Il 15 ottobre 1983, in Venezia veniva costituita
l'Associazione Lagunari Truppe Anfibie (A.L.T.A.). Riconosciuta Ente
Morale il 17 giugno 1985 con Decreto Nr. 550 del Presidente della
Repubblica, è l'associazione d'Arma alla quale aderiscono coloro che
hanno prestato servizio nei reparti lagunari, è apolitica, apartitica e
non persegue fini di lucro.
Ha i seguenti scopi:
mantenere vive le tradizioni, la storia e le
caratteristiche peculiari dei lagunari;
consolidare i vincoli di fratellanza tra le
vecchie e le nuove leve lagunari, promuovendo attività sociali,
ricreative e culturali idonee a mantenere l'efficienza fisica morale
dei soci;
mantenere vivo il culto della Patria, il
senso dell'Onore, il ricordo di tutti coloro che in pace e in guerra
sono caduti nell'adempimento del proprio dovere;
promuovere lo studio dei problemi
dell'ambiente lagunare e del rispetto della natura;
concorrere, nel quadro della solidarietà
nazionale e del volontariato di Protezione Civile, al conseguimento
dei fini dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni in materia di
Protezione Civile, con particolare riguardo al patrimonio culturale
e artistico in occasione di catastrofi e calamità naturali.
Dal 1984 al 1998 venivano costituite 35 nuove
sezioni nelle regioni di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio,
Lombardia e Veneto.
La Presidenza Nazionale si trova al seguente indirizzo:
Il Palazzo in cui ha sede il Museo è
conosciuto anche all'estero, soprattutto come casa di Pietro Bembo.
Il prof. Oliviero Ronchi, in un suo prezioso libretto, racconta che nel
1750 Charles Cochin, incisore prediletto di Luigi XV e precettore di
Francesco de Poisson, fratello di madame Pompadour, dopo aver visitato
Padova, citò il palazzo nelle sue memorie con viva ammirazione.
In effetti la costruzione risale al 1400, allorché nacque come
"Casa Bon Romeo", e nel 1512 fu proprietà di Bernardo
Fortebraccio, condottiero della Serenissima. Il Bembo si interessò a
questo palazzo fin dal 1522 e riuscì a comperarlo nel 1527 facendolo
divenire centro di cultura e ritrovo dei migliori ingegni padovani.
Morto il Bembo nel 1547, il palazzo passò come dote alla figlia, la
quale sposò un Grandenigo. Sempre per via di successione, nel 1815
furono proprietari i Farsetti e nel 1847, infine, il palazzo fu
acquistato dal duca Silvestro Camerini, con il cui nome è tuttora
conosciuto il palazzo.
Nel 1952 vi prese sede il Comando operativo designato della 3^ Armata,
omonimo della celebre 3^ Armata del 1915 - 18, che visse per 20 anni e
fu sciolto poi nel 1972; in quell'anno subentrò il Comando
dell'Artiglieria Controaerei dell'Esercito, tuttora presente, che ha il
compito di gestire il Museo della 3^ Armata.
Il Museo possiede una collezione di musiche della guerra del 1915 - 18,
che vengono diffuse in sottofondo nel corso della visita, per rendere più
interessante la visione dei prezioni cimeli storici contenuti al suo
interno. Sono, inoltre, visionabili quattro documentari cinematografici
storico-militari autentici, comosti da scene girate sul terreno dei
combattimenti, di varia durata ed argomento; uno di questi, oltre ad
essere di eccezionale interesse, è anche molto raro.
Il Museo è dotato, altresì, di una ricca
documentazione fotografica e di reperti e cimeli della 1^ Guerra
Mondiale, con specifico riferimento al settore di responsabilità della
3^ Armata, il Carso e il basso Piave.
All'atto della sua costituzione, avvenuta a partire dal 1956, il Museo
fu particolarmente avvantaggiato dall'offerta di una collezione di
documenti, reperti e cimeli, provenienti dal patrimonio del segretario
personale in guerra del duca D'Aosta; il generale Nino Villasanta.
