Il "Greco" ed il Modello 42
Gli studi che portarono allo sviluppo del
Modello 33, portarono alla realizzazione di un modello successivo.
Tale elmetto fu venduto, con altri materiali, alla Grecia e prese per
ciò il nickname di "Modello Greco".
Molto simile al Mod.33, il "Greco" si differenzia per
l'accentuato disegno delle falde paraorecchie e l'assenza dei
bulloncini sfiatatoio per fissare l'armatura della cuffia al guscio.
Qui la cuffia è montata su di una armatura meno complessa fissata al
casco da ribattini pieni posti prossimi al bordo dell'elmetto. La
bordatura inoltre è meno pronunciata di quella del Modello 33.
Lo sviluppo delle Aviotruppe intanto portò ad una nuova versione del
Modello 33 del quale però conserva soltanto i caratteristici
bulloncini sfiatatoio e la forma complessivamente sferica della
calotta.
Osservato che durante la caduta libera, seppur breve, a paracadute in
apertura i Mod. 33 si staccavano dalla testa dei paracadutisti, si
ridisegnò completamente il casco dotandolo di una cuffia e di un
sistema di sottogola e rinforzi paracolpi piuttosto macchinoso che però
impediva assolutamente che l'elmetto, una volta sistemato, si potesse
muovere contro la volontà del militare. Preceduto da una sorta di
"preserie" del 1941 sicuramente impiegato dal 1°
battaglione Carabinieri Paracadutisti in Africa Settentrionale, il
nuovo elmetto debutta nel 1942 equipaggiando i paracadutisti della
Divisione "Folgore".
Nel dopoguerra il Modello 42 senza varianti restava in servizio
cedendo il posto a rotazione ad un modello "nuovo" nato sul
finire degli anni quaranta, indicato come "Elmetto da
Lancio". Questo modello aveva il soggolo realizzato in canapa e
variato per la forma che includeva una mentoniera ed il paracolpi sul
naso meno ingombrante.
Particolare che differenziava i nuovi gusci da quelli anteguerra era
il bordino diritto che invece era ripiegato all'esterno nel precedente
modello.
Sia prima che dopo la guerra l'elmetto fu guarnito dai fregi di
specialità e d'Arma. Il Modello della 2^ Guerra Mondiale fu dotato
anche di un caratteristico telino con diverse asole per il
mascheramento. Nessun accessorio particolare venne studiato nel
dopoguerra, a meno di un elemento della tuta da lancio degli anni 60.
Si trattava di una cuffia guarnita di bottoni ed una lunga pattina che
si combinava alla giubba della tuta. L'accessorio però, per la sagoma
bizzarra che conferiva al militare non fu gradito ed i Paracadutisti
agirono d'iniziativa utilizzando reti e telini non sempre di stretta
ordinanza. Il Modello 42 ha lasciato il servizio attivo con la fine
del millennio, sostituito dai nuovi elmetti da lancio in Kevlar.
L'Elmo di Cavalleria
Simbolo per antonomasia dei soldati di
cavalleria, le sue origini risalgono al lontano 1820, anno in cui
Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna, approvò un nuovo tipo di
copricapo destinato al reggimento di cavalleria Piemonte Reale.
Esso era composto da una coppa in metallo giallo lucido con la parte
inferiore fasciata da pelliccia d'orso di colore nero e recante, nella
parte inferiore, un bordo anch'esso in metallo giallo. La visiera era
in cuoio pure ricoperto di pelliccia. I sottogola erano in cuoio
ricoperti da scaglie d'ottone come squame di pesce, uniti da una
fibbia in metallo. Il cimiero in lamierino d'ottone, era ricurvo e
spiovente in avanti. Riccamente intarsiato con motivi in rilievo,
ricopriva la parte superiore dell'elmo dal coprinuca alla fronte, fino
sopra il fregio dove presentava un disco ovale ornato con un motivo a
volute. Il fregio a rilievo, posto sulla parte frontale, era in ottone
composto da un'aquila coronata ad ali spiegate con uno scudo ovale nel
petto ed al suo interno la croce sabauda, contornata da fronde
d'alloro e quercia, uno stendardo per parte con croce sabauda
all'interno. Durante le cerimonie e con la grande uniforme, l'elmo era
guarnito da una criniera nera, lunga fino a metà schiena, fissata
sulla punta anteriore del cimiero, tramite un supporto a forma di
testa di leone in ottone sbalzato. Sulla parte sinistra del copricapo,
in corrispondenza dell'attacco del soggolo, era fissato un piumetto di
colore turchino dell'altezza di 20 cm.
