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Le Medaglie d'Oro al Valor Militare

INDIVIDUALI

LUSTRISSIMI Gerardo
Paracadutista, 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore"

Lanciafiammista addetto allo sbarramento del varco di un campo minato, attaccato da preponderanti forze, sotto violento e continuo fuoco dell'artiglieria, per oltre 24 ore si prodigava in ogni modo con il suo speciale mezzo di lotta per impedire il transito dei carri armati dell'avversario. Esaurito il liquido da lanciafiamme, continuava a combattere, lanciando bottiglie anticarro, fino a che caduto ferito, veniva catturato dall'avversario. Appena riavutosi, con un piccolo gruppo di compagni impegnava con audace corpo a corpo le sentinelle, e riusciva a rientrare nelle nostre linee. Ripreso il suo posto di combattimento e colpito nuovamente persisteva nella strenua impari lotta. Esaurite le munizioni, stretto da vicino da carri armati che irrompevano ormai attraverso il varco, sdegnoso di arrendersi, dissotterrava una mina e, a tre metri di distanza, la lanciava sotto il carro armato di punta che veniva distrutto dall'esplosione, investito dalla vampata e dalle schegge trovava gloriosa morte. Fulgido esempio di supremo eroismo nella luce delle più pure virtù guerriere.
Africa Settentrionale, 23-25 ottobre 1942.

PISTILLO Nicola
Sergente paracadutista, 186° rgt. fanteria "Folgore"

Nel corso di un'accanita e sanguinosa battaglia, destinato con la sua squadra alla difesa di un'importante posizione, per quanto duramente attaccato, resisteva tenacemente con successo per oltre 24 ore. Accortosi che l'avversario con ingenti forze corazzate e con truppe di assalto stava circondando e sopraffacendo un centro di fuoco al suo fianco, di iniziativa, portava un gruppo di uomini a soccorso dei compagni pericolanti e con grande ardimento, all'arma bianca ed a colpi di bottiglie anticarro, riusciva a rompere il cerchio degli attaccanti e, benché ferito, ad entrare nella posizione. Quivi, trovato morto l'ufficiale comandante, riuniva i pochi difensori superstiti e li portava al contrassalto ricacciando l'avversario. Nuovamente ferito rimaneva al suo posto. In un nuovo improvviso ritorno offensivo dell'avversario rifiutava di arrendersi e, gridando ai suoi uomini: "La Folgore muore, ma non si arrende", li portava ancora una volta all'assalto, ma colpito gravemente cadeva sulla posizione tanto tenacemente difesa. Eroica figura di comandante animatore e trascinatore di uomini.
Africa Settentrionale, 23-25 ottobre 1942.

PONZECCHI Dario
Caporal maggiore, 185° rgt. fanteria paracadutisti "Folgore"

Posto di vedetta oltre un campo minato per prevenire la rimozione delle mine, durante un intenso tiro a nebbiogeni, avvertiti rumori, avanzava fra la nebbia per accertamenti. Caduto in una imboscata, impegnava accanita lotta corpo a corpo invitando ad alta voce i difensori della posizione retrostante ad aprire il fuoco sulla zona dove lui si trovava ad evitare che le mine venissero rimosse, immolava così la sua giovane esistenza, mirabile esempio di elevato senso del dovere e di stoica fermezza.
Africa Settentrionale, 26 ottobre 1942.

RUSPOLI principe di Poggio Suasa Costantino
Capitano cpl. cavalleria, 187° rgt. paracadutisti "Folgore"

Comandante di compagnia paracadutisti impiegata come fanteria nella difesa di un importante caposaldo isolato nel deserto, benché ammalato, sosteneva una poderosa preparazione di artiglieria e poi l'attacco di forze corazzate nemiche soverchianti che contrattaccava con indomito coraggio. Mentre il nemico sorpreso da tanta bravura ripiegava coi suoi carri, non avendo potuto né sopraffare e neppure fiaccare l'eroica resistenza dei difensori, il prode comandante alla testa della compagnia decimata cadeva nel contrassalto colpito al petto da una raffica di mitragliatrice e trovava ancora la forza di gridare ai suoi uomini "Evviva l'Italia". Fierissimo comandante ed esemplare soldato contribuiva a formare intorno al nome della Divisione "Folgore" un alone leggendario di gloria.
Deir El Munassib (Ei Alamein), 26-27 ottobre 1942.

