Militaria Musei 3


Militaria    Musei


Il 15 ottobre 1983, in Venezia veniva costituita l'Associazione Lagunari Truppe Anfibie (A.L.T.A.). Riconosciuta Ente Morale il 17 giugno 1985 con Decreto Nr. 550 del Presidente della Repubblica, è l'associazione d'Arma alla quale aderiscono coloro che hanno prestato servizio nei reparti lagunari, è apolitica, apartitica e non persegue fini di lucro.

Ha i seguenti scopi:
  • mantenere vive le tradizioni, la storia e le caratteristiche peculiari dei lagunari;
  • consolidare i vincoli di fratellanza tra le vecchie e le nuove leve lagunari, promuovendo attività sociali, ricreative e culturali idonee a mantenere l'efficienza fisica morale dei soci;
  • mantenere vivo il culto della Patria, il senso dell'Onore, il ricordo di tutti coloro che in pace e in guerra sono caduti nell'adempimento del proprio dovere;
  • promuovere lo studio dei problemi dell'ambiente lagunare e del rispetto della natura;
  • concorrere, nel quadro della solidarietà nazionale e del volontariato di Protezione Civile, al conseguimento dei fini dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni in materia di Protezione Civile, con particolare riguardo al patrimonio culturale e artistico in occasione di catastrofi e calamità naturali.
Dal 1984 al 1998 venivano costituite 35 nuove sezioni nelle regioni di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia e Veneto.
La Presidenza Nazionale si trova al seguente indirizzo:
Castello 4142
3 0 1 0 0 - Venezia
c/o UNUCI
Tel./fax 0422.430620

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Il Palazzo in cui ha sede il Museo è conosciuto anche all'estero, soprattutto come casa di Pietro Bembo.
Il prof. Oliviero Ronchi, in un suo prezioso libretto, racconta che nel 1750 Charles Cochin, incisore prediletto di Luigi XV e precettore di Francesco de Poisson, fratello di madame Pompadour, dopo aver visitato Padova, citò il palazzo nelle sue memorie con viva ammirazione.
In effetti la costruzione risale al 1400, allorché nacque come "Casa Bon Romeo", e nel 1512 fu proprietà di Bernardo Fortebraccio, condottiero della Serenissima. Il Bembo si interessò a questo palazzo fin dal 1522 e riuscì a comperarlo nel 1527 facendolo divenire centro di cultura e ritrovo dei migliori ingegni padovani. Morto il Bembo nel 1547, il palazzo passò come dote alla figlia, la quale sposò un Grandenigo. Sempre per via di successione, nel 1815 furono proprietari i Farsetti e nel 1847, infine, il palazzo fu acquistato dal duca Silvestro Camerini, con il cui nome è tuttora conosciuto il palazzo.
Nel 1952 vi prese sede il Comando operativo designato della 3^ Armata, omonimo della celebre 3^ Armata del 1915 - 18, che visse per 20 anni e fu sciolto poi nel 1972; in quell'anno subentrò il Comando dell'Artiglieria Controaerei dell'Esercito, tuttora presente, che ha il compito di gestire il Museo della 3^ Armata.
Il Museo possiede una collezione di musiche della guerra del 1915 - 18, che vengono diffuse in sottofondo nel corso della visita, per rendere più interessante la visione dei prezioni cimeli storici contenuti al suo interno. Sono, inoltre, visionabili quattro documentari cinematografici storico-militari autentici, comosti da scene girate sul terreno dei combattimenti, di varia durata ed argomento; uno di questi, oltre ad essere di eccezionale interesse, è anche molto raro.

