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Legione Truppe Leggere
La Legione Truppe Leggere , costituita nel 1774 da Vittorio Amedeo III, re di Sardegna, fu il primo Corpo di finanzieri italiani, destinato alla vigilanza militare delle frontiere e, insieme, alla sorveglianza doganale ed alla repressione del contrabbando. Ebbe il suo momento di gloria durante la “Guerra delle Alpi”, quando tra il 1792 ed il ’96 l’esercito piemontese oppose una fiera resistenza alle armate rivoluzionarie francesi. La Legione si distinse al Piccolo S. Bernardo, al Moncenisio, nella battaglia dell’Authion (8 giugno 1793) e nei combattimenti intorno a Mondovì dell’aprile 1796, quando si sacrificò per proteggere la ritirata delle truppe sabaude. Come gli altri corpi dell’esercito sardo, fu disciolta in seguito all’armistizio di Cherasco, per essere ricostituita nel 1814, dopo la parentesi napoleonica, con il nome di Legione Reale Piemontese e poi di Legione Reale Leggera, per essere definitivamente soppressa nel 1821, a causa della partecipazione di molti dei suoi componenti ai moti liberali
I FINANZIERI DI NAPOLEONE I
Con la conquista napoleonica, fu estesa alla Penisola l’organizzazione francese dei “Preposées des Douanes” corpo con fisionomia militare e di polizia doganale, i cui battaglioni, inquadrati nella “Grande Armée” parteciparono a tutte le campagne imperiali, dalla Spagna alla Russia. Sul modello dei “preposées” furono istituite la “Guardia di finanza” del Regno Italico e la “Guardia dei Dazi Indiretti”del regno murattiano di Napoli. I finanzieri napoleonici ebbero modo di distinguersi soprattutto nella difesa delle coste contro le frequenti incursioni delle navi britanniche, e nella repressione del contrabbando che traeva origine dall’embargo decretato per le merci di provenienza inglese. I governi della Restaurazione conservarono l’organizzazione dei preposti nel Regno di Sardegna ed in quello delle Due Sicilie, mentre nel Lombardo-Veneto, in Toscana e nei ducati di Parma e di Modena fu introdotto il modello austriaco, più spiccatamente militare. Nello Stato Pontificio fu ripristinata la “Truppa di Finanza”, istituita nel 1786 dal Cardinale Ruffo, la quale, oltre a reparti di cavalleria destinati alla scorta delle vetture postali, disponeva di una marina impiegata per il servizio di polizia costiera e per l’esercizio della navigazione sul Tevere.
I FINANZIERI NEL RISORGIMENTO
Nei corpi di finanza degli Stati pre-unitari, forse per effetto della comune tradizione napoleonica, ebbe notevole diffusione l’ideologia liberal-patriottica. Nel 1848 i finanzieri lombardi parteciparono attivamente alle “Cinque Giornate”di Milano ed alle insurrezioni di Como,Varese e Brescia, ponendosi agli ordini del governo provvisorio. L’anno successivo la Guardia di finanza pontificia fu mobilitata interamente per la difesa della Repubblica Romana, e si distinse nei combattimenti sul confine meridionale, nella zona di Terracina, e poi nell’epica lotta sul Gianicolo. Anche il battaglione dei bersaglieri lombardi, comandato da Luciano Manara, era in gran parte costituito da finanzieri, reduci dalle “Cinque Giornate”. Nel 1859 i finanzieri piemontesi concorsero alla difesa di Cannobio, sul Lago Maggiore, ed alla liberazione di Varese. Numerosi volontari si unirono a Garibaldi con i Mille e poi tra i Cacciatori delle Alpi.
LA GUARDIA DOGANALE
Conseguita l’Unità nazionale, i corpi di finanza degli antichi stati furono fusi nella “Guardia Doganale” che, conservando il modello dei “preposti”piemontesi, ebbe fisionomia militare quanto a disciplina, armamento ed uniforme, mentre, per l’assolvimento dei suoi compiti d’istituto, era inquadrata nell’amministrazione doganale civile. La Guardia concorse, con reparti mobilitati, alla repressione del brigantaggio nell’Italia meridionale e lungo il confine pontificio, e partecipò alla difesa della Valtellina durante la terza guerra d’indipendenza. Con l’evoluzione del sistema tributario, il Corpo assunse gradualmente funzioni di polizia fiscale generale. La missione della vigilanza confinaria e costiera conservò così carattere preminente, ma ad essa si aggiunsero responsabilità per la tutela degli interessi finanziari dello Stato anche all’interno del territorio. La Guardia doganale fu pure frequentemente impiegata per il mantenimento dell’ordine pubblico, in concorso con le altre Forze di polizia.