SIMONI Gastone
Capitano s.p.e. cavalleria, 187° rgt. paracadutisti "Folgore"

Volontario in reparti paracadutisti, celava stoicamente le sofferenze di precedente infermità di guerra per non allontanarsi dai suoi uomini, in durissima battaglia, comandante di compagnia, sosteneva con indomita fermezza per più giorni consecutivi sotto incessanti bombardamenti terrestri ed aerei l'urto di fanteria e mezzi corazzati nemici, costringendoli sempre a ripiegare. Vista la gravità del pericolo che correva l'intero schieramento, decideva con fulminea prontezza di contrassaltare; fatto impugnare le bottiglie incendiarie dai pochi uomini rimasti, con ardimento sovrumano si avventava alla loro testa contro carri armati infiltratisi, riuscendo ad arrestarne alcuni ed a ricacciare gli altri. Nell'inseguirli oltre la cerchia del caposaldo, cadeva colpito a morte, coscientemente sacrificandosi per la salvezza del settore in un atto di disperata audacia, il solo che in quella tragica situazione poteva ricacciare ancora una volta il nemico. Altissimo esempio di consapevole dedizione al dovere.
Deserto Occidentale Egiziano, 23-27 ottobre 1942.

CESARONI Giacomo
Paracadutista, 187° rgt. fanteria "Folgore"

Staffetta portaordini di compagnia, durante un intensissimo e tambureggiante fuoco di preparazione di artiglieria nemica, assicurava i collegamenti del comando con i vari centri di fuoco. Nel corso dell'attacco, benché ferito e grondante di sangue, portava a termine rischiose missioni. Nuovamente ferito rifiutava ogni soccorso e si offriva pel recapito di un messaggio al comando del battaglione. Al ritorno, ferito una terza volta nell'attraversare una zona scoperta molto battuta, pur immobilizzato negli arti inferiori, a forza di sole braccia e reggendosi sui gomiti, si portava al comando di compagnia e consegnava l'ordine ricevuto. Sentendo prossima la fine, al proprio comandante che lo sorreggeva dichiaravasi felice d'offrire la vita per l'Italia ma dolente di non poterla più servire.
Deir El Munassib (A.S.), 29 ottobre 1942.

FRANCHI Leandro
Paracadutista, 186° rgt. fanteria "Folgore"

Volontario di guerra, in numerose azioni rischiose era sempre di esempio e di incitamento ai propri commilitoni di squadra. Durante un attacco avversario compiuto con poderosi mezzi corazzati, sopraffatto il suo reparto, rimaneva ferito in diverse parti del corpo e cadeva prigioniero. Nonostante la menomazione fisica riusciva, dopo cruenta lotta con sentinelle attaccanti, a liberare diversi camerati catturati e, dopo inauditi sforzi, a raggiungere le nostre linee con un ufficiale gravemente ferito portato sulle spalle ed un altro, rimasto cieco, guidato per mano. Nuovamente catturato durante violento combattimento, tentava ancora di fuggire ma veniva gravemente ferito. Ripresa conoscenza, s'impossessava di una rivoltella di un caduto e impegnatosi in epico corpo a corpo, riusciva, all'estremo delle sue forze, a rientrare al suo reparto. Paralizzato degli arti destri, quasi cieco, resterà nel tempo, mirabile esempio di nobile altruismo e spiccato valore personale.
Africa Settentrionale, novembre 1942.

STARACE Giovanni
Tenente cpl. paracadutista, Divisione "Folgore"

Allievo paracadutista, vibrante di entusiasmo e di fede, perduti il braccio e la spalla sinistra in esercitazione, conscio del pericolo cui si esponeva, insisteva fino ad ottenere di proseguire i lanci per essere pari agli altri nei pericoli, nei disagi, nella lotta. Inabile alle fatiche di guerra, ma animato dal più alto spirito guerriero, seguiva la sua divisione paracadutisti al fronte, dove prodigandosi con perizia, ardimento e profondo senso del dovere nei difficili e vitali compiti assegnatigli, costituiva con l'esempio fiamma vivente di patriottismo, di fede e di abnegazione. In un momento assai critico della battaglia, accerchiata la divisione da preponderanti forze nemiche, superava con sforzo sovrumano per più giorni e notti consecutive, ostacoli e stenti di ogni sorta per porre in salvo preziosi materiali affidatigli. Durante un più intenso bombardamento nemico, abbandonati a rischio della vita gli occasionali ripari si slanciava generosamente in soccorso di un grave ferito riuscendo con il braccio superstite a trarlo a salvamento. Colpito egli stesso alla testa cadeva privo di sensi. Soccorso e trasportato in un ospedaletto da campo, trovava ancora la forza di insistere con sublime ostinazione per tornare al proprio reparto.
Africa Settentrionale, luglio-novembre 1942.