Il Museo è dotato, altresì, di una ricca documentazione fotografica e di reperti e cimeli della 1^ Guerra Mondiale, con specifico riferimento al settore di responsabilità della 3^ Armata, il Carso e il basso Piave.
All'atto della sua costituzione, avvenuta a partire dal 1956, il Museo fu particolarmente avvantaggiato dall'offerta di una collezione di documenti, reperti e cimeli, provenienti dal patrimonio del segretario personale in guerra del duca D'Aosta; il generale Nino Villasanta.
Scopo del Museo è rendere omaggio ai Caduti, offrire documentazione agli studiosi, parlare così ai cittadini di una pagina gloriosa della storia patria, affinché ne traggano le migliori ispirazioni.
Padova era già un centro importante sotto l'impero romano; nel cuore della città, le piazze ridenti, cinte da portici, fanno un singolare contrasto con le strade strette ed austere.
Le principali opere, che si consigliano di vedere, sono la Cappella degli Scrovegni, eretta nel 1303, la Basilica del Santo, il Palazzo della Ragione e la piazza dei Signori, con il Palazzo del Capitano.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo ha sede a Padova, in via Altinate, 59 - Palazzo Camerini. A richiesta, la visita può essere guidata a cura del personale militare addetto.
Le visite possono essere effettuate dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 16.30, e il sabato e i giorni festivi, dalle ore 09.00 alle ore 12.00.
Per accordi con la Direzione, occorre telefonare allo 049 8203430.

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Il Museo storico della Motorizzazione Militare, sorto nell'anno 1955 per iniziativa del Capo del Corpo Automobilistico in carica, costituisce l'unica mostra esistente in Italia dei veicoli che hanno caratterizzato un secolo di Motorizzazione Militare.
Ha come fine primario quello di raccogliere e conservare il materiale tecnico storico della Motorizzazione Militare - oltre ad altri materiali del Genio, dell'Artiglieria, delle Trasmissioni - e custodire cimeli e ricordi delle gesta compiute in pace ed in guerra. Tali testimonianze fanno del Museo il principale depositario dei valori spirituali ed etici delle tradizioni del Corpo e di quanti sono stati protagonisti della sua vicenda centenaria.
I mezzi conservati, alcuni rarissimi, oltre alla funzione che li ha identificati in passato, testimoniano le tappe di quella evoluzione tecnica e tecnologica del mezzo meccanico, che ha promosso la crescita della nostra società.
Inserito precedentemente in spazi espositivi estremamente limitati, nel 1991 è stato trasferito nell'attuale sede, dopo il recupero delle infrastrutture preesistenti, in un'area di circa 50 mila mq, molto articolata, con ampi viali, estese zone nel verde e volumi con struttura a "scheda", tipica dei primi del secolo, un tempo utilizzati per attività didattiche della Scuola della Motorizzazione Militare.

Nel complesso sono presenti più di trecento unità tra automobili ed autocarri civili e militari d'epoca, sessanta tra mezzi cingolati, blindati e corazzati, e sessanta motocicli d'epoca. Tra i sei padiglioni espositivi è da evidenziare quello intitolato alla "Medaglia d'Oro Arturo mercanti" nel quale sono ubicati la Direzione, una biblioteca-archivio con dati e schede tecniche riferiti a molti mezzi a motore in affidamento all'Esercito, dalle origini ai nostri giorni, nonché materiale fotografico e documentale, una grande carta murale riportante la manovra dinamica attuata dal Generale Cadorna nel Trentino, nell'anno 1916, caratterizzata dal primo massiccio impiego del trasporto automobilistico.
Oltre ad alcuni carri a traino animale del 1914 e del 1916, il Museo annovera pezzi di grande valore ed importanza storica, come gli autocarri Fiat 18 BL, Fiat 15 Ter e Spa 38, nonché due aerei leggeri Piper L 18 e L 21 B, una Fiat 501 Torpedo, un carro veloce L3, un carro M 15-42 e un carro P 40, una rarissima autoblinda Lancia Astura Lince del 1942, un autocarro Spa Dovunque 35, una Fiat 513 modello 4 del 1910, utilizzata da Vittorio Emanuele III per gli spostamenti sul fronte della 1^ Guerra Mondiale, e la famosissima autoambulanza del film "Addio alle Armi", Fiat tipo 2 del 1910.
La località della Cecchignola è situata nella periferia sud di Roma, a breve distanza dal quartiere dell'Eur ove è visitabile il Museo della Civiltà Romana, il Palazzo della Civiltà del Lavoro e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO 

Il Museo ha sede a Roma-Cecchignola, Viale dell'Esercito, 170. Le visite possono essere effettuate il sabato dalle ore 09.00 alle ore 12.00 ingresso libero.

