché accerchiato dalla dilagante massa di mezzi corazzati
avversari, consentendo così agli altri reparti l'esecuzione dell'ordine
di ripiegamento. Conscio della necessità di arginare, anche per poco
tempo, l'avanzata dell'avversario, nonostante l'infernale bombardamento,
e incurante della schiacciante superiorità dei nemico, alla testa degli
undici carri superstiti si avventava in mezzo alla formazione avversaria
costringendola ad arretrare in disordine e con gravi perdite, seguito,
nel supremo consapevole sacrificio, dall'emulazione dei suoi eroici
soldati. Il campo della cruentissima lotta non restituì le loro
spoglie, ma rimasero i dilaniati relitti dei loro carri a testimoniare
la sublime, disperata impresa e ad additarli ad esempio dello spirito di
sacrificio, di abnegazione e di cameratismo spinto alle più alte vette
dell'eroismo.
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Le Medaglie d'Oro al Valor Militare
COLLETTIVE
Divisione paracadutisti "Folgore" (185^) Reggimento Paracadutisti della gloriosa
Divisione "Folgore", in unione alle aliquote divisionali ad
esso assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in
numerose azioni offensive e difensive stroncando sempre l'impetuosa
avanzata del nemico enormemente superiore per numero e per mezzi.
Nell'epica battaglia di El Alamein stremato per le perdite subite,
cessato ogni rifornimento di acqua, viveri e munizioni, con la fede che
solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva
sdegnosamente, al grido di "Folgore", ripetuti inviti alla
resa, dimostrando in tal modo che la superiorità dei mezzi poteva
soverchiare i paracadutisti d'Italia, piegarli mai. Attraverso
innumerevoli episodi di eroismo collettivi ed individuali, protraeva la
resistenza fino al totale esaurimento di ogni mezzo di lotta imponendosi
al rispetto e all'ammirazione dello stesso nemico, scrivendo così una
delle pagine più fulgide per l'Esercito Italiano.
Tutto intorno si estende la vasta pianura desertica sulla quale si svolsero le grandi battaglie di El Alamein. L'opera muraria (su progetto di Paolo Caccia Dominioni, già Ufficiale del Genio alpino ed in Africa settentrionale Comandante del XXXI battaglione guastatori del Genio) si compone di tre distinti blocchi di costruzioni: il Sacrario propriamente detto, il complesso degli edifici situati lungo la strada litoranea, la base italiana di "Quota 33". Il Sacrario è costituito da una torre ottagonale, leggermente rastremata verso l'alto, che si allarga alla base in un ampio padiglione. All'interno sono custodite le Spoglie dei Caduti.
Circa 500 metri a nord-ovest del Sacrario, su una collinetta, sorge la base italiana di QUOTA 33. Nei pressi vi sono i resti di un cimitero di carri armati, saccheggiato dai beduini. A Quota 33, dove si era sacrificato il 52° Gruppo Cannoni da 152/37 (10 luglio 1942), fu costruita nel 1948 la Base Italiana, donde mossero 355 ricognizioni desertiche per il recupero dei Caduti, con oltre 400.000 chilometri di percorso. A cura dei Reduci del 31° BATTAGLIONE GUASTATORI D'AFRICA (al labaro: una medaglia d'argento e una di bronzo al V.M.) per ricordare i combattimenti di Marmarica, Tobruk, Alamein e Tunisia (1941-1943) e la successione missione (Alamein 1948-1961) agli ordini del Commissariato Generale Onoranze Caduti. Nel Sacrario riposano oltre 5.200 Salme Italiane provenienti dal Deserto. La missione partecipò pure al recupero di circa 6.000 Salme Tedesche o Alleate, e creò le opere architettoniche delle Necropoli Italiane di Alamein e Tripoli. Gli edifici situati lungo la strada
comprendono, da sinistra: La raccolta delle Salme dei Caduti, iniziata nel 1943 dalle autorità britanniche (con mano d'opera costituita da prigionieri italiani e tedeschi), fu completata negli anni dal 1949 al 1960 a cura di una Delegazione del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti di Guerra, guidata dal Col. Paolo Caccia Dominioni che, con molta abnegazione, si dedicò alla pietosa opera.