Scopo del Museo è rendere omaggio ai Caduti, offrire documentazione
agli studiosi, parlare così ai cittadini di una pagina gloriosa della
storia patria, affinché ne traggano le migliori ispirazioni.
Padova era già un centro importante sotto l'impero romano; nel cuore
della città, le piazze ridenti, cinte da portici, fanno un singolare
contrasto con le strade strette ed austere.
Le principali opere, che si consigliano di vedere, sono la Cappella
degli Scrovegni, eretta nel 1303, la Basilica del Santo, il Palazzo
della Ragione e la piazza dei Signori, con il Palazzo del Capitano.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo ha sede a Padova, in via Altinate, 59
- Palazzo Camerini. A richiesta, la visita può essere guidata a cura
del personale militare addetto.
Le visite possono essere effettuate dal lunedì al venerdì, dalle ore
09.00 alle ore 16.30, e il sabato e i giorni festivi, dalle ore 09.00
alle ore 12.00.
Per accordi con la Direzione, occorre telefonare allo 049 8203430.
Il Museo storico della Motorizzazione Militare,
sorto nell'anno 1955 per iniziativa del Capo del Corpo Automobilistico
in carica, costituisce l'unica mostra esistente in Italia dei veicoli
che hanno caratterizzato un secolo di Motorizzazione Militare.
Ha come fine primario quello di raccogliere e conservare il materiale
tecnico storico della Motorizzazione Militare - oltre ad altri materiali
del Genio, dell'Artiglieria, delle Trasmissioni - e custodire cimeli e
ricordi delle gesta compiute in pace ed in guerra. Tali testimonianze
fanno del Museo il principale depositario dei valori spirituali ed etici
delle tradizioni del Corpo e di quanti sono stati protagonisti della sua
vicenda centenaria.
I mezzi conservati, alcuni rarissimi, oltre alla funzione che li ha
identificati in passato, testimoniano le tappe di quella evoluzione
tecnica e tecnologica del mezzo meccanico, che ha promosso la crescita
della nostra società.
Inserito precedentemente in spazi espositivi estremamente limitati, nel
1991 è stato trasferito nell'attuale sede, dopo il recupero delle
infrastrutture preesistenti, in un'area di circa 50 mila mq, molto
articolata, con ampi viali, estese zone nel verde e volumi con struttura
a "scheda", tipica dei primi del secolo, un tempo utilizzati
per attività didattiche della Scuola della Motorizzazione Militare.
Nel complesso sono presenti più di trecento
unità tra automobili ed autocarri civili e militari d'epoca, sessanta
tra mezzi cingolati, blindati e corazzati, e sessanta motocicli d'epoca.
Tra i sei padiglioni espositivi è da evidenziare quello intitolato alla
"Medaglia d'Oro Arturo mercanti" nel quale sono ubicati la
Direzione, una biblioteca-archivio con dati e schede tecniche riferiti a
molti mezzi a motore in affidamento all'Esercito, dalle origini ai
nostri giorni, nonché materiale fotografico e documentale, una grande
carta murale riportante la manovra dinamica attuata dal Generale Cadorna
nel Trentino, nell'anno 1916, caratterizzata dal primo massiccio impiego
del trasporto automobilistico.
Oltre ad alcuni carri a traino animale del 1914 e del 1916, il Museo
annovera pezzi di grande valore ed importanza storica, come gli
autocarri Fiat 18 BL, Fiat 15 Ter e Spa 38, nonché due aerei leggeri
Piper L 18 e L 21 B, una Fiat 501 Torpedo, un carro veloce L3, un carro
M 15-42 e un carro P 40, una rarissima autoblinda Lancia Astura Lince
del 1942, un autocarro Spa Dovunque 35, una Fiat 513 modello 4 del 1910,
utilizzata da Vittorio Emanuele III per gli spostamenti sul fronte della
1^ Guerra Mondiale, e la famosissima autoambulanza del film "Addio
alle Armi", Fiat tipo 2 del 1910.