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Quando, nel 1870, Roma fu restituita alla sua missione di Capitale dello Stato italiano, la Mole Adriana, o Castel Sant'Angelo, eretta nel II secolo d.C., era ridotta alla misera condizione di accasermamento e di carcere.
Trent'anni dopo, il generale Luigi Durand de La Penne riuscì a vincere la battaglia intesa a restituire all'insigne monumento il suo antico splendore per istituirvi il "Museo delle armi", con l'aiuto del Ministero della Pubblica Istruzione. I lavori iniziarono nel 1901, ma non fu possibile realizzare la seconda aspirazione di Durand de La Penne poiché, già nel 1893, era stato costituito in Torino il Museo storico nazionale di Artiglieria, sistemato come Museo delle armi. Fu così stabilito di creare il Museo dell'Ingegneria Militare Italiana, destinazione che ben si adattava all'imponente monumento ove, nel corso dei secoli, avevano lavorato valenti ingegneri militari come Nicolò di Pietro Lamberti di Arezzo, Antonio da Todi, il Rossellino, Baccio Pontelli, Antonio da Sangallo, Michelangelo Buonarroti e tanti altri insigni maestri. Il 13 febbraio 1906, il Museo venne inaugurato alla presenza del Sovrano con una solenne cerimonia, ed il suo successo fu grande ed immediato; il pubblico affluiva numeroso e l'Arma del Genio ne trasse grande prestigio. Nel 1911, per solennizzaer il cinquantesimo anniversario di Roma Capitale, furono indette in Castel S. Angelo grandi mostre retrospettive ed in tale occasione, per acquisire spazio utile, fu deciso di trasferire il Museo nelle "casermette di Urbano VIII", situate entro la cinta pentagonale bastionata del castello. Il museo assunse così la nuova denominazione di "Museo Storico del Genio Militare" e la sua esistenza fu ufficialmente riconosciuta con il Regio Decreto del 5 febbraio 1911.
Dopo la Grande Guerra si ebbe il più grande incremento di materiali, modelli, plastici e fotografie, relativi alle azioni e alle attività dei reparti e specialità, tanto da divenire meta di visitatori illustri, tra cui il re di Danimarca e il re del Belgio.

In quel tempo, gran parte dell'attività del Museo fu dedicata al riconoscimento e alla classificazione dei numerosissimi disegni di frotificazioni e di fabbricati militari raccolti. Ciò suggerì al generale Borgatti, Direttore del Museo, di costituire, in seno a questo, l'"Istituto di Architettura Militare Italiana", ufficialmente costituito nel 1927, il quale riscosse subito largo consenso, principalmente tra gli studiosi. L'anno 1933 fu importante nella storia del Museo e dell'Istituto; infatti il 5 aprile venne mancare il generale Borgatti e, nello stesso anno, le autorità dell'epoca decisero di sistemare a parco pubblico la zona che circondava Castel S. Angelo e, quindi, demolire le casermette di Urbano VIII e trasferire il Museo e l'Istituto ad altra sede.
Nel 1934, con decreto del 28 giugno, venne sancita la costituzione dell'Istituto storico e di cultura dell'Arma del Genio, con la fusione dei due precedenti organismi culturali, prevedendo per il nuovo istituto una propria e definitiva sede progettata ad hoc, la cui area venne individuata sul Lungotevere della Vittoria, dove risiede attualmente.