La ricerca e l'esumazione delle Salme, sparse nel vasto campo di battaglia, fu particolarmente ardua e complessa a causa degli estesi campi minati ancora efficienti che, nei dieci anni di ricerca, provocarono la morte di sette collaboratori indigeni. Nel 1955 viene ultimata la costruzione della base di Quota 33. La base è anche monumento al LII gruppo cannoni da 152/37, in ricordo del valore e del sacrificio degli artiglieri immolatisi sulla quota senza cedere allo strapotere dell'attacco australiano. "Qui una voce si leva possente e ammonisce a mai disperare nei destini d'Italia". Nello stesso anno è completata anche la costruzione del cimitero per gli ascari libici, secondo le rigorose regole di sepoltura musulmane. Lo schieramento italiano - Il X Corpo d'Armata l X Corpo d'Armata ha perduto pochi giorni
prima della battaglia il suo Comandante, il Generale Ferrari Orsi,
caduto durante una ricognizione nel settore della "Folgore"
insieme ad altri due Ufficiali della Folgore. Lo sostituisce fino al 26
ottobre il Generale Enrico Frattini, Comandante della Folgore. La grande
Unità complessa è costituita da: |
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DIVISIONE PAVIA (17^) ![]() Si costituisce il l° marzo 1860 con i reggimenti 27° e 28° La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia in Eritrea e, nella Prima Guerra Mondiale dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia. Con l'ordinamento 1926 prende il nome XVII Brigata di Fanteria quindi nell'agosto del 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Pavia" (17°) su 27° e 28° reggimento fanteria Pavia e 26° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. Destinata da Ravenna alla Tripolitania (Libia), la Divisione partecipa alla campagna d'Africa dal '41 fino alla battaglia di El Alamein dove si scioglie. L'Unità non sarà ricostituita. Oggi sopravvive il 28° Reggimento "Pavia". DIVISIONE FOLGORE (185^) ![]() Nel maggio 1942 la 1° divisione paracadutisti, costituita il 1° settembre 1941, assunse ufficialmente la denominazione Folgore. La divisione fu dapprima destinata in Puglia, in previsione dell'occupazione di Malta, ma poiché tale operazione non fu attuata, i suoi reparti furono inviati in Africa settentrionale nel luglio del 1942. All'inizio della battaglia di El Alamein la divisione teneva finalmente un settore di fronte con i suoi due reggimenti 186° e 187° riarticolati in tre raggruppamenti. Anche l'artiglieria, essendo quella della divisione costituita dal solo 185° reggimento, dotato di armi controcarro, venne migliorata con la cessione di gruppi della Pavia e della Trieste. L'Unità è tuttora esistente come Brigata Paracadutisti Folgore. DIVISIONE BRESCIA (27^) ![]() Si costituisce il l° novembre 1859 con i reggimenti 19° e 20°, già appartenuti alla Divisione Lombarda durante la 1^ guerra d'Indipendenza. La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia in Eritre in Libia e, nella Prima Guerra Mondiale, dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia. Con l'ordinamento 1926 prende il nome di XXVII Brigata di Fanteria. I suoi reggimenti inquadrati nella Divisione "Sila" partecipano alla campagna d'Etiopia nel 1935-36 quindi nell'agosto del 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Brescia" (27^) su 19° e 20° reggimento fanteria Brescia e 55° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. La Divisione partecipa alla campagna d'Africa fino alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Ricostituita nel 1975 come Brigata meccanizzata della Divisione "Mantova", sopravvive allo scioglimento di quest'ultima nel 1986. Resa autonoma, resta in vita fino ai primi anni '90.