La località della Cecchignola è situata nella periferia sud di Roma, a
breve distanza dal quartiere dell'Eur ove è visitabile il Museo della
Civiltà Romana, il Palazzo della Civiltà del Lavoro e la chiesa dei
Santi Pietro e Paolo.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo ha sede a Roma-Cecchignola, Viale
dell'Esercito, 170. Le visite possono essere effettuate il sabato dalle
ore 09.00 alle ore 12.00 ingresso libero.
Quando, nel 1870, Roma fu restituita alla sua
missione di Capitale dello Stato italiano, la Mole Adriana, o Castel
Sant'Angelo, eretta nel II secolo d.C., era ridotta alla misera
condizione di accasermamento e di carcere.
Trent'anni dopo, il generale Luigi Durand de La Penne riuscì a vincere
la battaglia intesa a restituire all'insigne monumento il suo antico
splendore per istituirvi il "Museo delle armi", con l'aiuto
del Ministero della Pubblica Istruzione. I lavori iniziarono nel 1901,
ma non fu possibile realizzare la seconda aspirazione di Durand de La
Penne poiché, già nel 1893, era stato costituito in Torino il Museo
storico nazionale di Artiglieria, sistemato come Museo delle armi. Fu
così stabilito di creare il Museo dell'Ingegneria Militare Italiana,
destinazione che ben si adattava all'imponente monumento ove, nel corso
dei secoli, avevano lavorato valenti ingegneri militari come Nicolò di
Pietro Lamberti di Arezzo, Antonio da Todi, il Rossellino, Baccio
Pontelli, Antonio da Sangallo, Michelangelo Buonarroti e tanti altri
insigni maestri. Il 13 febbraio 1906, il Museo venne inaugurato alla
presenza del Sovrano con una solenne cerimonia, ed il suo successo fu
grande ed immediato; il pubblico affluiva numeroso e l'Arma del Genio ne
trasse grande prestigio. Nel 1911, per solennizzaer il cinquantesimo
anniversario di Roma Capitale, furono indette in Castel S. Angelo grandi
mostre retrospettive ed in tale occasione, per acquisire spazio utile,
fu deciso di trasferire il Museo nelle "casermette di Urbano VIII",
situate entro la cinta pentagonale bastionata del castello. Il museo
assunse così la nuova denominazione di "Museo Storico del Genio
Militare" e la sua esistenza fu ufficialmente riconosciuta con il
Regio Decreto del 5 febbraio 1911.
Dopo la Grande Guerra si ebbe il più grande incremento di materiali,
modelli, plastici e fotografie, relativi alle azioni e alle attività
dei reparti e specialità, tanto da divenire meta di visitatori
illustri, tra cui il re di Danimarca e il re del Belgio.
In quel tempo, gran parte dell'attività del
Museo fu dedicata al riconoscimento e alla classificazione dei
numerosissimi disegni di frotificazioni e di fabbricati militari
raccolti. Ciò suggerì al generale Borgatti, Direttore del Museo, di
costituire, in seno a questo, l'"Istituto di Architettura Militare
Italiana", ufficialmente costituito nel 1927, il quale riscosse
subito largo consenso, principalmente tra gli studiosi. L'anno 1933 fu
importante nella storia del Museo e dell'Istituto; infatti il 5 aprile
venne mancare il generale Borgatti e, nello stesso anno, le autorità
dell'epoca decisero di sistemare a parco pubblico la zona che circondava
Castel S. Angelo e, quindi, demolire le casermette di Urbano VIII e
trasferire il Museo e l'Istituto ad altra sede.
Nel 1934, con decreto del 28 giugno, venne sancita la costituzione
dell'Istituto storico e di cultura dell'Arma del Genio, con la fusione
dei due precedenti organismi culturali, prevedendo per il nuovo istituto
una propria e definitiva sede progettata ad hoc, la cui area
venne individuata sul Lungotevere della Vittoria, dove risiede
attualmente.
All'inizio del 1939, lo stato dei lavori
permise di occupare i primi locali e trasportare tutto il materiale.