LA REGIA GUARDIA DI FINANZA
La Guardia Doganale assunse nel 1881 la denominazione di “Regia Guardia di finanza”, che meglio corrispondeva alla fisionomia istituzionale del Corpo, ormai estesa quasi integralmente alla tutela dell’intero sistema fiscale. Seguì un processo di graduale acquisizione di una collocazione autonoma nell’ambito dell’amministrazione finanziaria, ed insieme di una compiuta configurazione militare, culminata nel 1906 con la costituzione di un comando generale direttamente dipendente dal Ministro delle Finanze, ed affidato ad un generale dell’esercito. All’integrazione nelle forze armate corrispose anche la realizzazione di un’adeguata organizzazione addestrativa e di una struttura operativa estesa all’intero territorio nazionale ed alla Colonia Eritrea. Il nuovo secolo vide pure l’acquisizione dei primi automezzi, un sostanziale potenziamento del naviglio, la sperimentazione dell’impiego del mezzo aereo per la vigilanza costiera e la costituzione di nuclei di sciatori. Nel 1911 fu consegnata alla Guardia di finanza la bandiera di guerra, e quasi subito il Corpo fu chiamato a concorrere alle operazioni per la conquista della Libia e del Dodecanneso ed alla vigilanza costiera per la repressione del contrabbando di guerra.
LE MISSIONI INTERNAZIONALI
La prima missione all'estero di cui si ha notizia fu eseguita negli anni tra 1'Otto ed il Novecento da due ufficiali della R. Guardia di finanza - il maggiore Gemmi ed il tenente La Ferla - incaricati dell'organizzazione della polizia doganale greca. Seguì, alla fine del 1914, la costituzione di un distaccamento a Valona e, subito dopo la fine del primo conflitto mondiale, quella di analoghe unità in Dalmazia, Albania ed Anatolia, con compiti di polizia marittima e di frontiera. Tra il 1927 ed il 1933 la Guardia di finanza partecipò con consistente gruppo di ufficiali e di sottufficiali alla missione militare italiana incaricata della formazione delle forze armate albanesi, occupandosi in particolare dell'organizzazione della Guardia di frontiera. Nel secondo dopoguerra, un Comando Guardia di finanza dell'Eritrea operò fino al 1952, e concorse successivamente all'addestramento della polizia doganale etiopica. Altrettanto avvenne in Somalia tra il 1950 ed il 1956, durante l'amministrazione fiduciaria italiana per conto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e poi, con ufficiali distaccati in qualità di consulenti. Nel 1961/62 agì nel Corno d'Africa anche una sezione elicotteri. La crisi balcanica nell'ultimo decennio del Novecento ha reso necessario l'impegno della Guardia di finanza per il concorso al controllo del traffico marittimo nel Basso Adriatico e nel Canale d'Otranto, ed il distacco di numerosi militari in Bosnia, Kossovo e Macedonia, con incarichi nazionali o per conto dell'O.N.U. Dal 1993 al 1996 il Corpo ha avuto la responsabilità di una forza multinazionale di polizia dislocata in Romania, Bulgaria ed Ungheria, con la partecipazione di altri sette Paesi dell'Unione Europea Occidentale, per imporre il rispetto dell'embargo nei confronti della Federazione Jugoslava, mediante il controllo della navigazione sul Danubio. Numerosi militari ed alcune unità navali sono presenti in Albania, nel quadro di missioni di assistenza e consulenza a carattere bilaterale, o per conto dell'Unione Europea. UNA FISIONOMIA OPERATIVA COMPLESSA