ANDRIOLO Antonio
Caporal maggiore paracadutista, 186° rgt. fanteria paracadutisti "Folgore"

Comandante di squadra mortai da 81 posta a guardia del varco di un campo minato, durante dura e violenta battaglia si prodigava per otto giorni nell'impiego tempestivo delle armi tenendo altissimo coi suo esempio il morale dei suoi uomini contro gli accaniti e reiterati sforzi del nemico diretti ad impadronirsi del varco. Ferito, rifiutava ogni cura e rimaneva al suo posto. In fase di ripiegamento, al nemico che con altoparlanti invitava alla resa offrendo a quel pugno di uomini l'onore delle armi, rispondeva col fuoco dei mortaio mettendo in fuga i mezzi esploranti che si avvicinavano alla postazione. Fatto segno alla intensa reazione di fuoco, incitava i compagni a resistere ed usciva dalla postazione allo scoperto per meglio dirigere il tiro, in questo supremo tentativo cadeva colpito da una granata. Ai compagni accorsi per soccorrerlo indicava nell'agonia gli elementi nemici contro cui dirigere il fuoco e spirava ordinando ancora: "Sparate!". Sublime esempio di dedizione al dovere, spinta oltre la vita.
Quota 125 di Qarct ci Himmeimat, Quota 146 di Rain Pool, 23 ottobre-4 novembre 1942.

BRUNO Pietro
Sottotenente cpl., 132° rgt. fanteria carrista

Comandante di plotone carri M. 14/41, con indomito valore tracciò ai suoi equipaggi la dura via della vittoria e del sacrificio. In azione di ricognizione offensiva, attaccato da numerosi mezzi corazzati avversari, alla testa del suo reparto, accettava l'impari lotta sopperendo all'esiguità numerica con abili temerarie manovre. Benché ferito alla spalla destra, protraeva con ammirabile tenacia la violenta azione fino al termine dell'ardua missione. Rifiutava quindi decisamente di essere avviato alla base in previsione del nuovo impiego dei suoi carristi. Il giorno successivo impegnato in aspri e cruenti scontri contro soverchianti forze corazzate, sosteneva, pur essendo minorato fisicamente, il formidabile urto alimentando nei propri equipaggi, con la sua serenità e fermezza, spiccato spirito aggressivo. Prescelto per la sua abituale arditezza a proteggere la manovra di sganciamento del battaglione cui apparteneva, si slanciava decisamente col suo plotone rinforzato da una sezione di semoventi, sul fianco del dispositivo avversario. Conscio e fiero della grave missione affidatagli, sdegnando ogni personale pericolo, si sporgeva dalla torretta incitando gli equipaggi a più serrata lotta. Più volte investito da violenta reazione di fuoco avversario insisteva nel suo movimento a fuoco infliggendo gravi perdite al nemico sorpreso da tanto ardire. Ferito alla fronte da scheggia di granata, rimaneva al suo posto di dovere persistendo nella disperata azione. Colpito in pieno il suo mezzo corazzato, trovava gloriosa fine nel rogo del proprio carro divenuto fiammeggiante bara della sua giovinezza generosa ed ardita.
Bir el Abd (A.S.), 3-4 novembre 1942.

RUSPOLI Marescotti Carlo dei principi di Poggio Suasa
Tenente Colonnello s.p.e. cavalleria 186° rgt. paracadutisti "Folgore"

Comandante di raggruppamento paracadutisti, due volte ferito nell'attraversare i campi minati e, per quanto tormentato da malattia, restava in linea con i suoi prodi. Attaccato da preponderanti forze corazzate, presente dove maggiormente infuriava la lotta, calmo ed impassibile sotto il bombardamento dell'artiglieria, era l'anima della resistenza e di fulgido esempio ai suoi dipendenti. Colpito a morte, chiudeva eroicamente un'esistenza di intrepido soldato e di fierissimo comandante tutta dedicata alla grandezza della Patria.
Africa Settentrionale, Estate 1942; Passo del Cammello (Depressione di El Kattara), 4 novembre 1942.