Purtroppo, la lunga e sfortunata guerra già iniziata non consentì di
completare l'edificio nelle rifiniture e, se essa lo risparmiò dagli
immani danni che sconvolsero il nostro territorio, così non fu per i
dissesti strutturali che lo colpirono sensibilmente, dovuti in parte
alla natura del sedime e in parte alla eccessiva celerità di
costruzione.
Nel maggio 1944 assunse l'incarico di Direttore il generale Stefano
Degiani, il quale operò, tra l'altro, affinché fossero approvati il
nuovo statuto dell'ISCAG ed il relativo Regolamento che, ancora oggi,
disciplinano le attività dell'Istituto. Gli successe, nel 1953, nella
carica il generale Tirelli che può essere considerato a buon diritto
l'autore, attento e scrupoloso del ripristino, in 28 anni di attività,
delle caratteristiche che, a suo tempo, il generale Borgatti aveva
voluto e realizzato. Oggi l'Istituto dipende dal Ministero della Difesa
tramite la Scuola del Genio.
Il Museo storico dell'Arma del Genio occupa
tutto il pianterreno dell'edificio, circa 4.400 mq. di superficie, ed ha
il compito di testimoniare l'intima connessione che è sempre esistita
tra Società civile e Genio militare in tutti i campi dell'ingegneria e
dell'architettura. Preceduto da due Sale d'Onore, in cui fanno spicco i
cimeli del tenente del Genio Camillo Benso conte di Cavour e del
generale Federico Menabrea, scienziato e Primo Ministro, il Museo è
diviso in due grandi settori: il primo riguarda il Genio in tutte le sue
specialità, quello del tempo di pace, quelle che si formano in tempo di
guerra e quelle che si sono tanto evolute nel tempo da divenire
addirittura autonome come l'Aeronautica Militare, il Corpo
Automobilistico, il Servizio Chimico Militare e le Trasmissioni.
Il secondo settore è dedicato al Genio Militare nelle varie guerre che
si sono succedute dal Regno di Sardegna, allo Stato italiano, sino a
tutto il Secondo Conflitto mondiale.
Il visitatore trova, lungo il percorso, una vastissima documentazione
che testimonia l'importanza degli aspetti tecnici e storici dei reperti.
Così è per l'ampia panoramica di ponti stradali regolamentari e di
circostanza per il superamento rapido di interruzioni: ponti
galleggianti tra cui fa spicco il 160/14, protagonista di epici
forzamenti di fiumi, quali il Piave o il Dnepr in Russia.
Meritano attenzione i Dirigibilisti e gli
Aerostieri che con i loro fragili mezzi preannunciano l'Aeronautica.
Dopo il salone riguadante le Colonie, un grande Sacrario dedicato a
tutti i Caduti, con un'Ara donata da tutti gli Ufficiali del Genio.
Seguono le sale dedicate alle campagne di guerra ed ai loro cimeli, ad
iniziare dalla Repubblica Romana del 1848 - 49, per continuare con la
Campagna di Crimea, 1855 - 56 e con l'Assedio di Gaeta, 1860 - 61, ove
spiccano le grandi opere ossidionali del generale Menabrea ed i primi
cannoni rigati del generale Cavalli. Segue un'ampia carrellata
documentale dei mezzi di trasmissione, dai segnali a fuochi dell'epoca
omerica, all'impiego dei colombi viaggiatori, ai mezzi ottici sempre
più perfezionati e quindi dal telegrafo, alla radio e al suo geniale
inventore, Guglielmo Marconi, capitano del Genio e ai suoi rivoluzionari
apparecchi.
Al primo piano trova collocazione il Museo storico dell'Architettura
Militare che, con dovizia di plastici e modelli, illustra la storia
dell'architettura militare italiana ed europea, a cominciare dai
castellieri preistorici ai nuraghi sardi, per continuare con le
fortificazioni romane, i castelli medioevali, i forti dalle varie epoche
sino ad oggi. Chiude la visita il Salone Giulio Cesare, dedicato al
"Primo Grande Geniere" della storia.