Nella seconda metà del Novecento si accentuò il processo evolutivo in virtù del quale quella che, all'inizio del secolo, era stata la guardia confinaria di un Paese prevalentemente agricolo divenne la polizia economico - finanziaria di una delle maggiori potenze del mondo moderno, tenuta a confrontarsi con i problemi della globalizzazione del mercato, del prelievo tributario in una società post - industriale, ed insieme, del controllo dei grandi flussi migratori generati dallo squilibrio nella distribuzione mondiale della ricchezza. I settori più qualificanti della fisionomia istituzionale della Guardia di finanza - la lotta all'evasione fiscale e la vigilanza sull'applicazione delle norme poste a tutela degli interessi politico - economici dello Stato e dell'Unione Europea - non si prestano ad una appropriata rappresentazione museale. Lo spettro delle attività operative, tuttavia, è ampio, e comprende anche aspetti suggestivi, quali la lotta al traffico internazionale degli stupefacenti ed alla criminalità organizzata. Il Corpo concorre inoltre con le altre forze di polizia al mantenimento dell'ordine pubblico, alla repressione dei reati comuni, come il falso monetario, ed all'azione di soccorso in occasione di pubbliche calamità. LA LOTTA AL CONTRABBANDO
Negli anni del dopoguerra, la lotta al contrabbando costituì il principale impegno operativo per la Guardia di finanza. Sul mare, il traffico assunse carattere di impresa e ad esso fu adibita una piccola flotta di unità di tipo militare, con base a Tangeri e poi a Gibilterra ed a Malta, ed una rete di stazioni radio clandestine, che guidavano le navi ai punti di trasbordo e di sbarco. L'azione di contrasto fu imperniata sul potenziamento del naviglio e sull'impiego dei mezzi aerei che, sperimentato già nel 1950, divenne realtà quattro anni dopo. Per coordinare l'attività dei vari elementi del dispositivo, nel 1958 fu costituita presso il Comando Generale del Corpo una Centrale Operativa, che ebbe alle dipendenze anche un Nucleo Navale di Manovra, dotato di unità idonee a svolgere missioni di altura. Il contrabbando era intenso anche al confine italo - svizzero, dove la vigilanza doveva esser svolta spesso in zone impervie di alta montagna, in condizioni di notevole durezza. Con lo sviluppo della motorizzazione, la lotta si estese anche alle strade, e richiese l'impiego di veloci mezzi da inseguimento, di radiotelefoni e di ostacoli passivi, come la "catena chiodata". I contrabbandieri rispondevano con i "chiodi a tre punte", ma talvolta la loro fantasia andava oltre, giungendo a realizzare addirittura un "sommergibile a pedali", destinato ad eludere la vigilanza sui laghi di confine. Il contrabbando al confine terrestre tramontò alla fine degli anni '60, mentre sul mare il fenomeno continuò a svilupparsi, soprattutto in connessione con il traffico internazionale degli stupefacenti e con la criminalità organizzata. IL SERVIZIO ALPESTRE
Alcune delle dotazioni dei finanzieri impiegati nel servizio alpestre sia nella lotta al contrabbando sia nell'opera di soccorso. Il sacco di juta è la tipica "bricolla" con la quale i contrabbandieri trasportavano soprattutto tabacco e caffè. Il quadro raffigura un episodio avvenuto nel 1934: due finanzieri affrontarono in Val d'Intelvi in piena notte cento contrabbandieri costringendoli ad abbandonare l'intero carico. I FINANZIERI NELLA II GUERRA MONDIALE
Anche per il secondo conflitto mondiale la Guardia di finanza mobilitò diciotto battaglioni,tre dei quali presero parte alla campagna di Grecia ed al conflitto italo-jugoslavo, mentre gli altri concorsero all’occupazione in Slovenia, Croazia, Montenegro, Dalmazia, Erzegovina, Grecia, e nella Francia meridionale. Parteciparono direttamente alle operazioni anche i reparti dislocati in Africa Orientale, in Libia e nell’Egeo, mentre l’organizzazione operativa nel territorio metropolitano fu impegnata nella difesa costiera e nella tutela dell’economia di guerra. Nuclei speciali furono destinati al controllo della produzione bellica, alla disciplina valutaria, al controllo dei prezzi ed a quello dei rifornimenti energetici ed alimentari. Il naviglio, passato alle dipendenze dei comandi operativi della R. Marina, si sacrificò quasi interamente svolgendo missioni antisommergibili, di dragaggio e di vigilanza marittima. All’atto dell’armistizio, tutti i reparti mobilitati si trovavano fuori del territorio nazionale, e seguirono la sorte delle unità dell’esercito nelle quali erano inquadrati; ed i loro componenti furono internati o riuscirono ad unirsi alle forze partigiane locali; soltanto a pochi fu possibile rientrare in Patria. Il VI ed il XV battaglione si unirono alla divisione partigiana “Garibaldi” operante in Montenegro, mentre il I, dislocato a Cefalonia ed a Corfù, partecipò al dramma della divisione “Acqui”. LA GdF TRA LE DUE GUERRE