PASCUCCI Luigi
Tenente cpl., 132° rgt. fanteria carrista "Ariete"

Comandante di compagnia carristi, negli aspri combattimenti dell'ultima battaglia di El Alamein trasfondeva nel suo reparto eccelse doti di animo e di cuore col costante esempio di cosciente sprezzo del pericolo. Sosteneva con indomita fermezza il compito di proteggere il fianco sinistro dello schieramento reggimentale pressoché accerchiato dalla dilagante massa di mezzi corazzati avversari, consentendo così agli altri reparti l'esecuzione dell'ordine di ripiegamento. Conscio della necessità di arginare, anche per poco tempo, l'avanzata dell'avversario, nonostante l'infernale bombardamento, e incurante della schiacciante superiorità dei nemico, alla testa degli undici carri superstiti si avventava in mezzo alla formazione avversaria costringendola ad arretrare in disordine e con gravi perdite, seguito, nel supremo consapevole sacrificio, dall'emulazione dei suoi eroici soldati. Il campo della cruentissima lotta non restituì le loro spoglie, ma rimasero i dilaniati relitti dei loro carri a testimoniare la sublime, disperata impresa e ad additarli ad esempio dello spirito di sacrificio, di abnegazione e di cameratismo spinto alle più alte vette dell'eroismo.
Bir el Abd-Fuka (A.S.), 4-5 novembre 1942.

 


 

Le Medaglie d'Oro al Valor Militare

COLLETTIVE

Distintivo della Brigata Paracadutisti Folgore

Reggimenti 186° e 187° Paracadutisti "Folgore" e 185° Artiglieria Paracadutisti "Folgore"
Divisione paracadutisti "Folgore" (185^)

Reggimento Paracadutisti della gloriosa Divisione "Folgore", in unione alle aliquote divisionali ad esso assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in numerose azioni offensive e difensive stroncando sempre l'impetuosa avanzata del nemico enormemente superiore per numero e per mezzi. Nell'epica battaglia di El Alamein stremato per le perdite subite, cessato ogni rifornimento di acqua, viveri e munizioni, con la fede che solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva sdegnosamente, al grido di "Folgore", ripetuti inviti alla resa, dimostrando in tal modo che la superiorità dei mezzi poteva soverchiare i paracadutisti d'Italia, piegarli mai. Attraverso innumerevoli episodi di eroismo collettivi ed individuali, protraeva la resistenza fino al totale esaurimento di ogni mezzo di lotta imponendosi al rispetto e all'ammirazione dello stesso nemico, scrivendo così una delle pagine più fulgide per l'Esercito Italiano.
(Africa Settentrionale, 22 luglio - 12 ottobre 1942; Battaglia di El Alamein, 23 ottobre - 6 novembre 1942 (Depressione di El Kattara), 4 novembre 1942).

Il Sacrario Militare di El Alamein

l Sacrario sorge al km 120 della litoranea Alessandria d'Egitto-Marsa Matruh su un'ampia zona di terreno collinoso. Il toponimo arabo "Tel El Alamein" significa "la collina delle vette gemelle".

Tutto intorno si estende la vasta pianura desertica sulla quale si svolsero le grandi battaglie di El Alamein. L'opera muraria (su progetto di Paolo Caccia Dominioni, già Ufficiale del Genio alpino ed in Africa settentrionale Comandante del XXXI battaglione guastatori del Genio) si compone di tre distinti blocchi di costruzioni: il Sacrario propriamente detto, il complesso degli edifici situati lungo la strada litoranea, la base italiana di "Quota 33".

Il Sacrario è costituito da una torre ottagonale, leggermente rastremata verso l'alto, che si allarga alla base in un ampio padiglione. All'interno sono custodite le Spoglie dei Caduti.

Circa 500 metri a nord-ovest del Sacrario, su una collinetta, sorge la base italiana di QUOTA 33. Nei pressi vi sono i resti di un cimitero di carri armati, saccheggiato dai beduini.