L'area ove sorge il museo appartiene al quartiere della Vittoria che
costituisce, con Prati, una delle più unitarie espansioni della Roma
moderna, consentendo così una visione panoramica sulle architetture di
maggior interesse eseguite nella capitale tra il 1890 ed il 1935.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo ha sede a Roma, Lungotevere della
Vittoria, 31. La Direzione è aperta nei giorni feriale, dalle ore 08.30
alle 12.30 (il sabato fino alle 11.30).
Le sale sono visitabili nei giorni di martedì, giovedì e sabato dalle
ore 09.30 alle 12.30. L'Archivio storico e la Biblioteca sono aperti nei
giorni di martedì, mercoledì e giovedì, dalle ore 08.45 alle 11.45 e
dalle 13.15 alle 15.15.
Per le visite in giorni od orari diversi, è necessario prendere accordi
con la Direzione dell'Istituto (tel. 06 47358708 oppure 06 47353149).
Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria ha
sede in Pinerolo nell'antica Caserma Principe Amedeo, ora Generale
Fenulli, eretta per volere ed a spese della Città a partire dal 1845.
Nel 1849, dopo la Battaglia di Novara, l'abdicazione di Carlo Alberto e
la salita al trono di Vittorio Emanuele II, nell'ambito della
riorganizzazione dell'Esercito, l'allora Ministro della Guerra Alfonso
La Marmora, decise di trasferire la Scuola di Equitazione, creata da
Carlo Felice nel 1823 alla Venaria Reale, nella città di Pinerolo, con
il nuovo nome di Scuola di Cavalleria. Ciò, secondo una memoria del
Generale Montù, "per la mitezza del clima, l'abbondanza delle
acque e dei foraggi, la salubrità delle terre ed al fine di aumentare
la distanza da Torino che, specialmente per la gioventù, costituiva un
centro di attrazione pericoloso".
E a Pinerolo la Scuola rimase fino al 1943, anno del suo scioglimento.
Su istanza del Consiglio della Associazione Nazionale Arma di
Cavalleria, il Museo fu istituito nella sede di Pinerolo dal Ministro
della Difesa alla fine del 1961, ed è quindi uno tra i più recenti
Musei Militari dello Stato.
Ricevuta dal Presidente della Repubblica personalità giuridica, fu
inaugurato ed aperto al pubblico ormai più di trent'anni fa,
nell'ottobre del 1968. Oggi il Museo dipende dal Comando Reclutamento e
Forze di Completamento Interregionale Nord di Torino.
Particolarità del Museo è che quasi nulla di ciò che vi è custodito
proviene dall'amministrazione della Difesa: la stessa Caserma che lo
ospita è di proprietà della città di Pinerolo, alla quale viene
pagato un affitto simbolico di poche lire l'anno. Quasi tutti i cimeli
esposti infatti, sono stati donati nel tempo da Ufficiali,
Sottufficiali, Militari ed estimatori dell'Arma.
La vasta esposizione di reperti, che di giorno
in giorno si arricchisce grazie a nuove donazioni, lo rende uno tra i più
ricchi Musei d'Arma d'Europa. Nell'utilizzazione degli spazi e nella
sistemazione dei reperti, si è cercato di conseguire un filo storico
caratterizzato da senso logico e cronologico.
Al piano terra sono stati riuniti carri, carriaggi, selle, gualdrappe ed
è stata curata la ricostruzione di una mascalcia reggimentale.
Al primo piano sono esposti Stendardi, Bandiere, bronzi, argenti,
quadri, stampe, fotografie, decorazioni ed una ricca raccolta di
uniformi risalenti al periodo che intercorre tra l'inizio delle Guerre
per il Risorgimento Nazionale ed i giorni nostri.
Il secondo piano è stato dedicato alle Campagne Coloniali ed alle due
Guerre Mondiali ed una delle sue gallerie è stata riservata
all'esposizione delle armi bianche e da fuoco, africane ed europee.