Nel 1822, questo copricapo fu esteso anche al reggimento dragoni di
Genova apportando soltanto qualche lieve modifica come il colore della
coppa che era in metallo argentato o alpacca ed il cimiero che si
prolungava maggiormente nella sua parte terminale ed era più ricurvo.
Durante le cerimonie, e con la grande uniforme, era guarnito con una
cresta in ciniglia azzurra invece della criniera con leone e del
piumetto turchino.
Quando nel 1828 fu costituito il reggimento dei Dragoni di Piemonte,
l'elmo sopra descritto venne anche a loro esteso e dal 1833 fu
definitivamente prescritto per tutti i reggimenti di cavalleria ad
eccezione del reggimento Piemonte Reale cavalleria che conservò il
caratteristico copricapo fino al 1840 anno in cui fu unificato in una
stessa foggia per tutti i reggimenti di cavalleria.
Tre anni più tardi, siamo nel 1843, il vecchio fregio con l'aquila in
ottone fu abolito e sostituito con la croce sabauda in metallo
argenteo delle dimensioni di circa 10 cm per 10, di circa 2,5 cm. di
spessore. Sempre nel medesimo anno fu introdotto l'uso di una coccarda
turchina (colore della casa Savoia) da collocarsi al di sotto
dell'attaccatura dell'orecchione sinistro. Questa coccarda, sostituita
nel 1848 da un'analoga ma tricolore, era in seta per gli ufficiali ed
i marescialli, in lana per i sottufficiali ed in corame stampato e
verniciato per la truppa. Nel 1872 fu prescritto l'uso dell'elmo
soltanto per i primo quattro reggimenti di cavalleria, ossia Nizza,
Piemonte Reale, Savoia e Genova.
Con tale elmo, la Cavalleria Italiana affrontò la 1^ Guerra Mondiale,
avendo cura di coprire il rutilante copricapo con un apposito telino
verde. Sul davanti era cucita una croce nera che replicava la croce
sabauda metallica applicata all'elmo. L'elmo del colonnello comandante
di reggimento era dotato di una speciale nappina che riproduceva una
granata esplodente con fiamma e croce sabauda che veniva fissata
all'estremità dell'orecchione sinistro tramite due viti e che
portava, fissata attraverso una tulipa, un pennacchio (aigrette) di
airone. Questo accessorio era usato durante le cerimonie ufficiali.
I caschi "Farina"
Il casco Farina rappresenta un
importante punto di riferimento per ciò che riguarda l'evoluzione
dell'elmetto da combattimento. Più o meno con l'invenzione della
polvere da sparo, l'elmo e le corazze medioevali perdono d'importanza
fino a scomparire del tutto.
E' con la prima guerra mondiale che l'elmetto torna sui campi di
battaglia per non abbandonarli più e, il primo ad essere adottato dal
nostro Esercito è proprio il "Farina".
L'elmo fu distribuito alle squadre di guastatori, composte da fanti e
genieri ed addette alla rimozione degli ostacoli passivi sul campo di
battaglia a premessa dell'azione delle fanterie.
L'elmo fu ideato e costruito dall'ingegner Ferruccio Farina, il cui
laboratorio si trovava in Via Ruffini 10 a Milano. Questo nome e
questo indirizzo si trovano, infatti, sul timbro ovale che era
applicato all'interno della falda anteriore dell'elmo e che riportava,
in cifre romane, anche la taglia (I - II - III).