All'inizio del 1939, lo stato dei lavori permise di occupare i primi locali e trasportare tutto il materiale. Purtroppo, la lunga e sfortunata guerra già iniziata non consentì di completare l'edificio nelle rifiniture e, se essa lo risparmiò dagli immani danni che sconvolsero il nostro territorio, così non fu per i dissesti strutturali che lo colpirono sensibilmente, dovuti in parte alla natura del sedime e in parte alla eccessiva celerità di costruzione.
Nel maggio 1944 assunse l'incarico di Direttore il generale Stefano Degiani, il quale operò, tra l'altro, affinché fossero approvati il nuovo statuto dell'ISCAG ed il relativo Regolamento che, ancora oggi, disciplinano le attività dell'Istituto. Gli successe, nel 1953, nella carica il generale Tirelli che può essere considerato a buon diritto l'autore, attento e scrupoloso del ripristino, in 28 anni di attività, delle caratteristiche che, a suo tempo, il generale Borgatti aveva voluto e realizzato. Oggi l'Istituto dipende dal Ministero della Difesa tramite la Scuola del Genio.

Il Museo storico dell'Arma del Genio occupa tutto il pianterreno dell'edificio, circa 4.400 mq. di superficie, ed ha il compito di testimoniare l'intima connessione che è sempre esistita tra Società civile e Genio militare in tutti i campi dell'ingegneria e dell'architettura. Preceduto da due Sale d'Onore, in cui fanno spicco i cimeli del tenente del Genio Camillo Benso conte di Cavour e del generale Federico Menabrea, scienziato e Primo Ministro, il Museo è diviso in due grandi settori: il primo riguarda il Genio in tutte le sue specialità, quello del tempo di pace, quelle che si formano in tempo di guerra e quelle che si sono tanto evolute nel tempo da divenire addirittura autonome come l'Aeronautica Militare, il Corpo Automobilistico, il Servizio Chimico Militare e le Trasmissioni.
Il secondo settore è dedicato al Genio Militare nelle varie guerre che si sono succedute dal Regno di Sardegna, allo Stato italiano, sino a tutto il Secondo Conflitto mondiale.
Il visitatore trova, lungo il percorso, una vastissima documentazione che testimonia l'importanza degli aspetti tecnici e storici dei reperti. Così è per l'ampia panoramica di ponti stradali regolamentari e di circostanza per il superamento rapido di interruzioni: ponti galleggianti tra cui fa spicco il 160/14, protagonista di epici forzamenti di fiumi, quali il Piave o il Dnepr in Russia.

Meritano attenzione i Dirigibilisti e gli Aerostieri che con i loro fragili mezzi preannunciano l'Aeronautica. Dopo il salone riguadante le Colonie, un grande Sacrario dedicato a tutti i Caduti, con un'Ara donata da tutti gli Ufficiali del Genio. Seguono le sale dedicate alle campagne di guerra ed ai loro cimeli, ad iniziare dalla Repubblica Romana del 1848 - 49, per continuare con la Campagna di Crimea, 1855 - 56 e con l'Assedio di Gaeta, 1860 - 61, ove spiccano le grandi opere ossidionali del generale Menabrea ed i primi cannoni rigati del generale Cavalli. Segue un'ampia carrellata documentale dei mezzi di trasmissione, dai segnali a fuochi dell'epoca omerica, all'impiego dei colombi viaggiatori, ai mezzi ottici sempre più perfezionati e quindi dal telegrafo, alla radio e al suo geniale inventore, Guglielmo Marconi, capitano del Genio e ai suoi rivoluzionari apparecchi.
Al primo piano trova collocazione il Museo storico dell'Architettura Militare che, con dovizia di plastici e modelli, illustra la storia dell'architettura militare italiana ed europea, a cominciare dai castellieri preistorici ai nuraghi sardi, per continuare con le fortificazioni romane, i castelli medioevali, i forti dalle varie epoche sino ad oggi. Chiude la visita il Salone Giulio Cesare, dedicato al "Primo Grande Geniere" della storia.
L'area ove sorge il museo appartiene al quartiere della Vittoria che costituisce, con Prati, una delle più unitarie espansioni della Roma moderna, consentendo così una visione panoramica sulle architetture di maggior interesse eseguite nella capitale tra il 1890 ed il 1935.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo ha sede a Roma, Lungotevere della Vittoria, 31. La Direzione è aperta nei giorni feriale, dalle ore 08.30 alle 12.30 (il sabato fino alle 11.30).
Le sale sono visitabili nei giorni di martedì, giovedì e sabato dalle ore 09.30 alle 12.30. L'Archivio storico e la Biblioteca sono aperti nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, dalle ore 08.45 alle 11.45 e dalle 13.15 alle 15.15.
Per le visite in giorni od orari diversi, è necessario prendere accordi con la Direzione dell'Istituto (tel. 06 47358708 oppure 06 47353149).