Interessante il Polo Culturale, costituito da una Biblioteca Militare e
da una Biblioteca del Cavallo, che custodiscono importanti e rare opere
del sei, sette e ottocento e la Fototeca nella quale è conservata una
ricca documentazione fotografica, attraverso la quale è possibile
ripercorrere la vita della Scuola e dell'Arma dal 1861 ad oggi.
Nel Museo Storico dell'Arma di Cavalleria (tre piani espositivi, circa
5000 mq. di ampiezza, 33 sale), il visitatore attento può percorrere
tre itinerari diversi:
Il primo riguarda l'evoluzione
dell'uniforme italiana di Cavalleria dal 1861 ai giorni nostri
osservata attraverso l'esame di centinaia di fotografie antiche,
quasi sempre inedite, corredate da approfondite didascalie, disposte
su ben 18 espositori piani.
Il secondo affronta il tema
delle uniformi, i copricapo ed i loro accessori, in uso dall'Unità
d'Italia ad oggi, illustrati attraverso lo stralcio dei Giornali
Militari dell'epoca e la riproduzione delle relative tavole
sinottiche, conservati in circa duecento vetrine espositive.
Il terzo percorso è dedicato
alle Medaglie, Decorazioni e gli Ordini Cavallereschi di cui furono
insigniti più frequentemente gli Ufficiali dell'Armata Sarda prima
e del Regio Esercito poi, anch'essi corredati da ampie schede
informative.
E' in avanzata fase di realizzazione il quarto
itinerario, riguardante lo studio, la descrizione e la catalogazione
delle armi bianche e da fuoco utilizzate in questi tre secoli dai
Reparti dell'Arma.
Il Museo, molto frequentato da scolaresche e gruppi organizzati, non
solo piemontesi, ospita spesso comitive di stranieri, e ciò a
dimostrazione di quanto la Scuola di Cavalleria sia conosciuta
all'estero.
Tale Istituto infatti, negli anni compresi tra l'inizio del '900 e lo
scoppio del secondo conflitto mondiale ospitò i migliori cavalieri di
ben 33 Nazioni, venuti a Pinerolo al fine di apprendere il nuovo metodo
di montare a cavallo ideato dal Capitano livornese Federico Caprilli.
Al centro della città vecchia si può visitare
il Duomo, di tipica impronta piemontese, dalla struttura gotica
quattrocentesca, e la Collezione Civica d'Arte a palazzo Vittone,
situato nella centrale piazza Vittorio Veneto.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo ha sede a Pinerolo (TO) in via
Giolitti, 5. Le visite possono essere effettuate nei seguenti giorni:
martedì e giovedì : dalle ore
09.00 alle ore 11.30 e dalle 14.00 alle 16.00;
sabato, domenica : dalle ore
09.00 alle ore 11.30.
I giorni di chiusura saranno : tutti i lunedì,
mercoledì e venerdì, l’1 e 6 gennaio, la domenica ed il lunedì di
Pasqua, il 25 aprile, il 1° maggio, il 15 agosto, il 1° novembre,
l’8 - il 25 - il 26 ed il 31 dicembre.
Eventuali visite da parte di scolaresche o
gruppi organizzati (minimo 10 persone) possono essere effettuate previi
accordi con la Direzione (tel. 0121 397616), su richiesta, anche nei
giorni di non prevista apertura.
Il progetto di costruzione di un Museo di
Artiglieria in Torino risale al 1731. In tale anno Carlo Emanuele III,
re di Sardegna, dava ordine al Maresciallo di Rebhinder di riunire sotto
la sua presidenza un Congresso per esaminare varie questioni riguardanti
il servizio dell'Artiglieria e per concretare i provvedimenti da
sottoporre alla sovrana decisione. Il Congresso inoltrò al re diverse
proposte, tra cui quelle per la costituzione di un vero e proprio Museo
di Artiglieria, come di seguito riportato: "Finalmente che vengano
formati tutti li Modelli e Mostre per ogni categoria e Robe
d'Artiglieria cui apporvi sopra i Biglietti da conservarsi il tutto
separatamente con buon ordine in una stanza dell'Arsenale". Il re
Carlo Emanuele III, con propria determinazione del 18 aprile 1731, dava
disposizione al marchese Foschieri affinché desse esecuzione alle
proposte. Nasceva così, in alcune sale del Regio Arsenale, oggi Scuola
d'Applicazione d'Arma, il Museo d'Artiglieria. Il 1° dicembre 1752 fu
istituita la Direzione del Museo e del Laboratio Mineralogico, che venne
disperso durante la dominazione francese.