A Quota 33, dove si era sacrificato il 52° Gruppo Cannoni da 152/37 (10 luglio 1942), fu costruita nel 1948 la Base Italiana, donde mossero 355 ricognizioni desertiche per il recupero dei Caduti, con oltre 400.000 chilometri di percorso.

A cura dei Reduci del 31° BATTAGLIONE GUASTATORI D'AFRICA (al labaro: una medaglia d'argento e una di bronzo al V.M.) per ricordare i combattimenti di Marmarica, Tobruk, Alamein e Tunisia (1941-1943) e la successione missione (Alamein 1948-1961) agli ordini del Commissariato Generale Onoranze Caduti. Nel Sacrario riposano oltre 5.200 Salme Italiane provenienti dal Deserto. La missione partecipò pure al recupero di circa 6.000 Salme Tedesche o Alleate, e creò le opere architettoniche delle Necropoli Italiane di Alamein e Tripoli.

Gli edifici situati lungo la strada comprendono, da sinistra:
- il cimitero degli Ascari libici, ove riposano le Spoglie di 232 Caduti, con annessa moschea;
- il porticato d'ingresso con la Corte d'Onore;
- il complesso servizi con un piccolo museo di cimeli bellici e sala proiezione di video-filmati.

La raccolta delle Salme dei Caduti, iniziata nel 1943 dalle autorità britanniche (con mano d'opera costituita da prigionieri italiani e tedeschi), fu completata negli anni dal 1949 al 1960 a cura di una Delegazione del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti di Guerra, guidata dal Col. Paolo Caccia Dominioni che, con molta abnegazione, si dedicò alla pietosa opera.

La ricerca e l'esumazione delle Salme, sparse nel vasto campo di battaglia, fu particolarmente ardua e complessa a causa degli estesi campi minati ancora efficienti che, nei dieci anni di ricerca, provocarono la morte di sette collaboratori indigeni.

Nel 1955 viene ultimata la costruzione della base di Quota 33. La base è anche monumento al LII gruppo cannoni da 152/37, in ricordo del valore e del sacrificio degli artiglieri immolatisi sulla quota senza cedere allo strapotere dell'attacco australiano.

"Qui una voce si leva possente e ammonisce a mai disperare nei destini d'Italia". Nello stesso anno è completata anche la costruzione del cimitero per gli ascari libici, secondo le rigorose regole di sepoltura musulmane.


Lo schieramento italiano - Il X Corpo d'Armata

l X Corpo d'Armata ha perduto pochi giorni prima della battaglia il suo Comandante, il Generale Ferrari Orsi, caduto durante una ricognizione nel settore della "Folgore" insieme ad altri due Ufficiali della Folgore. Lo sostituisce fino al 26 ottobre il Generale Enrico Frattini, Comandante della Folgore. La grande Unità complessa è costituita da:

Stato Maggiore
Quartier Generale
Comando Artiglieria
Comando Genio

Truppe e Servizi di Corpo d'Armata

mostreggiatura dei bersaglieri
9° Reggimento Bersaglieri (su due battaglioni autotrasportati XXVIII e LVII)
mostreggiatura d'artiglieria
XLIX gruppo da 105/28
CXLVII gruppo da 149/28
mostreggiatura del genioXXXI battaglione guastatori
X battaglione genio artieri
X battaglione collegamenti

DIVISIONE PAVIA (17^)

Scudetto divisionale e mostreggiature della Divisione Pavia
Si costituisce il l° marzo 1860 con i reggimenti 27° e 28°
La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia in Eritrea e, nella Prima Guerra Mondiale dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia.
Con l'ordinamento 1926 prende il nome XVII Brigata di Fanteria quindi nell'agosto del 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Pavia" (17°) su 27° e 28° reggimento fanteria Pavia e 26° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. Destinata da Ravenna alla Tripolitania (Libia), la Divisione partecipa alla campagna d'Africa dal '41 fino alla battaglia di El Alamein dove si scioglie.
L'Unità non sarà ricostituita. Oggi sopravvive il 28° Reggimento "Pavia".