L'elmo era composto da tre parti principali dipinte con vernice opaca
antiriflesso grigio verde. La calotta, in lamiera ovoidale cui era
fissata con otto chiodini ribattuti, la falda anteriore, composta da
quattro fogli d'acciaio sovrapposti e tenuti assieme da cinque
chiodini ribattuti, e la falda posteriore anch'essa in lamiera e
dell'altezza di circa quattro centimetri. Ai lati della testa,
all'altezza delle orecchie erano fissati, con due ribattini,
altrettanti riporti in lamiera cui era attaccato il soggolo in cuoio
grigio verde con fibbia in metallo.
La falda anteriore di 8 o 12 centimetri distingueva il modello
chiamato "alto" dal modello denominato "basso".
Il modello "alto" raggiungeva un peso di circa 2.250 gr.
mentre il modello "basso" si aggirava sui 1.850gr. Nei primi
modelli non era stato previsto alcun sistema d'aerazione perciò
successivamente si applicò la calotta in lamiera all'esterno delle
falde di protezione permettendo così una migliore circolazione
dell'aria. Anche in questi modelli successivi denominati "con
aerazione" si trovano sia le versioni a falda anteriore
"alta" che "bassa".
Il problema dell'aerazione fu risolto definitivamente con l'adozione
di una cresta tipo elmo "Adrian" che aveva la funzione di
coprire un foro effettuato sulla sommità della calotta. Anche questa
modifica venne effettuata sugli elmi di entrambi i modelli cui se ne
aggiunse una terza versione intermedia fra la "alta" e la
"bassa".
Non esisteva un'imbottitura di serie e gli utilizzatori lo indossarano
inizialmente sul berretto da campo indossato all'indietro.
Successivamente fu adottata una cuffia di stoffa trapuntata ed
imbottita con crine di cavallo ed ovatta. In alcuni casi, furono anche
fissati due pezzi di caucciù all'interno della falda anteriore per
migliorare la stabilità dell'elmo. Nonostante tutti i tentativi per
migliorarne la vestibilità, l'elmo "Farina" rimase uno
strumento scomodo e pesante. La produzione si fermò con la massiccia
distribuzione del Modello 15 e successive varianti.
Gli elmetti in kevlar
La profonda revisione dell'equipaggiamento
del soldato avviata sul finire degli anni '80, quando nuove uniformi
da combattimento, buffetterie ed accessori entrano in servizio. Alcuni
reparti della F.I.R. (Forza di Intervento Rapido) ricevono, fra
l'altro, un nuovo tipo di elmetto in sostituzione del Modello 33.
Il nuovo casco, secondo le teorie del momento, è prodotto in fibre
sintetiche di particolare robustezza. La linea ricorda molto l'elmetto
tedesco Modello 35 e seguenti con il classico scalino. La cuffia,
tutta di pelle naturale, è molto confortevole ed il sistema di
chiusura in fibra sintetica verde oliva e plastica, moderno e
funzionale. Una mentoniera completa in pelle completa il materiale. Il
guscio è liscio e tinto in verde oliva scuro.
Terminata la sperimentazione il nuovo elmetto è distribuito ai
reparti impiegati nel '92 in Somalia. Questo periodo di
"sperimentazione operativa" porta al modello definito
"Set 1 e 2" che sostituisce quelli distribuiti in
precedenza.
L'elmetto è prodotto in due versioni, una standard ed una da lancio
che si differenzia dal primo per un disegno meno marcato della falda
copriorecchio.
La cuffia è completamente ridisegnata e realizzata in nastro
sintetico e pelle tinta in verde. Anche il sistema di chiusura cambia
per l'uso di un nastro più alto del precedente ed una diversa
mentoniera con guarnizione mobile in pelle.
Anche il disegno del guscio, pur mantanando una linea propria, si
avvicina molto più della versione precedente al cosiddetto
"Fritz" dell'esercito Statunitense.
La superficie del guscio è scabra e tinta in verde oliva medio opaco
in funzione antiriflesso. Una spessa guarnizione in gomma corre lungo
il bordo dell'elmetto. Di recente la versione da lancio è stata
migliorata con un nuovo cuscinetto nucale che impedisce movimenti
imprevisti dell'elmetto sia in fase di apertura del paracadute, sia in
fase di atterraggio.
per
approfondimenti Esercito
Italiano
|