Nel 1842, su proposta del Comandante del Corpo Reale di Artiglieria,
maggior generale Vincenzo Morelli di Popolo, fu ricostituito col
proposito di raccogliervi i modelli relativi ad armi portatili nazionali
ed estere, artiglierie, materiali da ponte, modelli di artifizi da
guerra, munizioni, attrezzi e macchine da laboratorio, bombardieri e
fabbriche da polvere. Fu nominato Direttore il capitano d'Artiglieria
Annibale Avogadro di Valdengo, fino al 1846. Nel 1861, divenuto Museo
nazionale d'Artiglieria, fu posto sotto la direzione del capitno
d'Artiglieria Angelo Angelucci, appassionato studio e valente scrittore
militare, conservò la carica fino al 1885. Nel 1893 il Comune di Torino
cedette in comodato all'amministrazione Militare il Mastio della
Cittadella, unico elemento superstite della fortificazione voluta nel
1564 da Emanuele Filiberto, allo scopo di assegnare una autonoma e
prestigiosa collocazione al Museo di Artiglieria; nella nuova sede, lo
stesso anno avvenne l'inaugurazione.
Il Museo dispone di circa 11.000 reperti che,
partendo dalla preistoria, giungono ai tempi moderni. Essi sono
suddivisi in diverse categorie: artiglierie e relativi accessori,
modelli vari, munizionamento, armi portatili lunghe, armi portatili
corte, piastre a ruota, a pietra focaia e luminello, inneschi ed
accesori per armi antiche, armi bianche, bandiere, trofei vari, medaglie
e quadri.
Sono presenti, inoltre, armi preistoriche in
pietra e cimeli archeologici. Tra i più importanti reperti si
annoverano: un'ascia bipenne risalente al 3.000 a.C., un "elmo
apulo" risalente al IV secolo a.C., un "falconetto con la
gioia di bocca zoomorfa" del XV secolo, un "organo manesco da
13 canne" del XVII secolo, una "pistola corta a fucile montata
a stiletto", una "bombardella" in ferro battuto
proveniente dal Castello di Morro del XIV secolo, artigliera più antica
presenta al Museo, ed altri.
Nel corso degli anni il Museo si è
notevolmente arricchito di nuovi materiali, tanto da rendere necessario
l'ampliamento dell'area espositiva; quindi le artiglierie dal XVI al
XVIII secolo e quasi tutti gli altri reperti sono custoditi nel Mastio,
mentre quelle del XIX e XX secolo ed altri pochi cimeli sono allocati in
una sede distaccata, presso un'infrastruttura militare dismessa, già
Magazzino Artiglieria e Difesa Chimica, sita in via Bologna 190;
contestualmente le poche sale del Mastio lasciate libere sono state
destinate ad ospitare mostre tematiche.
Nei pressi del Museo, è consigliabile la visita all'armonioso complesso
urbanistico di piazza San Carlo, nonché al Palazzo dell'Accademia delle
Scienze, eretto nel XVII secolo, che ospita tre musei, tra i quali il
notissimo Museo Egizio.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo ha sede a Torino in Corso Galileo
Ferraris. Dal 1992 il Mastio della Cittadella è precluso al pubblico,
poiché privo dei prescritti requisiti di sicurezza.
I reperti possono, comunque, essere visionati da collezionisti o
studiosi, previo appuntamento, telefonando alla Direzione del Museo
(tel. 011 56034061 oppure 011 5629223).