DIVISIONE FOLGORE (185^)
Brevetto da paracadutista e mostreggiature del 186° e 187° paracdutisti e 185° artiglieria
Nel maggio 1942 la 1° divisione paracadutisti, costituita il 1° settembre 1941, assunse ufficialmente la denominazione Folgore. La divisione fu dapprima destinata in Puglia, in previsione dell'occupazione di Malta, ma poiché tale operazione non fu attuata, i suoi reparti furono inviati in Africa settentrionale nel luglio del 1942.
All'inizio della battaglia di El Alamein la divisione teneva finalmente un settore di fronte con i suoi due reggimenti 186° e 187° riarticolati in tre raggruppamenti.
Anche l'artiglieria, essendo quella della divisione costituita dal solo 185° reggimento, dotato di armi controcarro, venne migliorata con la cessione di gruppi della Pavia e della Trieste.
L'Unità è tuttora esistente come Brigata Paracadutisti Folgore.


DIVISIONE BRESCIA (27^)
Scudetto divisionale e mostreggiature della Divisione Brescia
Si costituisce il l° novembre 1859 con i reggimenti 19° e 20°, già appartenuti alla Divisione Lombarda durante la 1^ guerra d'Indipendenza.
La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia in Eritre in Libia e, nella Prima Guerra Mondiale, dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia.
Con l'ordinamento 1926 prende il nome di XXVII Brigata di Fanteria.
I suoi reggimenti inquadrati nella Divisione "Sila" partecipano alla campagna d'Etiopia nel 1935-36 quindi nell'agosto del 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Brescia" (27^) su 19° e 20° reggimento fanteria Brescia e 55° reggimento artiglieria per divisione di fanteria.
La Divisione partecipa alla campagna d'Africa fino alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie.
Ricostituita nel 1975 come Brigata meccanizzata della Divisione "Mantova", sopravvive allo scioglimento di quest'ultima nel 1986. Resa autonoma, resta in vita fino ai primi anni '90.


 

Lo schieramento italiano - Il XX Corpo d'Armata

Il XX Corpo d'Armata è al comando del generale Giuseppe De Stefanis. Costituito da unità motorizzate e corazzate è il nocciolo duro delle forze corazzate italiane. La grande Unità complessa è costituita da:

Stato Maggiore
Quartier Generale
Comando Artiglieria
Comando Genio

Truppe e Servizi di Corpo d'Armata

mostreggiatura dei bersaglieri
2^ compagnia Bersaglieri motorizzata
mostreggiatura d'artiglieria
8^ batteria da 20 mm. c.a. /132° rgt.a.
mostreggiatura del genio XXIV battaglione misto genio

DIVISIONE CORAZZATA ARIETE (132^)

Scudetto divisionale e mostreggiature della Divisione Ariete
La divisione corazzata Ariete, costituita dall'8° reggimento bersaglieri, dal 32° reggimento fanteria carrista e dal 132° reggimento artiglieria corazzata, ebbe origine, nel febbraio 1939, dalla 2^ brigata corazzata.
All'inizio del 1941 la divisione venne inviata in Africa settentrionale.
Durante la prima controffensiva italo-tedesca, la grande unità non fu impiegata in maniera organica, ma l'8° reggimento bersaglieri comandato dal colonnello Ugo Montemurro concorse a formare vari gruppi tattici che si distinsero brillantemente nel corso delle operazioni. Dal 1 settembre 1941 l'Ariete inquadrò anche il 132° reggimento fanteria carrista, e, a partire da questa data, la divisione prese parte a tutti i fatti d'arme in Africa settentrionale.
Durante la battaglia di El Alamein la divisione operò in riserva fino al 4 novembre quando fu gettata nella mischia contro la 7^ divisione corazzata britannica con i suoi possenti carri Grant e Shermann di fabbricazione americana. Famoso è rimasto il testo dell'ultimo messaggio radio captato dal Comando dell'Armata: "Carri nemici irrompono spalle Ariete. Con ciò Ariete circondata. Carri Ariete combattono"
Il 21 novembre 1942 la divisione fu considerata sciolta anche se piccoli nuclei inseriti in altre formazioni parteciparono alle successive operazioni fino alla resa in Tunisia il 13 maggio 1943.
Il 1° aprile 1943 La divisione fu ricostituita in Italia, combatte contro i tedeschi e fu ancora sciolta il 12 settembre dello stesso anno.
Nuovamente in vita dal 1° giugno del 1948 l'Ariete è oggi una delle Brigate di punta delle forze operative terrestri dell'Esercito Italiano.