Negli anni ’20 e ’30 la Guardia di finanza, mantenendo invariata la sua tradizionale vocazione confinaria,assunse la sua attuale fisionomia di organo di polizia economica e tributaria, dotato di speciali poteri e di tipica professionalità per la prevenzione e la repressione del contrabbando e dell’evasione fiscale, e per assicurare l’osservanza delle disposizioni di carattere politico-economico. L’estensione della frontiera terrestre all’intero arco alpino rese necessaria l’acquisizione di un addestramento specifico ad operare in alta montagna mentre le esigenze della vigilanza costiera richiesero il potenziamento del naviglio d’altura. Per far fronte a queste nuove necessità, furono istituite la Scuola di Polizia Tributaria di Roma, la Scuola Alpina di Predazzo e la Scuola Nautica di Pola. A nuclei specializzati furono affidate le investigazioni tributarie, valutarie e per il controllo dell’economia. Ebbe notevole sviluppo anche l’organizzazione del servizio d’istituto nelle colonie dell’Africa Orientale, in Libia e nelle isole dell’Egeo. Un battaglione mobilitato partecipò nel 1935 al conflitto italo-etiopico; nel 1939 fu istituito il Comando della R. Guardia di finanza d’Albania, che assorbì anche il corrispondente corpo di guardia confinaria. I FINANZIERI NELLA I GUERRA MONDIALE
I primi colpi di fucile della “Grande Guerra”furono esplosi alle 22,40 del 23 maggio 1915 dai finanzieri Pietro Dell’Acqua e Costantino Carta, sentinelle al ponte di Brazzano, sullo Judrio. La Guardia di finanza, partecipò alle operazioni con diciotto battaglioni ed altri reparti minori mobilitati, impiegati come unità di fanteria sul fronte trentino, in Carnia, sull’Isonzo e sul Carso. Distaccamenti speciali di sciatori si distinsero sull’Ortles e sulla Marmolada, unità navali operarono sul Lago di Garda, ed i reparti litoranei concorsero alla difesa costiera. Tre battaglioni parteciparono alla resistenza sul Piave e poi alla vittoriosa”Battaglia del solstizio” del giugno 1918, meritando alla Bandiera del Corpo la prima ricompensa al Valor Militare. Altri tre operarono con il corpo di spedizione in Albania. Dopo la fine delle ostilità, la Guardia di finanza, oltre a provvedere alla vigilanza lungo la linea di armistizio ed all’organizzazione del servizio d’istituto nelle nuove province annesse, inviò reparti in Dalmazia, in Albania ed in Anatolia. Due compagnie furono autorizzate a permanere a Fiume occupata dai volontari di D’Annunzio, uniche unità regolari incaricate della protezione della popolazione civile e del controllo dell’area portuale. Su un totale di circa 12.000 mobilitati (la metà dell’organico del Corpo) si contarono 2.392 caduti, 500 mutilati ed invalidi e 2600 feriti. per approfondimenti Guardia
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MUSEO STORICO DELL'ARMA DEI CARABINIERI
Istituito in Roma con il Regio
Decreto n. 2495 del 3 dicembre 1925 allo scopo di "(...)
raccogliere e custodire i cimeli ed i ricordi che concorrono ad
illustrare le origini e la storia dell'Arma dei Carabinieri (…) ".
Con lo stesso provvedimento il Museo Storico venne eretto in Ente morale
e sottoposto alla vigilanza del Ministero della Guerra (oggi della
Difesa). Nello Statuto-organico che accompagnava il decreto, il Museo
Storico venne definito: "(...) depositario privilegiato dei
cimeli, documenti e ricordi che testimoniano l'azione svolta dall'Arma
in pace e in guerra (…)”.
per
approfondimenti Arma
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