Il Museo storico dell'Accademia Militare è
sito all'interno del Palazzo dei Duchi d'Este, attuale sede
dell'Istituto di formazione degli Ufficiali dell'Esercito.
La costruzione del Palazzo venne iniziata, per volontà del duca
Francesco I d'Este, sotto la direzione dell'architetto Bartolomeo
Avanzini nel 1635; la facciata si impone per unità estetica e per
soluzioni originali, in particolare per la semplice ed imponente torre
centrale, non consueta nelle costruzioni dell'epoca, nella quale le
grandi finestre, il balcone e le colonne che lo sostengono formano un
insieme armonioso e coerente.
Dal portone centrale, un tempo ornato da pregevoli bronzi, si accede
all'atrio, trasformato nel 1929 in Lapidario su disegno di Arturo Prati,
ove sono incisi su marmo i nomi dei 7811 Ufficiali, ex allievi
dell'Accademia Militare, caduti nelle guerre per l'Unità,
l'Indipendenza e la Liberazione.
Dall'atrio si accede al Cortile d'Onore, il più grande del Palazzo,
scenario delle principali cerimonie militari dell'Accademia;
cinquecentesco nell'impronta, quadrangolare nella forma, è delinmitato
da due ordini di archi sovrapposti, cadenzati da colonne e lesene; in
alto, a fare da coronamento, una balaustra in marmo.
Dal cortile si raggiunge lo Scalone d'Onore, realizzazione estremamente
raffinata e di grande effetto, iniziata nel 1678 e completata nel 1685;
si sviluppa su sei rampe interrotte da quattro pianerottoli sui quali si
aprono nicchie con statue. Dallo Scalone si accede al Loggiato, che
circonda sui quattro lati il Cortile d'Onore e che conduce alle sale
dell'ala occidentale e agli antichi appartamenti ducali.
L'appartamento dei Principi occupa l'ala
occidentale ed è composto da una serie di sale impreziosite da soffitti
decorati, mentre quello privato ducale è situato nel corpo dell'antico
castello di Obizzo II. Il vecchio appartamento è costituito da varie
sale con pregevoli soffitti a cassettoni, stucchi e cuoi sbalzati; vi si
accede dall'angolo nord-est del Loggiato ed è sede del Museo Storico.
Il Museo fu inaugurato il 4 giugno 1905 e dedicato al ricordo degli
Ufficiali ex allievi delle Accademie Militari caduti in guerra; è stato
riaperto nel 1988 dopo un meticoloso lavoro di riordino. Esso è
dislocato su un atrio, sette sale di esposizione ed una sala adibita a
Sacrario.
Il materiale esposto, di notevole valenza, comprende documentazione
storica, come Decreti, Regie Patenti e Regolamenti, unitamente a ricordi
e cimeli di ex allievi caduti nelle guerre del Risorgimento e di Libia,
nel primo conflitto mondiale e nella guerra d'Africa, e anche armi
individuali e di reparto, armi nemiche, uniformi ed equipaggiamenti.
In centro città, nelle vicinanze del palazzo estense, è consigliata la
visita al Duomo del XII secolo, dedicato a San Geminiano, uno dei
migliori esempi di architettura romanica in Italia, con la poderosa
torre campanaria in marmo, alta 88 metri, denominata "Ghirlandina"
per la ghirlanda bronzea della sua banderuola.
MODALITA' DI ACCESSO AL MUSEO
Il Museo si trova all'interno dell'Accademia
Militare, può essere visitato durante la settimana da gruppi
organizzati, previa richiesta scritta indirizzata al Comando Accademia
Militare, Piazza Roma, 15 - 41100 Modena
E' stata stipulata una convenzione con il Comune di Modena che prevede
la possibilità di visita anche nella giornata di domenica mattina,
prendendo contatti con l'Ufficio Turistico del Comune stesso - Modena
Tour, via Scudari, 8 - tel. 059 206688; oppure con IAT, Piazza Grande,
17 - tel. 059 206660.