DIVISIONE CORAZZATA LITTORIO (133^)
Distintivo e mostreggiature dei reparti della Littorio
Si costituisce nel novembre 1939 con i reggimenti 33° carri, 12° bersaglieri ed il 133° reggimento artiglieria "Littorio".
Impegnata prima alla fronte alpina quindi nei balcani, giunge in Africa Settentrionale nel 1941. Qui sostituisce il 33° con il 133° carri. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie.
Mai più ricostituita come Grande Unità, sopravvive il 12° bersaglieri ricostituito nel 1992, il 33° carri ricostituito nel 1993 e sciolto nel 2000 mentre il 133° carri è stato ricostituito e sciolto nel periodo 1992 - 1995.


DIVISIONE TRIESTE (101^)
Scudetto divisionale e mostreggiature della Divisione Trieste
Si costituisce il 4 aprile 1939 con i reggimenti 65° e 66° fanteria, il 21° reggimento artiglieria per divisione di fanteria.
Nel 1938 riceve in organico il 9° reggimento Bersaglieri che perderà durante la campagna d'Africa. La Divisione è impegnata alla fronte alpina nel 1940 e dal 1941 giunge in Afica Settentrionale.
Partecipa alla battaglia di El Alamein e si scioglierà soltanto nel maggio '43 in Tunisia.
Ricostituita come Grande Unità nel 1955, sarà sciolta nel 1991.
Oggi sopravvivono il 66° Trieste ricostituito nel 1975 ed il 21° artiglieria in vita dal 1950.


 

Lo schieramento italiano - Il XXI Corpo d'Armata

Il XXI Corpo d'Armata con le sue due divisioni è schierato fra la Divisione Brescia del X Corpo e la 164^ Divisione leggera tedesca. La grande Unità complessa è costituita da:

Stato Maggiore
Quartier Generale
Comando Artiglieria
Comando Genio

Truppe e Servizi di Corpo d'Armata

mostreggiatura dei bersaglieri
7° Reggimento Bersaglieri (su due battaglioni X e XI)
mostreggiatura d'artiglieria

8° Raggrupamento art. (su tre gruppi:
XXXIII gruppo da 149/40
LII gruppo da 152/47
CXXXI gruppo da 149/28)
mostreggiatura del genioLXV battaglione collegamenti
XXVII battaglione artieri

DIVISIONE BOLOGNA (25^)

Scudetto divisionale e mostreggiature della Divisione Bologna
Si costituisce il l° ottobre 1859 con i reggimenti 21° e 22°, già appartenuti alla Brigata Vittorio Emanuele formata a Torino nel giugno 1859. La Brigata, combatte nelle campagne per l'Unità d'Italia, nella Prima Guerra Mondiale, dove i suoi reggimenti si guadagnano l'Ordine Militare d'Italia. Con l'ordinamento 1926 prende il nome di XXV Brigata di Fanteria. Nel 1939 diviene, con l'ordinamento binario, la Divisione di Fanteria "Bologna" (25^) su 39° e 40° reggimento fanteria Bologna e 10° reggimento artiglieria per divisione di fanteria. La Divisione partecipa alla campagna d'Africa fin dal suo inizio. Nel febbraio 1941 avendo avuto distrutto il reggimento d'artiglieria lo sostituisce con il 205° di nuova costituzione. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Mai ricostituita, alcune sue unità come il 40° Bologna saranno in vita dal 1947 al 1991 ed il 205° artiglieria ricostituito nel 1975 e disciolto nel 1991


DIVISIONE TRENTO (102^)
Scudetto e Mostreggiature dei reggimenti della Trento
Si costituisce il l° novembre 1936 con i reggimenti 61° e 62°, già appartenuti alla Brigata Sicilia, formata a Nola il 16 aprile 1861, ed il 46° reggimento artiglieria per divisione di fanteria ricostituito nel 1935. Nel 1938 diviene riceve in organico il 7° reggimento Bersaglieri che perderà durante la campagna d'Africa La Divisione è in Africa Settentrionale fin dal 1940. Partecipa alla battaglia di El Alamein dove, nel novembre 42 si scioglie. Mai più ricostituita come Grande Unità, sopravvive il 62° Sicilia ricostituito nel 1975 è ancora in vita, mentre fra il 1975 ed il 1991 fu presente nei ranghi della forza armata il 46° artiglieria.

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