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| Lo schieramento
italiano - Il XX Corpo d'Armata
Il XX Corpo d'Armata è al comando del generale
Giuseppe De Stefanis. Costituito da unità motorizzate e corazzate è il
nocciolo duro delle forze corazzate italiane. La grande Unità complessa
è costituita da: |
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DIVISIONE CORAZZATA ARIETE (132^) ![]() La divisione corazzata Ariete, costituita dall'8° reggimento bersaglieri, dal 32° reggimento fanteria carrista e dal 132° reggimento artiglieria corazzata, ebbe origine, nel febbraio 1939, dalla 2^ brigata corazzata. All'inizio del 1941 la divisione venne inviata in Africa settentrionale. Durante la prima controffensiva italo-tedesca, la grande unità non fu impiegata in maniera organica, ma l'8° reggimento bersaglieri comandato dal colonnello Ugo Montemurro concorse a formare vari gruppi tattici che si distinsero brillantemente nel corso delle operazioni. Dal 1 settembre 1941 l'Ariete inquadrò anche il 132° reggimento fanteria carrista, e, a partire da questa data, la divisione prese parte a tutti i fatti d'arme in Africa settentrionale. Durante la battaglia di El Alamein la divisione operò in riserva fino al 4 novembre quando fu gettata nella mischia contro la 7^ divisione corazzata britannica con i suoi possenti carri Grant e Shermann di fabbricazione americana. Famoso è rimasto il testo dell'ultimo messaggio radio captato dal Comando dell'Armata: "Carri nemici irrompono spalle Ariete. Con ciò Ariete circondata. Carri Ariete combattono" Il 21 novembre 1942 la divisione fu considerata sciolta anche se piccoli nuclei inseriti in altre formazioni parteciparono alle successive operazioni fino alla resa in Tunisia il 13 maggio 1943. Il 1° aprile 1943 La divisione fu ricostituita in Italia, combatte contro i tedeschi e fu ancora sciolta il 12 settembre dello stesso anno. Nuovamente in vita dal 1° giugno del 1948 l'Ariete è oggi una delle Brigate di punta delle forze operative terrestri dell'Esercito Italiano. DIVISIONE CORAZZATA LITTORIO (133^) ![]() Si costituisce nel novembre 1939 con i reggimenti 33° carri, 12° bersaglieri ed il 133° reggimento artiglieria "Littorio". Impegnata prima alla fronte alpina quindi nei balcani, giunge in Africa Settentrionale nel 1941. Qui sostituisce il 33° con il 133° carri. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Mai più ricostituita come Grande Unità, sopravvive il 12° bersaglieri ricostituito nel 1992, il 33° carri ricostituito nel 1993 e sciolto nel 2000 mentre il 133° carri è stato ricostituito e sciolto nel periodo 1992 - 1995. DIVISIONE TRIESTE (101^) ![]() Si costituisce il 4 aprile 1939 con i reggimenti 65° e 66° fanteria, il 21° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. Nel 1938 riceve in organico il 9° reggimento Bersaglieri che perderà durante la campagna d'Africa. La Divisione è impegnata alla fronte alpina nel 1940 e dal 1941 giunge in Afica Settentrionale. Partecipa alla battaglia di El Alamein e si scioglierà soltanto nel maggio '43 in Tunisia. Ricostituita come Grande Unità nel 1955, sarà sciolta nel 1991. Oggi sopravvivono il 66° Trieste ricostituito nel 1975 ed il 21° artiglieria in vita dal 1950.
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| Lo schieramento
italiano - Il XXI Corpo d'Armata
Il XXI Corpo d'Armata con le sue due divisioni
è schierato fra la Divisione Brescia del X Corpo e la 164^ Divisione
leggera tedesca. La grande Unità complessa è costituita da: |
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DIVISIONE BOLOGNA (25^) ![]() Si costituisce il l° ottobre 1859 con i reggimenti 21° e 22°, già appartenuti alla Brigata Vittorio Emanuele formata a Torino nel giugno 1859. La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia, nella Prima Guerra Mondiale, dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia. Con l'ordinamento 1926 prende il nome di XXV Brigata di Fanteria. Nel 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Bologna" (25^) su 39° e 40° reggimento fanteria Bologna e 10° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. La Divisione partecipa alla campagna d'Africa fin dal suo inizio. Nel febbraio 1941 avendo avuto distrutto il reggimento d'artiglieria lo sostituisce con il 205° di nuova costituzione. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Mai ricostituita, alcune sue unità come il 40° Bologna saranno in vita dal 1947 al 1991 ed il 205° artiglieria ricostituito nel 1975 e disciolto nel 1991 DIVISIONE TRENTO (102^) ![]() Si costituisce il l° novembre 1936 con i reggimenti 61° e 62°, già appartenuti alla Brigata Sicilia, formata a Nola il 16 aprile 1861, ed il 46° reggimento artiglieria per divisione di fanteria ricostituito nel 1935. Nel 1938 diviene riceve in organico il 7° reggimento Bersaglieri che perderà durante la campagna d'Africa La Divisione è in Africa Settentrionale fin dal 1940. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Mai più ricostituita come Grande Unità, sopravvive il 62° Sicilia ricostituito nel 1975 è ancora in vita, mentre fra il 1975 ed il 1991 fu presente nei ranghi della forza armata il 46° artiglieria. per
approfondimenti Esercito
Italiano
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