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Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria ha sede in Pinerolo nell'antica Caserma Principe Amedeo, ora Generale Fenulli, eretta per volere ed a spese della Città a partire dal 1845.
Nel 1849, dopo la Battaglia di Novara, l'abdicazione di Carlo Alberto e la salita al trono di Vittorio Emanuele II, nell'ambito della riorganizzazione dell'Esercito, l'allora Ministro della Guerra Alfonso La Marmora, decise di trasferire la Scuola di Equitazione, creata da Carlo Felice nel 1823 alla Venaria Reale, nella città di Pinerolo, con il nuovo nome di Scuola di Cavalleria. Ciò, secondo una memoria del Generale Montù, "per la mitezza del clima, l'abbondanza delle acque e dei foraggi, la salubrità delle terre ed al fine di aumentare la distanza da Torino che, specialmente per la gioventù, costituiva un centro di attrazione pericoloso".
E a Pinerolo la Scuola rimase fino al 1943, anno del suo scioglimento. Su istanza del Consiglio della Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, il Museo fu istituito nella sede di Pinerolo dal Ministro della Difesa alla fine del 1961, ed è quindi uno tra i più recenti Musei Militari dello Stato.
Ricevuta dal Presidente della Repubblica personalità giuridica, fu inaugurato ed aperto al pubblico ormai più di trent'anni fa, nell'ottobre del 1968. Oggi il Museo dipende dal Comando Reclutamento e Forze di Completamento Interregionale Nord di Torino.
Particolarità del Museo è che quasi nulla di ciò che vi è custodito proviene dall'amministrazione della Difesa: la stessa Caserma che lo ospita è di proprietà della città di Pinerolo, alla quale viene pagato un affitto simbolico di poche lire l'anno. Quasi tutti i cimeli esposti infatti, sono stati donati nel tempo da Ufficiali, Sottufficiali, Militari ed estimatori dell'Arma.

La vasta esposizione di reperti, che di giorno in giorno si arricchisce grazie a nuove donazioni, lo rende uno tra i più ricchi Musei d'Arma d'Europa. Nell'utilizzazione degli spazi e nella sistemazione dei reperti, si è cercato di conseguire un filo storico caratterizzato da senso logico e cronologico.
Al piano terra sono stati riuniti carri, carriaggi, selle, gualdrappe ed è stata curata la ricostruzione di una mascalcia reggimentale.
Al primo piano sono esposti Stendardi, Bandiere, bronzi, argenti, quadri, stampe, fotografie, decorazioni ed una ricca raccolta di uniformi risalenti al periodo che intercorre tra l'inizio delle Guerre per il Risorgimento Nazionale ed i giorni nostri.
Il secondo piano è stato dedicato alle Campagne Coloniali ed alle due Guerre Mondiali ed una delle sue gallerie è stata riservata all'esposizione delle armi bianche e da fuoco, africane ed europee.
Interessante il Polo Culturale, costituito da una Biblioteca Militare e da una Biblioteca del Cavallo, che custodiscono importanti e rare opere del sei, sette e ottocento e la Fototeca nella quale è conservata una ricca documentazione fotografica, attraverso la quale è possibile ripercorrere la vita della Scuola e dell'Arma dal 1861 ad oggi.
Nel Museo Storico dell'Arma di Cavalleria (tre piani espositivi, circa 5000 mq. di ampiezza, 33 sale), il visitatore attento può percorrere tre itinerari diversi:

  • Il primo riguarda l'evoluzione dell'uniforme italiana di Cavalleria dal 1861 ai giorni nostri osservata attraverso l'esame di centinaia di fotografie antiche, quasi sempre inedite, corredate da approfondite didascalie, disposte su ben 18 espositori piani.
  • Il secondo affronta il tema delle uniformi, i copricapo ed i loro accessori, in uso dall'Unità d'Italia ad oggi, illustrati attraverso lo stralcio dei Giornali Militari dell'epoca e la riproduzione delle relative tavole sinottiche, conservati in circa duecento vetrine espositive.
  • Il terzo percorso è dedicato alle Medaglie, Decorazioni e gli Ordini Cavallereschi di cui furono insigniti più frequentemente gli Ufficiali dell'Armata Sarda prima e del Regio Esercito poi, anch'essi corredati da ampie schede informative.

E' in avanzata fase di realizzazione il quarto itinerario, riguardante lo studio, la descrizione e la catalogazione delle armi bianche e da fuoco utilizzate in questi tre secoli dai Reparti dell'Arma.
Il Museo, molto frequentato da scolaresche e gruppi organizzati, non solo piemontesi, ospita spesso comitive di stranieri, e ciò a dimostrazione di quanto la Scuola di Cavalleria sia conosciuta all'estero.
Tale Istituto infatti, negli anni compresi tra l'inizio del '900 e lo scoppio del secondo conflitto mondiale ospitò i migliori cavalieri di ben 33 Nazioni, venuti a Pinerolo al fine di apprendere il nuovo metodo di montare a cavallo ideato dal Capitano livornese Federico Caprilli.

Al centro della città vecchia si può visitare il Duomo, di tipica impronta piemontese, dalla struttura gotica quattrocentesca, e la Collezione Civica d'Arte a palazzo Vittone, situato nella centrale piazza Vittorio Veneto.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo ha sede a Pinerolo (TO) in via Giolitti, 5. Le visite possono essere effettuate nei seguenti giorni:

  • martedì e giovedì : dalle ore 09.00 alle ore 11.30 e dalle 14.00 alle 16.00;
  • sabato, domenica : dalle ore 09.00 alle ore 11.30.
I giorni di chiusura saranno : tutti i lunedì, mercoledì e venerdì, l’1 e 6 gennaio, la domenica ed il lunedì di Pasqua, il 25 aprile, il 1° maggio, il 15 agosto, il 1° novembre, l’8 - il 25 - il 26 ed il 31 dicembre.

Eventuali visite da parte di scolaresche o gruppi organizzati (minimo 10 persone) possono essere effettuate previi accordi con la Direzione (tel. 0121 397616), su richiesta, anche nei giorni di non prevista apertura.

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Il progetto di costruzione di un Museo di Artiglieria in Torino risale al 1731. In tale anno Carlo Emanuele III, re di Sardegna, dava ordine al Maresciallo di Rebhinder di riunire sotto la sua presidenza un Congresso per esaminare varie questioni riguardanti il servizio dell'Artiglieria e per concretare i provvedimenti da sottoporre alla sovrana decisione. Il Congresso inoltrò al re diverse proposte, tra cui quelle per la costituzione di un vero e proprio Museo di Artiglieria, come di seguito riportato: "Finalmente che vengano formati tutti li Modelli e Mostre per ogni categoria e Robe d'Artiglieria cui apporvi sopra i Biglietti da conservarsi il tutto separatamente con buon ordine in una stanza dell'Arsenale". Il re Carlo Emanuele III, con propria determinazione del 18 aprile 1731, dava disposizione al marchese Foschieri affinché desse esecuzione alle proposte. Nasceva così, in alcune sale del Regio Arsenale, oggi Scuola d'Applicazione d'Arma, il Museo d'Artiglieria. Il 1° dicembre 1752 fu istituita la Direzione del Museo e del Laboratio Mineralogico, che venne disperso durante la dominazione francese.
Nel 1842, su proposta del Comandante del Corpo Reale di Artiglieria, maggior generale Vincenzo Morelli di Popolo, fu ricostituito col proposito di raccogliervi i modelli relativi ad armi portatili nazionali ed estere, artiglierie, materiali da ponte, modelli di artifizi da guerra, munizioni, attrezzi e macchine da laboratorio, bombardieri e fabbriche da polvere. Fu nominato Direttore il capitano d'Artiglieria Annibale Avogadro di Valdengo, fino al 1846. Nel 1861, divenuto Museo nazionale d'Artiglieria, fu posto sotto la direzione del capitno d'Artiglieria Angelo Angelucci, appassionato studio e valente scrittore militare, conservò la carica fino al 1885. Nel 1893 il Comune di Torino cedette in comodato all'amministrazione Militare il Mastio della Cittadella, unico elemento superstite della fortificazione voluta nel 1564 da Emanuele Filiberto, allo scopo di assegnare una autonoma e prestigiosa collocazione al Museo di Artiglieria; nella nuova sede, lo stesso anno avvenne l'inaugurazione.

Il Museo dispone di circa 11.000 reperti che, partendo dalla preistoria, giungono ai tempi moderni. Essi sono suddivisi in diverse categorie: artiglierie e relativi accessori, modelli vari, munizionamento, armi portatili lunghe, armi portatili corte, piastre a ruota, a pietra focaia e luminello, inneschi ed accesori per armi antiche, armi bianche, bandiere, trofei vari, medaglie e quadri.

Sono presenti, inoltre, armi preistoriche in pietra e cimeli archeologici. Tra i più importanti reperti si annoverano: un'ascia bipenne risalente al 3.000 a.C., un "elmo apulo" risalente al IV secolo a.C., un "falconetto con la gioia di bocca zoomorfa" del XV secolo, un "organo manesco da 13 canne" del XVII secolo, una "pistola corta a fucile montata a stiletto", una "bombardella" in ferro battuto proveniente dal Castello di Morro del XIV secolo, artigliera più antica presenta al Museo, ed altri.

Nel corso degli anni il Museo si è notevolmente arricchito di nuovi materiali, tanto da rendere necessario l'ampliamento dell'area espositiva; quindi le artiglierie dal XVI al XVIII secolo e quasi tutti gli altri reperti sono custoditi nel Mastio, mentre quelle del XIX e XX secolo ed altri pochi cimeli sono allocati in una sede distaccata, presso un'infrastruttura militare dismessa, già Magazzino Artiglieria e Difesa Chimica, sita in via Bologna 190; contestualmente le poche sale del Mastio lasciate libere sono state destinate ad ospitare mostre tematiche.
Nei pressi del Museo, è consigliabile la visita all'armonioso complesso urbanistico di piazza San Carlo, nonché al Palazzo dell'Accademia delle Scienze, eretto nel XVII secolo, che ospita tre musei, tra i quali il notissimo Museo Egizio.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo ha sede a Torino in Corso Galileo Ferraris. Dal 1992 il Mastio della Cittadella è precluso al pubblico, poiché privo dei prescritti requisiti di sicurezza.
I reperti possono, comunque, essere visionati da collezionisti o studiosi, previo appuntamento, telefonando alla Direzione del Museo (tel. 011 56034061 oppure 011 5629223).

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Il Museo storico dell'Accademia Militare è sito all'interno del Palazzo dei Duchi d'Este, attuale sede dell'Istituto di formazione degli Ufficiali dell'Esercito.
La costruzione del Palazzo venne iniziata, per volontà del duca Francesco I d'Este, sotto la direzione dell'architetto Bartolomeo Avanzini nel 1635; la facciata si impone per unità estetica e per soluzioni originali, in particolare per la semplice ed imponente torre centrale, non consueta nelle costruzioni dell'epoca, nella quale le grandi finestre, il balcone e le colonne che lo sostengono formano un insieme armonioso e coerente.
Dal portone centrale, un tempo ornato da pregevoli bronzi, si accede all'atrio, trasformato nel 1929 in Lapidario su disegno di Arturo Prati, ove sono incisi su marmo i nomi dei 7811 Ufficiali, ex allievi dell'Accademia Militare, caduti nelle guerre per l'Unità, l'Indipendenza e la Liberazione.
Dall'atrio si accede al Cortile d'Onore, il più grande del Palazzo, scenario delle principali cerimonie militari dell'Accademia; cinquecentesco nell'impronta, quadrangolare nella forma, è delinmitato da due ordini di archi sovrapposti, cadenzati da colonne e lesene; in alto, a fare da coronamento, una balaustra in marmo.
Dal cortile si raggiunge lo Scalone d'Onore, realizzazione estremamente raffinata e di grande effetto, iniziata nel 1678 e completata nel 1685; si sviluppa su sei rampe interrotte da quattro pianerottoli sui quali si aprono nicchie con statue. Dallo Scalone si accede al Loggiato, che circonda sui quattro lati il Cortile d'Onore e che conduce alle sale dell'ala occidentale e agli antichi appartamenti ducali.

L'appartamento dei Principi occupa l'ala occidentale ed è composto da una serie di sale impreziosite da soffitti decorati, mentre quello privato ducale è situato nel corpo dell'antico castello di Obizzo II. Il vecchio appartamento è costituito da varie sale con pregevoli soffitti a cassettoni, stucchi e cuoi sbalzati; vi si accede dall'angolo nord-est del Loggiato ed è sede del Museo Storico.
Il Museo fu inaugurato il 4 giugno 1905 e dedicato al ricordo degli Ufficiali ex allievi delle Accademie Militari caduti in guerra; è stato riaperto nel 1988 dopo un meticoloso lavoro di riordino. Esso è dislocato su un atrio, sette sale di esposizione ed una sala adibita a Sacrario.
Il materiale esposto, di notevole valenza, comprende documentazione storica, come Decreti, Regie Patenti e Regolamenti, unitamente a ricordi e cimeli di ex allievi caduti nelle guerre del Risorgimento e di Libia, nel primo conflitto mondiale e nella guerra d'Africa, e anche armi individuali e di reparto, armi nemiche, uniformi ed equipaggiamenti.
In centro città, nelle vicinanze del palazzo estense, è consigliata la visita al Duomo del XII secolo, dedicato a San Geminiano, uno dei migliori esempi di architettura romanica in Italia, con la poderosa torre campanaria in marmo, alta 88 metri, denominata "Ghirlandina" per la ghirlanda bronzea della sua banderuola.

MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO

Il Museo si trova all'interno dell'Accademia Militare, può essere visitato durante la settimana da gruppi organizzati, previa richiesta scritta indirizzata al Comando Accademia Militare, Piazza Roma, 15 - 41100 Modena
E' stata stipulata una convenzione con il Comune di Modena che prevede la possibilità di visita anche nella giornata di domenica mattina, prendendo contatti con l'Ufficio Turistico del Comune stesso - Modena Tour, via Scudari, 8 - tel. 059 206688; oppure con IAT, Piazza Grande, 17 - tel. 059 206660.

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